Legge di stabilità 2017: con crescita zero e poca flessibilità a disposizione Renzi ha poco da essere ottimista

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Matteo Renzi REUTERS/Eric Vidal

L’estate sta finendo e si sente già l’aria settembrina che accompagna il cantiere della legge di stabilità per il 2017. Ma per il Governo Renzi si preannuncia un autunno molto caldo in cui dovrà trovare la quadra tra la crescita zero, le promesse fatte a destra e a manca, le necessità di trovare ingenti risorse e i margini di flessibilità sempre più limitati.

Il nostro jolly con l’Unione Europea ce lo siamo giocati lo scorso anno, convinti che buttare miliardi negli sgravi fiscali per le assunzioni e nell’abolizione delle tasse sulla prima casa avrebbe fatto ripartire il Paese. Le stime dell’esecutivo per il 2016 partite da +1,4%, sono scese a +1,2% e ora si preparano a calare ancora intorno all’1%. Risultato comunque difficilmente raggiungibile se, come prevede l’ISTAT, “la debolezza durerà anche nei prossimi mesi”.

La crescita zero complica la partita sulla legge di stabilità soprattutto alla luce delle promesse del Governo Renzi che ha annunciato una manovra espansiva di tagli alle tasse, incentivi alla crescita e interventi sulla previdenza. In soccorso del Governo lo scorso anno è arrivata la flessibilità chiesta a Bruxelles appellandosi a tutte le clausole di flessibilità possibili (e anche qualcosa di più). Ma in questi giorni più di un membro dell’esecutivo comunitario si è affrettato a precisare che lo spazio di flessibilità per l’Italia quest’anno è molto limitato.

Crescita zero e debolezza persistente

Dopo un primo trimestre di crescita debole, +0,3%, il secondo trimestre l’Italia è rimasta ferma al palo. La crescita è stata zero. A porre una pesante ipoteca sul futuro dell’economia italiana sono le previsioni dell’ISTAT che, smentendo l’ottimismo del Governo, guarda alla seconda metà del 2016 intravedendo molte nubi.

“L’economia italiana ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell’offerta dalla caduta produttiva del settore industriale”, si legge nella nota mensile dell’ISTAT. "L’indicatore anticipatore dell’economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell’economia italiana". L’indice composito del clima di fiducia delle imprese "è sceso sotto quota 100 per la prima volta dal febbraio 2015" e per quanto riguarda la fiducia dei consumatori, l’ISTAT evidenzia che "da gennaio l’indicatore ha perso circa 9 punti".

Il risultato deludente del secondo trimestre mette a repentaglio la crescita dell’intero 2016 e spinge a rivedere al ribasso le prossime stime. Secondo l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo "con +0,2% nei due trimestri successivi si andrebbe a 0,7%, con +0,3% si arriverebbe a +0,8": per raggiungere l’obiettivo del +1% il PIL del secondo semestre dovrebbe accelerare sul serio. Morgan Stanley, infatti, ha bruscamente ridotto le sue previsioni: per il 2016 vede il PIL italiano allo 0,8% dall'1,2% precedente, per il 2017 allo 0,7% dall'1,7%.

Legge di stabilità e flessibilità

Questa debolezza pesa come un macigno sulla legge di stabilità per il 2017 e complica la partita di Matteo Renzi che ha promesso nuove misure di stimolo per l’economia e deve affrontare il referendum sulla riforma costituzionale. Tornato dalle ferie estive il Governo deve combattere due grossi problemi: la crescita in frenata con le previsioni negative per i prossimi mesi e le complicazioni sui conti pubblici.

Per il 2017 l’esecutivo ha promesso una manovra espansiva con tagli di tasse, misure di stimolo all’economia e misure di welfare come il sostegno ai poveri e l’intervento sulle pensioni. Ma prima di tutto ciò deve superare lo scoglio delle clausole di salvaguardia che valgono circa 15 miliardi di aumento dell’IVA. Senza l’intervento del Governo dal primo gennaio 2017 scatteranno in automatico gli aumenti dell’IVA che andrebbero a pesare sui consumi, già fermi al palo. 

Il conto per la legge di stabilità 2017, quindi, parte già con 15 miliardi di rosso. A questo si aggiungono le spese per le pensioni, per i bonus legati alla produttività, gli interventi a favore degli investimenti e dell’occupazione, il piano contro la povertà e le famiglie numerose. Secondo una prima stima, la legge di stabilità per il 2017 non costerà meno di 25 miliardi.

Dove li troverà il Governo Renzi? Come ogni anno torna alla ribalta la famosa e mai attuata spending review accompagnata da una nuova mance di Voluntary disclosure che nel 2016 ha raccolto 4 miliardi. Con solo questi due capitoli di entrate, però, sembra difficile riuscire a racimolare 25 miliardi.

Per questo motivo il premier Renzi è tornato alla carica con Angela Merkel sul tema della flessibilità. Il biglietto da visita, però, non è dei migliori perché andando così a rilento l’economia l’Italia non è in grado di centrare gli obiettivi di bilancio accordati con Bruxelles: deficit/PIL all’1,8% e rapporto debito/PIL al 132,4% dal 132,6%.

L’Italia chiede, quindi, nuova flessibilità, ma dopo le concessioni fatte per il 2015 e il 2016, i margini restano molto limitati. In un’intervista al Corriere della Sera, il vice presidente della Commissione europea e commissario per la stabilità finanziaria, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che "per quanto riguarda la flessibilità in generale, lo spazio è molto limitato perché l'Italia nel complesso ha esaurito nel 2015 e 2016 tutta la flessibilità che era disponibile".

L'Italia quindi può chiederne altra "in caso di disastri naturali, si può considerare che ci siano misure una tantum di cui non tenere conto quando si valuta lo sforzo strutturale di un Paese". Via libera alle spese per la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto, ma la flessibilità sui conti pubblici è un’altra partita.

Impossibile ottenere flessibilità per le circostanze eccezionali legate al ciclo economico, perché si richiede una “grave recessione” dalla quale ormai l’Italia, anche se zoppicando, è uscita. Resta la clausola per gli investimenti: l’Italia ha già usufruito dello 0,25% e il tetto massimo sfruttabile per ogni clausola è dello 0,5%. Tetto raggiunto lo scorso anno per la clausola per le riforme che, quindi, dovrebbe essere ormai preclusa al Belpaese. Restano, infine, la clausola sicurezza e migranti, ma su questo fronte la decisione sarà del tutto politica.

Insomma, se come sembra, il Governo potrà racimolare solo pochi decimali da Bruxelles, sarà necessario trovare coperture economiche ben più efficaci della polverosa spending review e della Voluntary bis, altrimenti il menù della legge di stabilità dovrà essere drasticamente ridotto.