Le verità di Mino Raiola su Donnarumma: ecco perché la sua versione non torna

di @dariodangelo91 19.06.2017 14:40 CEST
Mino Raiola
Mino Raiola Reuters

Parlare con Mino Raiola presenta un rischio, quello che alla fine della discussione ti convinca delle sue tesi, anche se ha torto marcio. La stessa sensazione l’abbiamo provata dopo aver ascoltato la sua conferenza stampa sul caso Donnarumma e rileggendo le interviste pubblicate sui giornali di oggi.

Mino Raiola mente, se non del tutto in gran parte. Ha il potere di conquistarti con quel suo italiano maccheronico e disordinato, ma ogni tanto inciampa - oltre che nei congiuntivi - in alcune contraddizioni. E se predichi che il tuo assistito non ha rinnovato anche per una questione di mancato stile nelle trattativa da parte della società, allora non puoi non curare i dettagli della comunicazione che seguiranno questa scelta.

LE CONTRADDIZIONI DI MINO

Facciamo un passo indietro: la nuova era dei cinesi del Milan inizia il 13 aprile con il closing. Questa è una data importante: siamo a due mesi esatti dal cosiddetto “ultimatum” dato da Fassone e Mirabelli a Raiola: entro il 13 giugno il Milan vuole una risposta da Donnarumma. In questi due mesi la volontà della nuova dirigenza è una e una sola: blindare Gigio e farne una bandiera. Anche Montella si espone pubblicamente, scherza in pubblico dicendo di avere un foglio con una firma del portiere, tutti segnali inequivocabili del fatto che il Milan che verrà vuole ripartire da Donnarumma fra i pali.

I SOLDI

Ed ecco arrivare la prima contraddizione di Raiola. In un primo momento dice che la trattativa non è saltata assolutamente per una questione di soldi, poi accusa:"Se hai in casa un top player come lui (Donnarumma, ndr) perché vai ad offrire il doppio o il triplo ai Morata o agli Aubameyang?". 

IL TEMPO

Ma lasciamo per un attimo da parte il discorso economico. Raiola lamenta che da parte della società ci sia stata troppa fretta, ma è davvero così? Due mesi possono sembrare pochi, ma sono anche tanti se si ha la volontà di trovare un accordo. Sessanta giorni in cui riflettere sul futuro, quando l’intenzione conclamata è quella di restare al Milan, non sono abbastanza? E poi c’è da tenere conto il discorso della programmazione: fin da subito la nuova dirigenza si è presentata dicendo di voler arrivare al 3 luglio con una squadra pronta per Montella. Non sarebbe stato il 13 giugno, si poteva arrivare a fine mese: ma bastavano 20 giorni di tempo ulteriore, dopo averne avuto a disposizione il triplo, per convincere il ragazzo?

L’INTERVISTA

Il ragazzo, appunto. Dopo la qualificazione in Europa League del Milan, Gigio rilascia un’intervista a GQ. Siamo a maggio, al giornalista Paolo Condò dice di essere pronto a comprare casa a Milano, lascia intendere che il rinnovo arriverà. L’entourage del giocatore, contattato prima della pubblicazione dell’intervista (datata 12 giugno e cioè 2 giorni prima della rottura ufficiale), dà il via libera. Significa che da fine maggio a inizio giugno niente è cambiato. Ma allora perché Raiola 2 giorni dopo arriva alla rottura? Perché non ha bloccato l’intervista di Condò? Voleva suscitare ulteriore clamore mediatico sbandierando l’amore di Donnarumma per il Milan un attimo prima di annunciare il mancato rinnovo?

MONTECARLO

Eppure nel mezzo c’è un altro dettaglio che non combacia: Montecarlo. Due vertici nel Principato per stabilire il futuro di Gigio. Il primo, datato 1 giugno, vede protagonista il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli. Qui la società fa la sua proposta a Gigio e a Raiola, ponendo come scadenza quella del 13 giugno. Nei giorni immediatamente successivi al summit non filtra ciò che sarebbe emerso dopo: tra Mirabelli e Raiola volano parole grosse, perché? A quanto pare il ds attua un pressing importante sul ragazzo, arrivando perfino a contattare i genitori per convincerlo a restare. Ed è qui che si consuma la rottura. Nel secondo vertice di Montecarlo, 11 giorni più tardi, Donnarumma si incontra - stavolta da solo - con il clan Raiola. L’agente ne fa una questione di principio, nessuno può permettersi di scavalcarlo, dice. In conferenza, però, se da una parte ammette:"Io prendo il 100% della responsabilità del mancato rinnovo di Gigio", dall’altra lascia intendere che sia stato il ragazzo a dire basta:"Sinceramente Mino" - gli avrebbe detto il portiere - "io non me la sento di fare una trattativa o di accettare una proposta in questo ambiente, visto anche quello che sta succedendo alla mia famiglia, oltre che a me". Cosa gli stava accadendo di tanto brutto? Che il Milan lo corteggiava spudoratamente, tanto che è lo stesso Raiola ad ammettere che Gigio ad un certo punto tentasse di sfuggire al pressing del segugio Mirabelli nel centro sportivo di Milanello.

L’AMBIENTE

A conferma che due mesi sono tutto tranne che pochi, c’è da dire che i tifosi rossoneri da settimane e settimane aspettavano un’uscita pubblica di Donnarumma, una dichiarazione d’amore spassionata che lasciasse intendere una schiarita sul fronte rinnovo. Ad un certo punto, però, qualcosa si è rotto. La tifoseria ha capito che qualcuno stava giocando al rialzo. Per questo motivo sotto Casa Milan compare lo striscione:"Non si accettano ricatti. Avanti così Milan”. Raiola attacca la dirigenza dicendo che doveva proteggere il suo gioiellino facendo rimuovere la scritta ma ignora - consapevolmente - che il messaggio era indirizzato a lui, che secondo i tifosi ha tenuto in ostaggio e plagiato il loro ragazzo.

LA CLAUSOLA

Non è la prima e nemmeno l’ultima bugia di Mino Raiola, che se ai microfoni della Rai dice di non aver posto nessuna clausola rescissoria, poiché quella si inserisce soltanto quando la trattativa è in dirittura d'arrivo, alla Gazzetta dello Sport smentisce se stesso:”Alla provocazione da 200 milioni del Milan, ho risposto con 10 e 5 in caso di mancata Champions. Ma era un pour parler”.

IL PROGETTO

L’ultima scusa: il progetto. Fin dall’arrivo della nuova proprietà, la scusa ufficiale era la seguente: vogliamo sapere che ambizioni ha il nuovo Milan. Dubbi legittimi quando curi gli interessi di un top-player. Ma non bastano 100 milioni già spesi sul mercato a metà giugno a dissiparli? Non basta aver convinto giocatori affermati e di prospettiva come Musacchio, Ricardo Rodriguez, Kessié e André Silva della bontà del progetto? Non basta essere la squadra che ha investito finora di più in Serie A? A quanto pare no, non basta.

Sono solo alcune delle contraddizioni emerse in questi 2 mesi, sessanta giorni in cui Raiola ha mentito sapendo di mentire. Ma dopo tante bugie resta solo una domanda: Gigio, davvero non te ne sei accorto?