Legittima difesa, l'ennesimo pasticcio del PD: un partito senza rotta e senza politica

Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Stefano Rellandini

Dove volesse andare a parare il Partito Democratico con le modifiche approvate dalla Camera alla legge sulla legittima difesa ad oggi, nonostante la retromarcia di Matteo Renzi, non è ancora chiaro, così come non si capisce con esattezza quale tipo di consenso volesse conquistare (anche se una vaga idea c’è), né se davvero credesse di arrivare da qualche parte con una norma che oggi, e solo oggi, diventa “formulata male”.

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Ciò che però in molti non tengono in considerazione, dopo quello che il segretario del PD ha definito “pasticcio”, è il quadro generale. Perché se quello sulla legittima difesa fosse un singolo errore in mezzo ad una serie di misure che contraddistinguono una linea politica definita, robusta e direzionata la polemica potrebbe essere placata in cinque minuti. Il problema è che l’unico risultato che i democratici stanno ottenendo cercando in maniera spasmodica di recuperare voti a destra, a sinistra e al centro (ovunque ci sia da pescare, loro l’amo provano a gettarlo) è quello di confondere e aizzare ancora di più un elettorato già di per sé abbastanza inferocito, spingendolo a guardare altrove, a sentirsi preso in giro da politiche assurde che invece di basarsi sulla realtà e provare a veicolarla, si fondano sulla percezione distorta che i cittadini hanno di essa, arrendendosi ad un populismo che non hanno nemmeno le capacità di cavalcare.

Legittima difesa: cosa è successo?


Inizialmente, la proposta del deputato dem, David Ermini, prevedeva di modificare l’articolo 59 del codice penale (relativo alle circostanze del reato) introducendo maggiori tutele nei confronti dei soggetti che si difendono da un’aggressione utilizzando un’arma detenuta legalmente, ma anche nei confronti di chi si è difeso in maniera sproporzionata (il principio della proporzionalità è il cardine della legge sulla legittima difesa) se le sue azioni sono state causate da uno stato di “grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione”.

Successivamente e inspiegabilmente, si è invece deciso di mettere le mani anche sull’articolo 52 del codice penale (quello che regola appunto la legittima difesa), considerando legittima la “difesa in reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno”.

Infine, se chi si è difeso legittimamente viene sottoposto ad indagine e poi assolto, le spese processuali e i compensi degli avvocati devono essere pagati dallo Stato.

Legittima difesa: il “pasticcio”


Com’era ovvio che fosse, per tutti tranne che per il PD probabilmente, le modifiche introdotte hanno causato una vera e propria sollevazione popolare.

Tanto più che guardando le statistiche si scopre che i reati predatori (furti, rapine, ecc.) tra il 2015 e il 2016 sono calati del 16%, e sono ai minimi storici. Questa è la realtà. La percezione che i cittadini hanno di questa realtà è invece quella di vivere nella totale insicurezza, di essere sempre più prede prive di qualsivoglia protezione, di essere, appunto, indifesi di fronte ad un pericolo sempre più grande. Anziché cercare di fare chiarezza e attuare politiche sociali e controlli volti ad incrementare la sicurezza della collettività (questa sarebbe una politica di sinistra) si alimentano gli istinti più biechi e si invitano i cittadini a prendere le armi (questa invece è una politica della destra più estrema) lasciando a loro l’onere di pensarci da soli (sparando, ma solo di notte).

Fatto il “pasticcio”, il segretario del PD, già in piena campagna elettorale senza che ci sia nemmeno una legge elettorale, resosi conto delle conseguenze di quanto accaduto (voti in meno) ha cercato di correre ai ripari parlando della necessità di “correggere la legge nella parte in cui risulta meno chiara e logica, visto che io per primo - leggendo il testo - ho avuto molti dubbi".

La situazione verrà dunque risolta al Senato (quello che la riforma costituzionale Boschi-Renzi voleva abolire, a proposito), anche perché c’è un altro particolare di cui, inspiegabilmente, gli esponenti del Partito Democratico non hanno tenuto conto: a Palazzo Madama non ci sono i numeri per votare il provvedimento senza l’accordo (saltato in virtù delle modifiche) con Forza Italia.

Nel frattempo rimangono immobili, lì dove stanno da tempo, alcune domande cui probabilmente non troveremo mai risposta: dove vuole andare a parare il PD? Qual è la platea elettorale che vuole conquistare, quali sono, nel dettaglio, le sue strategie politiche? . Quesiti cui si fatica a trovare una risposta, anche perché con ogni probabilità, l’unica possibile sarebbe “non lo sanno neanche loro”. Il che, a meno di un anno dalle elezioni, non è proprio l’atteggiamento vincente.