L'Azerbaijan è ormai una "repubblica dinastica" di cui l'Europa non può fare a meno

di 24.10.2016 9:00 CEST
Azerbaijan
Il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev insieme al presidente venezuelano Nicolas Maduro. Miraflores Palace/Handout via REUTERS

Il 26 settembre si è svolto in Azerbaijan un referendum, fortemente voluto dal presidente Ilham Aliev, per modificare la costituzione. Le modifiche proposte dal governo ed approvate da più dell’ottanta per cento dei votanti consolidano la posizione del presidente e cementano il potere della famiglia Aliev. Dopo un primo referendum, nel 2009, con il quale era stato eliminato il limite dei due mandati, quello attuale modifica in vari punti la costituzione e sposta la durata della carica presidenziale da 5 a 7 anni, rendono di fatto l’Azerbaijan una “repubblica dinastica”.

La sorte dell’Azerbaijan non si differenzia molto da quella di molti altri Paesi ex sovietici: un personaggio di spicco del Partito Comunista locale durante la dominazione sovietica, diviene presidente del Paese subito dopo l’indipendenza. Così Geidar Aliev, padre di Ilham, diviene presidente dell’Azerbaijan indipendente nel 1993, rimane in carico fino alla morte, avvenuta nel 2003, per essere sostituito dal figlio, Ilham, dopo elezioni fortemente contestate dall’opposizione a causa di numerose irregolarità e brogli elettorali e seguite da tumulti e proteste di piazza.

Sullo sfondo, la guerra con l’Armenia per il Nogorno-Karabach che proprio nei primi anni ’90 ha devastato la regione ed ha lasciato l’Azerbaijan monco di ampie porzioni di territorio inglobate nel repubblica autonoma sostenuta dall’Armenia.

Dal punto di vista economico l’Azerbaijan, nonostante il retaggio sovietico, un alto tasso di corruzione e una burocrazia statale poco cristallina, è uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita della regione: ha mostrato segni di crescita anche dopo la caduta del prezzo del petrolio quando il tasso di crescita del PIL è stato comunque di quasi il 2% (2015). L’economia del Paese si regge sull’esportazione di risorse naturali: circa il 95% del valore delle esportazioni è costituito da petrolio e gas naturale (2014) ed i principali canali di sbocco sono storicamente i Paesi europei, Italia e Germania in testa.

La sorte dell’Azerbaijan è simile a quella di altri Paesi ex sovietici dicevano, dove sembra quasi impossibile un percorso di modernizzazione economica senza che la popolazione sia costretta a lasciare per strada la maggior parte dei diritti civili e politici ed un minimo rispetto per le voci discordi. Ilham Aliev, infatti, nel corso dei suoi mandati, non è stato meno tenero del padre Geidar nei confronti di opposizione interna, libertà di stampa e diritti civili. Dal 2012 è in vigore una legge che ha reso di fatto quasi impossibile organizzare manifestazioni pubbliche e che prevede durissime sanzioni per chi organizza o partecipa a manifestazioni non autorizzate. Negli ultimi anni, segnala Human Right Watch, in Azerbaijan, sono sempre di più gli attivisti politici, blogger, giornalisti, avvocati incarcerati con imputazioni di carattere politico e Reporters sans frontières posiziona l’Azerbaijan agli ultimissimi posti nella speciale classifica sulla libertà di stampa, addirittura al 163-esimo posto su 180 Paesi.

Ma the show must go on ed a partire dal 2016 Baku è stata inserita tra i circuiti di Formula 1 e il 19 giugno si è svolto nella capitale azera il Gran Premio d'Europa. Una nuova vittoria per il presidente Aliev, riconosciuto oramai dalla comunità internazionale come partner affidabile, nonostante gli strali di tutte le associazioni per la difesa dei diritti umani e della oramai flebile voce del dissenzo azero.  

Una vittoria per Aliev anche la firma dell’accordo Trans Adriatic Pipeline (Tap) che dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi all'anno di gas azero in Italia, passando per la Puglia, precisamente a Melendugno, a due passi dalla riserva naturale le Cesine. E una buona cosa anche per Mosca, che rimarrà ancora praticamente l’unico fornitore di gas naturale di molti Paesi dell’Europa Orientale. Il progetto alternativo al Tap era il Nabucco, che avrebbe fatto giungere in Europa, attraversando Bulgaria, Romania, Ungheria ed Austria, ben 30 miliardi di metri cubi all'anno, utilizzando il gas azero, ma anche kazako e turkmeno e probabilmente anche iraniano e iracheno.

L’Azerbaijan rimane comunque uno snodo cruciale, TAP o Nabucco che sia, Baku sarà fondamentale per gli approvigionamenti di gas naturale per l’Europa, con buona pace dei diritti civile e delle istanze umanitarie.

Pecunia non olet, ma per gli europei anche il gas naturale è praticamente inodore.