L'esercito siriano sta messo male: il regime le prova tutte con scarso successo

Putin e Assad
Putin e Assad durante un vertice a Mosca Reuters/Alexei Druzhinin/RIA Novosti/Kremlin

Nel pomeriggio di martedì 8 novembre 2016 l'Alto Comando dell'Esercito della Repubblica Araba di Siria annunciò la nascita del Quinto Corpo d'Assalto dell'Esercito, una forza militare formatasi su base volontaria con lo scopo di “combattere il terrorismo”. L'obiettivo del regime di Damasco è riportare i disertori pentiti all'interno dell'esercito promettendo loro stipendi competitivi - superiori a quelli che paga il gruppo Stato Islamico e di gran lunga superiori a quelli che pagano i vari gruppi ribelli - e riavvicinare al sistema quei dipendenti pubblici e i civili allontanatisi negli anni dalle istituzioni siriane.

Il Quinto Corpo d'Assalto si propone come una grande opportunità: i reclutatori si rivolgono, ad esempio, a quei dipendenti pubblici ritenuti fedeli che lavorano per il governo di Damasco e vogliono integrare il proprio stipendio con la paga da combattente, ai disertori tornati all'ovile, ai giovanissimi. L'obiettivo del regime siriano è di inglobare alcune forze ausiliarie nell'esercito e, sopratutto, rimpinguarne le fila: ad oggi infatti una delle necessità più impellenti è di bilanciare la forte presenza straniera in Siria, sostenitori, combattenti e miliziani pro-Assad, con nuovi arruolamenti di cittadini siriani. Un regime che ha basato la propria forza politica e la propria deterrenza sociale sull'esercito non può pensare di sopravvivere alla lunga guerra civile senza un'operazione di questo tipo, appoggiandosi unicamente all'aiuto dei russi, degli iraniani e dei libanesi di Hezbollah.

L'esercito fedele ad Assad negli ultimi cinque anni si è ridotto moltissimo: inizialmente, durante la “primavera araba” del 2011, le diserzioni si contavano a decine ogni giorno ma raggiunta la massa critica sono diventate più sporadiche. La guerra civile ha fatto il resto, mietendo decine di migliaia di vittime tra i soldati, e Daesh ha dato il colpo finale con le sue spettacolari azioni di guerra, le razzie e la giustizia sommaria sui prigionieri. Prima del 30 settembre 2015, quando la Russia è scesa fisicamente in campo accanto al regime di Damasco, il Presidente Bashar al-Assad aveva lamentato la “carenza di personale” del suo esercito: dei 300.000 uomini che componevano l'esercito siriano prima della guerra - quasi tutti soldati di leva - ne restavano forse 80.000, una carenza colmata dai russi che nel giro di un anno hanno letteralmente capovolto le sorti della guerra civile in Siria.

Oggi in Siria il regime di Assad è sostenuto militarmente da tre diverse componenti: le forze armate (l'esercito regolare), le forze ausiliarie (volontari, milizie locali, etc) e le forze alleate (russi, milizie sciite iraniane, hezbollah libanesi, iracheni sciiti, etc). Gli unici a dare garanzia di obbedienza incondizionata al regime sono però le forze armate, la componente meno numerosa e più provata di tutte tra quelle che sostengono Assad. Le forze ausiliarie infatti non dipendono necessariamente dall'Alto Comando dell'Esercito di Damasco e molte di queste sono composte su base confessionale o etnico-religiosa e finanziate da affaristi senza scrupoli vicini al regime siriano ma fedeli ad un unico leader, il denaro. Buona parte di queste milizie operano volentieri solo sotto la guida dei Guardiani della Rivoluzione iraniani o degli Hezbollah libanesi, combattono localmente in zone specifiche consentendo al regime di mantenere un controllo macroscopico ma garantendosi un potere molto forte a livello locale, vengono spesso utilizzate come milizie ausiliarie dagli stranieri pro-Assad per le campagne militari nelle zone costiere e centro-occidentali.

La forza dell'esercito di Assad l'abbiamo però potuta toccare con mano a Palmira: liberata dai russi, controllata dai russi, una volta che questi hanno lasciato la zona per convergere su Aleppo la città archeologica è tornata nelle mani di Daesh. Un fatto su cui le speculazioni fioccano come la neve nel nord della Siria e di cui una sola cosa resta: Palmira, oggi, è di nuovo in mano agli islamisti.

Secondo diversi analisti citati da Newsdeeply la creazione del Quinto Corpo d'Assalto suggerisce che il regime di Damasco stia cercando di aumentare il proprio controllo sulle forze armate e sulle forze ausiliarie locali, ma in un paese in preda alla guerra civile dove si trovano i fondi? Semplice, si chiedono a Russia e Hezbollah - sostengono media pro-regime locali - che hanno già stanziato diversi milioni per le nuove reclute. Il clero islamico “ufficiale” è con il regime, venerdì 20 dicembre scorso l'Imam della Moschea degli Omayyadi ha esortato i giovani fedeli siriani ad unirsi al Quinto Corpo, la stampa è con il regime e la propaganda che fa lo stesso regime sono massicci e suggeriscono una nuova chiamata alle armi per richiamare i giovani maggiorenni al “dovere civico”. Ma tutto questo potrebbe essere inutile, se fatto in chiave di ridimensionare il potere che le potenze straniere hanno oggi in Siria.