Legge Gasparri, dal 1° gennaio 2013 si cambia. E Berlusconi potrà estendere il suo impero

  | 03.12.2012 19:18 CET
Silvio Berlusconi
Affidamento ai servizi sociali

Secondo alcuni (Loris Mazzetti sul Fatto Quotidiano) il primo sfizio che vorrà togliersi il Cavaliere a partire dal 1° gennaio 2013, data in cui la legge Gasparri consentirà a chi possiede reti televisive di acquisire anche la proprietà di giornali, si chiama Corriere della Sera.

Rcs Media Group, che edita il quotidiano, è in difficoltà. Parte del gotha della finanza e dell'imprenditoria che governa in via Solferino (Mediobanca, Intesa San Paolo, Fiat, Pirelli, Gruppo Benetton, Ligresti, Generali) potrebbe avere interesse a cedere quote e modificare quel patto di sindacato che tira le fila della più prestigiosa testata giornalistica italiana. In fila ci sono già Giuseppe Rotelli (un impero nella sanità, recentemente si è preso anche il San Raffaele, già in possesso del 15% delle azioni, ma finora escluso dal "patto") e Andrea Della Valle, da tempo in rotta con i "mammasantissima" di Rcs.

Si aggiungerà anche Berlusconi? Che il Corriere rappresenti un cruccio per il Cavaliere è cosa nota. Inserendo la figlia Marina (numero uno di Mondadori) nel cda di Mediobanca (dal 2008), l'ex premier è riuscito ad avere in qualche modo voce in capitolo dalle parti di via Solferino. Ma non è sufficiente. Anche perchè il quotidiano milanese è sempre stato una sorta di club esclusivo nel quale lui, anche prima di entrare in politica, non è mai stato accettato.

Ma cosa cambia dal prossimo 1° gennaio?Quando venne emanata (2004) la Legge Gasparri vietava il possesso di "un quotidiano su carta agli editori tv proprietari di almeno due reti nazionali". Una norma  paradossalmente "contra-personam" (voluta dall'Udc che governava con il Cavaliere), per evitare che Berlusconi potesse mettere le mani su altri giornali e aumentare ulteriormente il controllo sull'informazione (norma comunque aggirabile come dimostra il caso del Giornale, edito dal fratello Paolo) e sul mercato pubblicitario.

Il problema era che la norma aveva una data di scadenza ben precisa: 31 dicembre 2010. Di proroga in proroga (l'ultima fu approvata nel marzo 2011), si è arrivati al prossimo 31 dicembre. Dal giorno successivo Berlusconi, per quanto le sue aziende non se la stiano passando bene, avrà le mani libere, a meno che il governo Monti non intervenga. Ma tra una legge elettorale da modificare, un bilancio da approvare e svariati decreti in scadenza, sarà difficile trovare il tempo. Sempre che ci sia la volontà.

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