Livello superiore di coscienza con le droghe psichedeliche: potrebbe non essere "roba da hippy" ma realtà scientifica

droghe psichedeliche
Non è solamente un'idea da hippy: le droghe psichedeliche potrebbero davvero essere in grado di portare ad un più elevato stato di coscienza, secondo uno studio aitoff - PD

Le cosiddette droghe psichedeliche sembrano avere effettivamente la capacità di portare ad un più elevato stato di coscienza: chi consuma queste sostanze a scopo ricreativo lo dice da sempre, ma adesso c'è uno studio scientifico che sembra aver effettivamente rilevato e misurato questo fenomeno, che quindi a quanto pare è una realtà e non una leggenda metropolitana.

Come descritto in un paper pubblicato su Scientific Reports, alcuni ricercatori della University of Sussex e dell'Imperial College, London hanno misurato l'attività neuronale in alcune persone che, per puro amore della scienza, hanno partecipato allo studio assumendo alcune di queste droghe psichedeliche. Lo stato dei loro cervelli quando si trovavano sotto l'effetto di queste sostanze è stato poi paragonato a ciò che avviene in condizioni "normali".

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In effetti non si tratta della prima volta che la condizione alla quale si giunge tramite utilizzo di droghe psichedeliche viene studiata, ma in quei casi il confronto veniva fatto con stati di coscienza "limitati", per così dire, come il sonno, l'anestesia o addirittura il coma vegetativo. In questo caso il termine di paragone è stato invece un cervello "acceso e funzionante".

"Questo risultato mostra che il cervello sotto droghe psichedeliche è meno prevedibile e più 'integrato' che durante il normale conscio stato di veglia, come misurato tramite il segnale di diversità globale", afferma Anil Seth, tra gli autori dello studio. "Dal momento che questa misurazione ha già mostrato il suo valore come misura di un 'livello conscio', possiamo dire che lo stato psichedelico appaia come uno stato di coscienza più alto del normale, ma soltanto in rapporto a questa specifica misura matematica".

Per giungere a questo risultato, i ricercatori si sono inizialmente basati sui dati di precedenti studi condotti all'Imperial College London ed alla University of Cardiff, nei quali a dei partecipanti sani venivano invitati a "farsi un viaggio" con droghe psichedeliche come psilocibina, ketamina e LSD. Grazie alla tecnologia di imaging cerebrale è stato quindi possibile verificare come il livello di coscienza di chi aveva assunto queste sostanze fosse "significativamente più alto".

Questo, i ricercatori per ovvie ragioni ci tengono a specificarlo, non significa che questo stato sia "migliore" o "più desiderabile" di quello normale, ma solamente che lo stato del cervello sotto droghe psichedeliche presenta dei tratti distintivi e che può essere misurato con l'applicazione di un valore matematico basato sull'imprevedibilità dell'attività cerebrale.

"I risultati di questo studio ci aiutano a comprendere cosa accada nei cervelli delle persone quando stanno avendo esperienza di un'espansione della loro coscienza, come con le droghe psichedeliche", spiega Robin Cahart-Harris dell'Imperial College London. "Le persone spesso di dicono di provare dell'introspezione con queste droghe, e quando questo accade in un contesto terapeutico si possono ottenere risultati positivi".

Non è certo una novità che droghe di ogni tipo vengano studiate in laboratorio su soggetti sani, che a volte (ma non in questo caso) includono gli stessi ricercatori. Questo fu ad esempio il caso del celeberrimo chimico svizzero Albert Hoffmann, che nel 1938 riuscì a sintetizzare la dietilamide dell'acido lisergico, meglio conosciuta come LSD, testandone su sé stesso gli effetti psichedelici qualche anno dopo.

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Negli anni '60 e '70 le ricerche in questo campo si focalizzarono sugli effetti che queste sostanze potevano avere, quando assunte sotto condizioni controllate: le droghe psichedeliche raggiunsero quindi un grande successo anche grazie al lavoro di studiosi come lo psicologo Timothy Leary, che mise l'accento anche sul loro possibile utilizzo terapeutico, esattamente come stanno facendo adesso i ricercatori britannici.

"Le persone tendono ad associare frasi come 'un più alto stato di coscienza' con la parlata hippy e con un nonsense mistico", spiega Carhart-Harris. Questo è potenzialmente l'inizio della demistificazione, grazie al fatto di mostrare i fondamenti biologici e fisiologici della cosa. Forse questo è un segnale neurale della mente che si apre".

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