Libia, il governo di unità nazionale sopporta sempre di meno la presenza francese

Elicottero Libia
I resti dell'elicottero con tre cittadini francesi a bordo abbattuto dalle milizie libiche nella zona di Bengasi, Libia. 20 luglio 2016. REUTERS/Stringer

Mercoledì 20 luglio 2016 il Dipartimento della Difesa francese ha annunciato la morte di tre sottoufficiali del Servizio di azione della Direzione generale per la sicurezza esterna (DGSE), avvenuta a causa dell'abbattimento dell'elicottero Mil Mi-17, chiamato anche “Hip”, su cui viaggiavano nella zona di Bengasi, in Libia.

L'abbattimento del velivolo è avvenuto domenica 17 luglio e a bordo dell'elicottero, di fabbricazione russa, viaggiavano i tre francesi, un pilota giordano e un libico: nessuno di loro è sopravvissuto. Già domenica nel tardo pomeriggio “La Chambre des opérations pour la libération d’Ajdabya”, una milizia armata legata alla Brigata per la difesa di Bengasi, islamisti, aveva pubblicato su diversi social network il video con alcune confuse immagini dello schianto ma solo tre giorni dopo il governo francese, tramite il Ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, ha confermato il fatto ammettendo per la prima volta la presenza di forze francesi in Libia.

Fino a mercoledì infatti le voci sulla presenza francese nel Paese nordafricano erano solo quello, voci appunto: si inseguivano da settimane ma l'azione francese sul suolo libico era chiacchierata sui quotidiani d'oltralpe già da dicembre, quando Le Figaro rivelò i piani dell'Eliseo per un intervento armato in Libia. Un paio di mesi dopo Le Monde si spinse oltre, affermando che la presenza di soldati francesi in Libia fosse già operativa in missioni d'azione non ufficiali, costringendo la Difesa ad aprire un'inchiesta per rivelazione di segreto militare.

La Francia in verità si è trovata costretta ad ammettere la sua presenza in Libia dalle manifestazioni tenutesi a Tripoli e Misurata, dove centinaia di persone sono scese in piazza per protestare proprio contro la presenza militare francese, fotografati dall'Agence France-Presse e ripresi dalla televisione libica.

L'imbarazzo di Le Drian è stato grande: tre uomini in meno, impegnati in una missione di intelligence secondo molti, e la rivelazione di un altro “segreto rivelato” in Libia: dopo i tira e molla, e la conferma finale di Washington, circa la presenza degli americani, e con il rincorrersi sempre più pressante di altre voci che parlano anche della presenza italiana in Libia “boots on the ground”, la caduta della maschera francese conferma gli interessi fortissimi dei diversi attori sulla scena libica. Nel mese di marzo i media britannici hanno pubblicato diversi articoli circa le azioni delle forze speciali britanniche in Libia, dove avrebbero ingaggiato anche diverse battaglie contro il gruppo Stato Islamico nel nord-est del Paese. Francois Hollande, incalzato dall'evolversi degli eventi, ha dovuto ammettere che la Francia sta “conducendo operazioni pericolose di intelligence” in Libia pur definendo quello dell'elicottero “un incidente”: in effetti c'è chi, come le milizie islamiste libiche, afferma di averlo abbattuto con un missile SA-7 Grail, il classico bazooka portatile di fabbricazione russa, ma anche chi, come una fonte ufficiale di Le Monde vicina al generale Haftar, sostiene che si sia trattato di un guasto tecnico.

Tuttavia altre fonti vicine al generale libico citate da Middle Easy Eye affermano che l'elicottero è stato preso di mira dalle milizie nella zona di Magroun, 65 chilometri a ovest di Bengasi, e che i cittadini francesi rimasti uccisi erano dei consiglieri militari.

Ciò che è certo è che il governo di unità nazionale libico ha accusato Parigi di “violazione” del proprio territorio, spiegando che nessuno in Libia era stato informato circa l'intervento francese ed esprimendo insoddisfazione “per la presenza francese nella Libia occidentale”; la posizione di Parigi, in questo senso, è molto delicata: la Brigata per la difesa di Bengasi, che ha rivendicato l'abbattimento, sostiene che l'elicottero appartenesse alle truppe guidate dal generale Khalifa Haftar, non esattamente in buoni rapporti con il governo libico di al-Serraj. Sempre mercoledì, in una escalation di dichiarazioni, Stephane Le Foll, portavoce del governo di Parigi, ha ammesso anche la presenza di forze speciali francesi in Libia, senza tuttavia specificare granché circa chi stanno combattendo e in che modo.

I voli dei Rafale francesi decollati dalla portaerei Charles de Gaulle erano noti a tutti e il governo francese ha ammesso diverso tempo fa le ricognizioni della sua aeronautica sulla Libia ma mai aveva ammesso la presenza di soldati o funzionari francesi sul suolo libico né confermato eventuali rapporti tra i servizi di intelligence o tra forze speciali francesi e libiche. Per questo motivo il caso-elicottero è molto importante e potrebbe attirare malumori da parte degli altri attori internazionali presenti in Libia, che ufficialmente sostengono il governo libico.

La campagna militare contro il gruppo Stato Islamico, stabilitosi nella zona di Sirte, continua imperterrita per cieli e per terra e le difficoltà di Daesh sembrano evidenti anche in Libia, dove tuttavia il vero problema è raffreddare la litigiosità e la sete di controllo territoriale delle decine di milizie islamiste che affollano sia la fascia costiera che le zone interne. Solo dopo ci sarà da affrontare il capitolo dei Tuareg. Milizie senza un vero controllo, sia sulle azioni militari che su quelle politiche, che restano quindi il vero fianco scoperto di tutta l'architettura sociale libica, che con l'istituzione del governo di unità nazionale ha cercato in fin dei conti di dare una legittimità alla campagna militare contro milizie e Stato Islamico.