Lo spread torna a 200 punti: vale la pena acquistare i BTP?

Il ministero dell"Economia
Il ministero dell"Economia REUTERS/Alessandro Bianchi
  • Torna a salire lo spread tra BTP e Bund decennali, da un lato per l'aumento della percezione del rischio paese e dall'altro da aspettative di inflazione che sono tornate a salire;
  • I rendimenti rimangono però ancora bassi e per i piccoli risparmiatori, anche considerando varie scadenze, lo strumento appare veramente poco appetibile.

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di titoli di stato italiani e di rischio paese, con lo spread tra il decennale italiano e tedesco che è tornato nuovamente a toccare i 200 punti (ovvero il 2%). La ragione per cui tale divario sta nuovamente crescendo è giustificata in uno scenario politico italiano che si è fatto molto più incerto a seguito del risultato del referendum, e di una prospettiva inflazionistica che appare molto differente rispetto a quella di appena sei mesi fa (complice anche il rialzo dei prezzi energetici avvenuto nel corso del 2016).

Proprio l’inflazione sarà uno degli elementi che si dovrà monitorare attentamente nel corso dei prossimi mesi, considerando che ci sono aree dove la spinta alla crescita dei prezzi è molto forte (la ricetta espansionistica promessa da Trump dovrebbe dare negli Stati Uniti un’ulteriore spinta al rialzo) ed altre dove lo è molto meno (è il caso dell’Italia) o dove si parla ancora di deflazione. Così, se l’inflazione tedesca si è portata a dicembre 2016 all’1,7% in Italia è ancora allo 0,478% (comunque in aumento rispetto allo 0,093% dello scorso anno). Di fatto c’è stato un aumento generale dei rendimenti dei titoli di stato di diversi paesi, Germania inclusa, ed è bene ricordare questo quando si chiama in causa lo spread. Meglio quindi guardare al rendimento vero e proprio dello strumento piuttosto che un differenziale come è lo spread (nel caso in questione la differenza di rendimento tra titoli di stato decennali tedeschi e italiani).

Cerchiamo dunque di capire se questo recente rialzo dei tassi può rappresentare una buona possibilità di acquisto.

Innanzitutto, ricordiamo brevemente come funziona, in termini di rendimento, un acquisto di un titolo di stato e a quali variabili bisogna guardare per decidere se mettere lo strumento in portafoglio o meno. Iniziamo con il dire che il valore di un titolo già acquistato varia in maniera inversa al rendimento dello strumento, dato che ha un rendimento fisso: se all’inizio della nostra valutazione un BTP offre un rendimento dell’1% e dopo qualche mese questo sale al 2% e vengono emessi altri BTP al rendimento più alto, nessuno ovviamente vorrà più acquistare un BTP all’1% e chi vorrà venderlo subirà una perdita in conto capitale pari alla rivalutazione del BTP. Una prima cosa quindi da tenere in considerazione è l’aspettativa futura sul rendimento di un titolo di stato e l’orizzonte temporale di investimento. Ovviamente, coloro che acquistano un BTP con l’aspettativa di tenerlo fino a scadenza possono trascurare la variabilità del rendimento cui è soggetto lo strumento e pensare soltanto alle cedole che vengono staccate ogni sei mesi. Naturalmente, maggiore è l’orizzonte temporale di durata di un BTP più alto è il rendimento concesso (ricordiamo che generalmente vengono emessi BTP con scadenza a 3, 5, 10, 15 e 30 anni).

Dunque, considerando il rendimento attuale di poco superiore al 2% come dovremmo comportarci?

Molto dipenderà dalle aspettative che si genereranno sui rendimenti futuri dei BTP, che nei prossimi mesi potrebbero risentire dell’incertezza politica in Europa per via delle tante elezioni, i cui risultati rischiano di cambiare drasticamente volto all’Unione e metterne al rischio il progetto. È bene inoltre ricordare che l’Italia si trova complessivamente in una situazione pericolosa da cui non è mai riuscita a tirarsi fuori veramente, e il rendimento dei BTP viene tenuto sotto controllo dalla BCE tramite il suo piano di acquisti, che continuerà anche nel 2017. Il default di un paese avanzato è generalmente un evento poco probabile ma non impossibile, e nel caso dell’Italia bisogna tenere presente che un rischio di questo genere è tutt’altro che basso (nel 2012 ce la siamo scampata per il rotto della cuffia).  

Per coloro che intendono acquistare titoli di stato senza avere la certezza di arrivare a scadenza farebbero bene a mettere in conto un eventuale rialzo dei rendimenti nei prossimi anni. Anche i risparmiatori che guardano al lungo periodo dovrebbero comunque tenere in considerazione che al momento i rendimenti rimangono bassi ed è preferibile pazientare in attesa dei tempi migliori. Chi intende invece orientarsi su un orizzonte temporale più basso dovrà fare i conti con rendimenti veramente irrisori, che fino a non molto tempo fa erano addirittura negativi: nell’asta del 12 gennaio il rendimento del titolo triennale era di uno scarso 0,06%. Insomma, al momento le obbligazioni di stato rimangono ancora poco attraenti per i risparmiatori, che dovrebbero a questo punto guardare a qualcos’altro se vogliono spuntare qualche rendimento più alto (tenendo però bene a mente che gli strumenti cosiddetti sicuri stanno praticamente scomparendo).

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Volendo dare un rapido sguardo al decennale del BTP, vediamo che c’è stato un netto peggioramento a partire da agosto 2016, peggioramento che poi è proseguito a seguito del risultato sul referendum costituzionale di dicembre. Le quotazioni hanno raggiunto sul grafico settimanale il pivot S1, livello da cui potrebbe anche partire un breve rimbalzo tecnico fino a incontrare l’EMA a 50 e la trendline ribassista. Sopra i 135 si riprenderebbe la strada del rialzo, in caso contrario possiamo attenderci nuovi ribassi almeno fino ai 120.

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