L'editoria dei furbetti: truffe per 110 milioni di euro. E noi paghiamo

  | 21.11.2012 10:17 CET
Parlamento
Un"immagine di una votazione in Parlamento.

Il rapporto media-potere è spesso un legame inscindibile che si auto alimenta. Sempre più giornali contano un proprio membro interno, che sia l'editore stesso ma anche un membro dell'amministrazione, tra gli scranni del Parlamento. Per l'editoria è un momento difficile, di vacche magre. Molti quotidiani, che si reggono esclusivamente sulle vendite e sulla pubblicità, chiudono i battenti serrando redazioni e mettendo i giornalisti in cassintegrazione.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia. Quella di chi vanta un membro interno nel Parlamento. Quella che riesce a beneficiare dei contributi all'editoria. Tanti. E quella che anziché utilizzare questi soldi al meglio per far crescere il gruppo editoriale e garantire un'informazione sana, imparziale e corretta, dirotta il denaro  altrove. Magari percependo anche il doppio di quanto gli debba spettare, spezzettando uniche grandi catene in più gruppi formalmente  facenti capo a società diverse. Ma, in realtà, riconducibili tutte ad uno stesso proprietario. E' l'editoria dei furbetti, che nuoce gravemente alla salute: dell'informazione e delle tasche degli italiani.

Dal 2003 ad oggi sono 110 i milioni di euro indebitamente sottratti all'editoria. Sei gli editori 'incriminati', di cui 5 sono parlamentari del Pdl: Denis Verdini per il Giornale di Toscana, nella cui vicenda è coinvolto anche  l'on. Massimo Parisi, coordinatore del Pdl toscano; Sergio De Gregorio  per il quotidiano Avanti; il senatore Pdl Giuseppe Ciarrapico per diversi quotidiani del Lazio, per il quale la vicenda giudiziaria può però dirsi conclusa vista la caduta in prescrizione delle questioni legali che riguardano il gruppo 'Nuova Editoriale Oggi' e il fallimento della seconda società 'Editoriale Ciociaria Oggi' . Nella black list anche  Antonio Angelucci, editore di Libero e il Riformista. Ultimo scandalo in ordine di tempo è quello che riguarda il 'Roma' di Italo Bocchino, con i conti talmente in rosso da stare indietro nel pagamento dei giornalisti di due mensilità.

Evidentemente tutti quei soldi, usciti dallo Stato dunque dalle tasche degli italiani, hanno preso altre strade.

 

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