Le elezioni francesi si sono concluse: cosa attendersi ora dai mercati?

Mercati e Macron
Un trader alla borsa di Francoforte segue l'andamento dei mercati dopo le elezioni in Francia che hanno visto vittorioso Macron (visibile dietro sullo schermo) REUTERS/Kai Pfaffenbach/File Photo

Le elezioni francesi si sono da poco concluse e i mercati possono finalmente guardare avanti, dopo che l’Europa ha scongiurato l’ennesimo attacco populista portato questa volta avanti dalla leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen. Abbiamo visto che la reazione degli indici europei, così come quelli statunitensi, è stata molto timida. Anche l’euro si è preso una sosta nei confronti del dollaro e delle altre valute internazionali. Questo non perché gli investitori abbiano guardato al risultato delle elezioni francesi con indifferenza ma per il semplice motivo che la vittoria di Macron era già ampiamente scontata dopo il primo turno di elezioni (chi ci segue probabilmente ricorderà che avevamo chiaramente detto che il cambio euro dollaro non sarebbe andato oltre l’1,10 in caso di vittoria di Macron).

In quest’articolo cerchiamo di spiegare al lettore su cosa si concentrerà d’ora in avanti il mercato e se bisognerà rivedere la strategia nei confronti di qualche strumento in portafoglio.

Le variabili da seguire

Per quanto concerne l’Unione Europea bisognerà continuare a monitorare il braccio di ferro tra Regno Unito e Bruxelles, con Londra che tenterà di procrastinare il più in avanti possibile i propri impegni: il conto da pagare per l’uscita dall’Unione sarà molto salato e ci vorranno anni, per non dire decenni per riparare al suicidio politico a cui il mondo ha assistito nell’estate del 2016. Le incertezze ad ogni modo rimangono molte e alcune di queste potrebbero avere effetti importanti sui mercati.

Sul piano politico invece non c’è molto altro: le elezioni in Germania saranno con molta probabilità una partita tra la Merkel e Schulz, quindi due convinti europeisti. Superato l’ostacolo francese, con bassissima probabilità di colpi di scena in Germania, tra i big d’Europa l’incognita maggiore rimane l’Italia: i movimenti populisti rimangono decisamente forti, ma la partita potrebbe giocarsi sul filo del rasoio (considerando che l’europeista di turno, l’ex premier Matteo Renzi, ha già dimostrato di avere un indiscutibile talento nell’accumulare antipatie tra gli elettori italiani e tra gli stessi elettori del centro-sinistra). Pertanto, i mercati torneranno a concentrarsi sulla variabile populista a partire dal prossimo autunno, quando nel nostro paese si inizierà probabilmente a parlare di elezioni.

Rimanendo in Europa bisognerà monitorare con attenzione l’entità della ripresa economica e in particolare l’andamento dell’inflazione, che a fine 2016 e nel primo trimestre 2017 ha dato segnali di ripresa. Ulteriori conferme positive potrebbero essere un monito per la BCE per ridurre la vita del piano di quantitative easing, cosa che ovviamente avrebbe un impatto sull’andamento dell’euro e in particolare del cambio euro dollaro. Il tutto sempre tenendo presente che i paesi periferici rimangono un’incognita: se da un lato abbiamo paesi come Spagna e Portogallo che hanno fatto emergere segnali positivi, Italia e Grecia continuano a passarsela non troppo bene. In particolare, nel nostro paese abbiamo un settore bancario in affanno con due delle principali banche europee (MPS e Unicredit) che rischiano il collasso.

Negli Stati Uniti si dovranno invece monitorare gli sviluppi in materia fiscale e di rilancio della produttività: le promesse di Trump hanno messo il turbo ai mercati, che attualmente continuano a scontare scenari abbastanza ottimisti. I rischi però che alla fine queste promesse siano disattese non è tanto basso: in tal caso aspettiamoci pure una decisa virata al ribasso da parte degli indici statunitensi e mondiali.

Cosa aspettarsi da indici e valute

Il mercato azionario ha corso parecchio nel corso degli ultimi mesi, in particolare da quando Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti. Al momento, come abbiamo più volte ribadito nel corso delle nostre analisi, non ci sono segnali di inversione che possano far pensare ad un’imminente fine del trend rialzista. In questi primi mesi dell’anno si è messo particolarmente in risalto il Nasdaq, che ha sovraperformato gli altri indici statunitensi, e rimane un indice da monitorare con attenzione per capire che vuole fare il mercato: quando lo S&P 500 sembrava a un certo punto potesse crollare (fine marzo), bastava dare uno sguardo al Nasdaq per capire che il trend rialzista ancora non era compromesso.

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Sia Nasdaq che S&P sono in prossimità dei massimi storici (fatti registrare quest’anno) ed è difficile capire fin dove potrebbero spingersi: S&P 500 potrebbe incontrare qualche difficoltà a superare la soglia psicologica dei 2400 punti mentre il Nasdaq similmente ha tale soglia intorno ai 5655 punti. Riportiamo in questo caso solo il grafico dello S&P 500 avendo il Nasdaq una conformazione tecnica molto simile.

Anche gli indici europei hanno beneficiato del rally di questi ultimi mesi e si sono portati a ridosso di soglie tecniche importanti: il Dax ha fatto registrare nuovi massimi storici e sta avendo difficoltà a superare i 13.000 punti; l’Eurostoxx non è molto distante dal testare i massimi del 2015.

In generale si intravede una generale stanchezza e gli investitori potrebbero iniziare ad alleggerire i portafogli, tenendo in considerazione che l’estate è ormai alle porte. Qualora il rally dovesse proseguire i target per S&P 500, Nasdaq, Dax e Eurostoxx sarebbero rispettivamente di 2500 punti, 5680, 14500, 3900. In caso contrario dovremmo avere un calo che porterebbe alla chiusura dei gap aperti con recentemente, dopo il primo turno di elezioni francesi.

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Anche il cambio euro dollaro si è portato a testare una resistenza importante, rappresentata dalla trendline ribassista riportata nel grafico in basso. Qualora il cambio dovesse faticare a portarsi sopra questa soglia è lecito attendersi un ritorno intorno a 1,055. In caso contrario il cambio potrebbe arrivare anche a ridosso di 1,14. Al momento però ci sembra più probabile che il cambio inizi a deprezzarsi.