Legge elettorale: a che punto siamo? A quello di partenza

Legge Elettorale
Un seggio elettorale Reuters

Come ampiamente previsto, dopo l’iniziale baraonda mediatico - propagandistica e la corsa a dimostrare ai cittadini di voler fare di tutto per andare a votare nel più breve tempo possibile, sulla discussione relativa alla legge elettorale è caduto il silenzio e i tentativi di trovare un accordo sono stati messi in stand by almeno fino al 30 aprile , giorno in cui sarà eletto il nuovo segretario del PD (che con ogni probabilità sarà di nuovo Matteo Renzi) che potrà dettare la linea ad un partito in cui continuano a vivere anime diverse e posizioni totalmente opposte su tutto, sistema di voto compreso.

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In base alle aspettative, qualcosa potrebbe dunque cominciare a muoversi nel mese di maggio, quando verrà avviato l’esame della legge in Aula alla Camera. A decretarlo, dopo due rinvii consecutivi,  è stata la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio dello scorso 29 marzo che ha stilato un calendario indicativo in base al quale  l’elaborazione di una nuova normativa dovrebbe avvenire entro la pausa estiva. L’approvazione definitiva invece dovrebbe arrivare a luglio. Forse.

Ma nel frattempo come la pensano i vari partiti e quale soluzione propongono?

Legge elettorale: le varie proposte del PD

A livello teorico e ufficiale, il Partito Democratico continua a sostenere il ritorno del Mattarellum (un sistema misto con il quale nel 1993 l’Italia passò da un meccanismo elettorale di tipo proporzionale a uno prevalentemente maggioritario, con collegi uninominali) nonostante sia ormai ovvio a tutti che i numeri per una possibile approvazione non ci sono, né all’interno del partito, né tantomeno all’esterno.

Una possibile alternativa sarebbe quella di puntare sull’Italicum corretto previsto dalla proposta di legge presentata lo scorso 13 marzo che ha come primi firmatari i deputati renziani Fragomeli, Malpezzi, Rotta . Cosa prevede? L’arrivo di un sistema maggioritario nel quale, nel caso in cui nessun partito dovesse riuscire a conquistare la vittoria, scatterebbe il proporzionale. Non solo, resusciterebbe il doppio turno bocciato dalla Consulta, ma con delle correzioni ad hoc basate proprio sui rilievi dei giudici costituzionali. Al ballottaggio si potrebbe accedere superando una soglia minima del 20% e ci sarebbe anche un quorum di validità pari al 50% più uno degli aventi diritto al voto. Il premio di maggioranza andrebbe alla lista che riesce ad ottenere almeno il 40% dei voti sia alla Camera che al Senato.

In ogni caso, come detto in precedenza, per conoscere la linea del PD occorrerà aspettare le primarie, fissate per il prossimo 30 aprile. A quel punto, il nuovo segretario, proverà a trovare una quadra, magari puntando su un’intesa in extremis  con Forza Italia e Movimento 5 Stelle, nonostante la minoranza PD continui ad inorridire di fronte ad un possibile “inciucio” con Berlusconi. L’accordo si baserebbe su due capisaldi: premio ai partiti e garanzia di governabilità. Come, quando e perché lo scopriremo solo fra qualche mese.

Legge Elettorale: cosa vuole fare il Movimento 5 Stelle?

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, continua a puntare sul Legalicum, vale a dire con la legge fuoriuscita dalla Consulta cui dovrebbero essere apportati alcuni correttivi che ne consentirebbero l’estensione al Senato.

Nel frattempo però i pentastellati starebbero studiando un’offerta da fare al PD una volta archiviato il congresso. Una proposta basata su un premio di Governabilità, diverso dal premio di maggioranza del 40% previsto dalla legge attualmente in vigore.

Nelle intenzioni dei grillini invece ci sarebbe la possibilità di introdurre un premio più equilibrato, rapportato al numero di voti ottenuti. A chi andrebbe? Alla lista vincitrice. Così facendo eviterebbero accordi tra altri partiti su un premio di coalizione che costringerebbe gli uomini di Grillo a stipulare alleanze sgradite pur di governare, ma scongiurerebbero anche l’arrivo del Mattarellum che, con i suoi sistemi uninominali, non sarebbe certo l’ipotesi migliore per il M5s.

In base alle indiscrezioni, la proposta non dispiacerebbe a Matteo Renzi che però non avrebbe comunque alcuna intenzione di fare un accordo con i grillini dopo quanto accaduto l’anno scorso con le Unioni Civili quando questi ultimi si tirarono indietro, mezz’ora prima del voto.

Legge elettorale: Forza Italia che dice?

Anche in casa Berlusconi si attende la fine del congresso per cercare di trovare una soluzione condivisa. Al momento l’unica cosa certa è ciò che Forza Italia non vuole: il Mattarellum, che secondo l’ex Cavaliere non farebbe altro che creare “distorsioni nella rappresentanza”. Meglio un sistema che tenga conto dell’assetto politico tripolare del Paese, magari un bel proporzionale che nel corso degli anni non ha mai tradito.

In questo contesto di certo c’è una sola cosa: abbiamo davanti lunghi mesi di discussioni, polemiche e propaganda. Di elezioni, per adesso, non se ne parla nemmeno.