Libia, rapporto del parlamento britannico: "la guerra del 2011 fatta per ragioni personali di Cameron e Sarkozy"

Rivoluzione Libia
Un combattente ribelle libico cammina di fronte a un murales anti-Gheddafi con in mano un kalashnikov nei pressi della città di Yafran, nella Libia occidentale. 5 agosto 2011. REUTERS/Bob Strong

Mercoledì 14 settembre il Parlamento britannico ha pubblicato un rapporto, rimbalzato sulle prime pagine di tutti i giornali internazionali ma molto meno discusso in Italia, circa l'intervento militare in Libia nel 2011, quando il Colonnello Muammar Gheddafi fu deposto, scovato e ucciso e quando, per il paese nordafricano, cominciarono i guai seri.

Alla relazione ha lavorato un gruppo di parlamentari del Foreign Affairs Select Committee, la commissione esteri britannica, e il giudizio che emerge dall'analisi dei fatti occorsi in nord Africa non è certamente positivo per David Cameron, all'epoca primo ministro britannico, e Nicolas Sarkozy, allora inquilino all'Eliseo. I parlamentari britannici della Camera dei Comuni, nella sintesi del rapporto, condannano l'intervento militare britannico e francese, che sarebbe stato mosso da interessi nazionali ed anche personali, senza alcun tipo di analisi e di lavoro preparatorio circa l'effettiva situazione politica e sociale in Libia.

"Questo rapporto evidenzia che la politica del Regno Unito in Libia, prima e dopo l'intervento di marzo 2011 è stata fondata su presupposti errati" ha dichiarato alla stampa il presidente della commissione Crispin Blunt.

Secondo il Parlamento inglese è la realtà oggettiva di oggi a descrivere il pasticcio di allora: milizie rivali in lotta per il potere, gruppi islamisti che hanno acquisito sempre più forza fino ad unirsi sotto la bandiera di Daesh nella roccaforte di Sirte, un governo sponsorizzato - c'è chi dice “commissariato” - dall'ONU e un ex-generale delle Forze armate di Gheddafi alla guida della milizia meglio attrezzata e armata di tutte, che sostiene un altro governo, di tipo militare, a Tobruk. A cinque anni da quella guerra che “liberò” la Libia il Paese di oggi è più disastrato che mai: “Voi dite che si stava meglio quando si stava peggio...” dice una nostra fonte al telefono da Misurata, “...E qui la gente già da tempo ha nostalgia di Gheddafi”.

Era il marzo del 2011 quando la Gran Bretagna e la Francia, con un'alleanza che era una vera e propria joint-venture militare, intervennero militarmente in Libia bombardando i palazzi del potere e le caserme degli uomini del Colonnello. In agosto Gheddafi fu rovesciato dandosi alla macchia mentre il 15 settembre di quell'anno Cameron e Sarkozy furono accolti trionfalmente da migliaia di libici nella città orientale di Bengasi proprio mentre alcuni miliziani anti-regime entravano a Sirte: a Liberty Square i due capi di stato, che arrivavano da Tripoli con un dispiegamento di sicurezza mai visto prima di allora, furono osannati dalla folla. “I vostri amici inglesi e francesi saranno con voi per costruire il vostro paese e la vostra democrazia” disse alla folla David Cameron mentre Nicolas Sarkozy stringeva mani e sorrideva osservando i libici sventolare il tricolore francese. Mustafa Abdul Jalil, all'epoca a capo del Consiglio di Transizione Libico, ringraziò i due capi di Stato per il sostegno “politico, economico e militare” e le mura di Bengasi si riempirono di scritte in arabo dove si ringraziavano i due leader europei. Il 20 ottobre 2011 Gheddafi veniva stanato in un canale di scolo e giustiziato da un minorenne con la pistola dorata del Colonnello: braccato, il Raìs contattò con il suo satellitare l'amico Bashar al-Assad, presidente della Siria, chiedendo aiuto e copertura ma quest'ultimo lo tradì, vendendolo all'intelligence francese che in pochi minuti mandò i Rafale a bombardare il piccolo bunker nel quale si era nascosto il leader libico.

Secondo la Commissione britannica le ragioni che spinsero la Francia a discutere e promuovere quell'intervento militare in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite furono principalmente “nell'ordine dell'interesse nazionale francese e nell'interesse personale di Nicolas Sarkozy […] il desiderio di ottenere una quota maggiore del petrolio prodotto in Libia, aumentare l'influenza francese in nord Africa, migliorare l'immagine di Sarkozy in Francia e dare all'esercito francese l'occasione per ribadire la sua posizione sulla scena mondiale”. Ragioni che ritroviamo ancora oggi, in questo senso con Hollande è cambiato ben poco, nel sostegno francese alle milizie del generale Haftar, in aperta contrapposizione con l'intera comunità internazionale che invece appoggia e sostiene il governo di Fayez al-Serraj.

Ma, come si dice in questi casi, “il più pulito c'ha la rogna” e anche gli inglesi hanno le loro importanti responsabilità sul conflitto libico nel 2011: secondo il rapporto la decisione di Cameron di sostenere la Francia in Consiglio di Sicurezza e di intervenire militarmente è stata presa sulla base di informazioni poco affidabili: “Il governo britannico non ha potuto verificare la reale minaccia che il regime di Gheddafi rappresentava per i civili […] non è riuscito a identificare le fazioni radicali islamiste all'interno della ribellione” e che quindi, in poche parole “un intervento di protezione dei civili si è trasformò in un intervento politico per un cambio di regime in Libia con mezzi militari”. Parole che pesano come pietre, che ricordano il rapporto Chilcot sulla guerra in Iraq che inchioda Bush e Blair alle loro enormi responsabilità sull'assoluta illiceità di quella guerra e su quello che è il Medio Oriente oggi.

Il nodo è sempre lo stesso, la scelta di agire senza aver prima tentato la strada del dialogo: che Gheddafi fosse un personaggio carnevalesco e lunatico lo sapeva tutto il mondo ma altrettanto nota era la sua capacità di leadership, che manteneva la Libia in uno stato delle cose fondamentalmente pacifico, al netto delle violenze degli uomini del regime del Colonnello. In particolare Gheddafi, per tre decenni, ha mantenuto un ottimo rapporto con i Tuareg, “la chiave” per il deserto e per l'oro nero libico che nessuno oggi riesce a tenere nel mazzo. “Uno dei più grandi errori che Francia e Gran Bretagna hanno fatto durante l'intervento in Libia è stato prima di tutto il rifiuto di ogni forma di dialogo, evitando ogni reale possibilità di compromesso con il regime di Gheddafi. Per questo, hanno cambiato le regole d'ingaggio dalla protezione dei civili al rovesciamento del regime” con conseguenze che erano immaginabili già all'epoca: d'altra parte, cosa può succedere in un paese governato da un sol uomo per 42 anni quando il potere assoluto viene a mancare, conteso all'interno di una coalizione composta da milizie e parti politiche senza coesione né leadership?

David Cameron, con una dichiarazione, ha ribadito la giustezza delle sue decisioni di allora spiegando che l'azione militare era stata richiesta dalla Lega Araba (vero) e che l'intervento fu approvato dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU (anche questo è vero). L'ex-premier britannico tuttavia dimentica il percorso che ha portato alla richiesta della Lega e all'approvazione del Consiglio, un percorso fatto di valutazioni errate e da interessi non umanitari sottolinea il Parlamento inglese.