Lo sciatore venezuelano Adrian Solano fa ridere e commuovere il mondo (ma forse è solo un'operazione di marketing di Caracas)

Adrian Solano
Lo sciatore venezuelano Adrian Solano alle qualificazioni al Mondiale maschile di sci nordico a Lahti, Finlandia. 23 febbraio 2017. REUTERS/Kai Pfaffenbach
  • Adrian Solano ha "commosso il mondo" con la sua prestazione a Lahti 2017, gareggiando con gli sci ai piedi per la prima volta e visibilmente impacciato nei movimenti;
  • La piccola crisi diplomatica tra Venezuela e Francia per via del "caso Solano" è un'occasione per Caracas per tornare sulla scena internazionale;
  • In altre occasioni alcuni atleti sono stati il veicolo inconsapevole di operazioni di marketing dei governi dei paesi di provenienza.

Quella dello sciatore Adrian Solano, originario del Venezuela, è una storia che vale la pena di raccontare: in quanto “storia” è la semplice ripetizione di un copione già visto, motivo per cui il quotidiano spagnolo Marca il giorno dopo la sua triste e un po' tragicomica performance sportiva lo ha definito “il Moussambani dello sci”. Ma andiamo con ordine.

A Lahti, località a un centinaio di chilometri a nord-est di Helsinki in Finlandia, si sono aperti il 22 febbraio i Mondiali di sci nordico quando, con la pettorina numero 1 e una tuta arancione piuttosto vistosa, l'atleta venezuelano Adrian Solano è scattato al cancelletto di partenza della gara di qualificazione della 10km a tecnica classica. Uno, forse due metri, e Solano ha immediatamente mostrato di che pasta è fatto ma, dopo essere caduto e persino ruzzolato per tutta la pista decine di volte e dopo un'agonia durata appena - si fa per dire - 6 chilometri, ha deciso di ritirarsi: troppo faticoso per lui, considerando che era la prima gara in assoluto che disputava sulla neve. Secondo quanto ha rivelato alla stampa un suo compagno di squadra non era solo la prima volta che indossava gli sci ma era proprio la prima volta che vedeva la neve.

Il video di Solano che ruzzola goffamente a destra e sinistra, rompe i bastoncini, incrocia gli sci e incespica sui binari nella neve per tutta la sua breve gara ha “fatto impazzire il web” e ha “commosso il mondo” dello sci e degli appassionati sportivi. Tutti, all'unanimità, si sono schierati con Solano e su YouTube il video della sua performance con più visualizzazioni ne conta oltre 900.000: un video viralizzato su Facebook e Twitter da milioni di utenti in tutto il mondo e che, è innegabile, ha provocato un forte effetto emotivo portandoci un po' tutti a simpatizzare con il giovane sciatore venezuelano.

Nelle ore successive la sua performance è stata arricchita dalla sua storia recente, una storia che sembra perfetta per colpire i cuori degli appassionati, già abbondantemente inteneriti dalle immagini: a metà gennaio Solano era partito da Caracas diretto in Svezia, dove avrebbe dovuto imparare a sciare prima di disputare la gara di febbraio al Mondiale. Il suo volo ha fatto scalo a Parigi, dove Solano è stato bloccato dalle autorità aeroportuali che lo ritenevano un immigrato clandestino e non hanno creduto alla sua versione, ovvero che fosse un atleta che stava recandosi in Svezia per allenarsi.

D'altra parte, come dare torto ai francesi? Solano è tutto (simpatico, guascone, spigliato, intelligente, sicuramente una bravissima persona) fuorché un atleta e le immagini sono inequivocabili. In Venezuela faceva il cuoco e il suo sogno è proprio diventare uno chef professionista. Ma saltiamo i puntini sulle “i” e procediamo: le autorità francesi, non persuase dalla versione di Solano, lo hanno rispedito dritto dritto in Venezuela dopo averlo tenuto bloccato allo scalo Charles de Gaulle per ben 6 ore e trasferito in hotel per cinque giorni, senza possibilità di uscire. Cesar Baena, il suo allenatore, citato da Eurosport ha dichiarato che “la Polizia s'è presa gioco di lui, dicevano che in Venezuela non c'è la neve e nemmeno lo sci”. I sogni di Solano sembravano infranti ma a prendere a cuore il suo destino sarebbe stato Aleksi Valavuori, ex-dirigente sportivo e uomo d'affari finlandese, che avrebbe organizzato una colletta per raccogliere il denaro necessario ad Adrian Solano per realizzare il suo sogno e ripartire per la Finlandia. Aperto un crowdfunding su GoFoundMe per raccogliere 4.000 Euro appena quattro giorni fa l'obiettivo è stato raggiunto in brevissimo tempo e oggi siamo a un totale incassato di 4.485€. Un sogno che, alla fine, si è realizzato ed “ha commosso il mondo”. Perfetto.

Questa storia ne nasconde un'altra, più oscura della prima ma altrettanto succulenta. Secondo il quotidiano norvegese Dagladet Solano non è stato trattenuto dalle autorità francesi per il suo status giuridico dubbio ma perché sospettato di traffico di droga, motivo per cui è stato trattenuto in aeroporto e monitorato in albergo per qualche giorno. Gli è stato permesso di tenere con sé gli unici 20€ che aveva ma il telefono gli è stato sequestrato: il Ministero degli Esteri di Caracas per questo motivo ha protestato ufficialmente con le autorità francesi e tra il Venezuela e la Francia va in scena in queste ore un piccolo incidente diplomatico, frutto un po' della eccessiva pignoleria della dogana francese e un po' della pessima nomea dei cittadini venezuelani che ancora hanno il denaro per poter acquistare un biglietto aereo.

“Presenteremo formale protesta al governo francese per l'affronto subito dall'atleta venezuelano” ha scritto su Twitter il Ministro degli Esteri venezuelano Delcy Rodriguez, specificando che la richiesta arriva da molto in alto: dal Presidente Nicolas Maduro. 

Secondo molte voci che girano in Venezuela almeno una fetta del denaro necessario a Solano per riprovarci è stata pagata proprio dal governo del Venezuela, che ha partecipato tramite donatori anonimi in Venezuela coprendo la quasi interezza del crowdfunding (parliamo di cifre irrisorie). Il governo di Caracas, e lo stesso Solano, hanno smentito ma non sarebbe la prima volta che si fanno operazioni del genere.

Il quotidiano spagnolo Marca ha messo in parallelo la commozione provocata da Solano con quella del suo collega nuotatore Eric Moussambani, atleta pigmeo della Guinea Equatoriale che aveva imparato a nuotare appena 2 mesi prima di gettarsi in acqua a Sidney 2000, una quota wild-card la sua. Anche Moussambani ha “commosso il mondo” e anche se non esistevano i social la sua fu una performance che ricordano in molti: quasi affogò per coprire quei lunghissimi 100m stile libero, lui che si era allenato in una vecchia piscina non regolamentare a Malabo. La Guinea Equatoriale ebbe un ritorno d'immagine enorme, una vera manna dal cielo per il leader africano più longevo noto nel mondo - quello più attento ai fatti che accadono - per essere un assassino e torturatore, affamatore del suo stesso popolo e cleptocrate arricchitosi enormemente depredando ogni risorsa e bene naturale del suo stesso Paese. La stessa cosa la Guinea Equatoriale l'ha fatta in occasione della penultima edizione della Coppa d'Africa, che sarebbe dovuta tenersi in Marocco: Rabat rinunciò, all'epoca si era nel pieno dell'epidemia di ebola in Africa occidentale, e fu solo Malabo a farsi sotto con la FIFA: il dittatore, che fece da garante per l'intera competizione, ricevette gli elogi pubblici di Sepp Blatter e Michel Platini perché “ha salvato il calcio africano” con un'operazione intelligente di brand marketing: il piccolo paese africano che si apre al mondo mostrando le sue bellezze e le sue ricchezze (e tenendo ben nascoste le sue carceri, le sue caserme e i suoi commissariati).

Guinea Equatoriale e Venezuela sono paesi molto amici: entrambe governate da oligarchie spietate e potenti, entrambe basano la propria economia sull'estrazione e la vendita di petrolio all'estero ed entrambe hanno subìto il duro contraccolpo della recente crisi petrolifera sui mercati azionari. Il Venezuela oggi è letteralmente in ginocchio mentre la Guinea Equatoriale si trova a dover sbrogliare i guai giudiziari dell'erede al trono, uno dei 15 casi di corruzione più clamorosi secondo il rapporto di Trasparency International dello scorso anno. Questo, ovviamente, ciò non significa che Solano sia un'operazione di marketing del governo di Caracas ma, al netto di tutto, il Venezuela ne ha beneficiato molto.

Per il Venezuela non c'era niente di meglio di una piccola e lieve crisi diplomatica con la Francia per lubrificare ulteriormente la narrazione interna, che vuole i chavisti vittime di un complotto internazionale che vuole sovvertire l'ordine nel Paese latinoamericano, oltre che rilanciare la propria immagine – piuttosto logora e negativa – sul piano internazionale. Ma ciò non toglie che nel Paese gran parte della popolazione continui a sopravvivere al di sotto di ogni soglia di povertà.