L'OPEC non riesce a trovare l'accordo sulla produzione: i prezzi del petrolio tornano sotto pressione

di 31.10.2016 9:00 CET
Impianto di estrazione del petrolio a Bassora, Iraq
L'impianto di estrazione e raffinazione di petrolio di Rumaila, nei pressi di Bassora, Iraq. 6 aprile 2016. REUTERS/Essam Al-Sudani

Quando il FBI ha annunciato venerdì di aver riaperto il caso delle email di Hillary Clinton il sentiment del mercato è tornato negativo, con gli indici che hanno consumato i guadagni fatti registrare nella giornata precedente. Anche i prezzi del petrolio hanno fatto registrare dei cali importanti, con l’OPEC che non è stata in grado ancora una volta di trovare un accordo per tagliare la produzione, nonostante ci sia un accordo di massima sulla questione.

I prezzi del Brent sono calati dell’1,5% portandosi a 49,71 dollari al barile, il livello più basso fatto registrare dal 30 settembre. I prezzi del WTI statunitense sono invece calati del 2,05% a 48,7 dollari al barile, a un passo dai minimi del 4 ottobre.

Durante il vertice di Vienna, i paesi dell’OPEC Iran e Iraq si sono trovati in disaccordo sui dati relativi ai livelli di produzione forniti dall’organizzazione, e si sono rifiutati di tagliare l’output. In particolare, l’Iraq, che è il secondo maggiore produttore dell’OPEC, ha chiesto un’eccezione alle limitazioni alla produzione a causa della devastazioni causate dal gruppo islamista di Daesh (conosciuto anche come ISIS o Stato Islamico).

Simili richieste sono arrivate anche da Iran, Libia e Nigeria. Mentre questi ultimi due paesi devono affrontare dure insurrezioni interne, l’Iran è stata tagliata fuori dal commercio internazionale da diversi anni a causa delle sanzioni economiche, che sono state revocate recentemente dopo l’accordo sul nucleare raggiunto con gli Stati Uniti.

Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, ha detto al Wall Street Journal: “Il mercato ha capito che non sono stati fatti progressi, mentre prima pensavano che ci fosse stata qualche probabilità per l’OPEC di arrivare ad un accordo”.

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L’incertezza sui livelli di produzione del cartello è in qualche modo bilanciata dai dati che arrivano dagli Stati Uniti, dove i trivellatori hanno ritirato almeno due impianti di perforazione, facendo registrare la prima riduzione dallo scorso giugno.

James L. Williams, economista energetico presso il WTRG Economics di Londra, ha detto alla Reuters: “Un numero di due impianti di perforazione non è significativo in alcun modo. Potrebbe semplicemente essere qualcuno che muove gli impianti”.

Un annuncio formale dell’accordo, semmai verrà preso, è previsto per il 30 novembre. Il cartello avrebbe voluto effettuare un taglio alla produzione tra i 200.000 e i 700.000 barili al giorno, limitando l’offerta tra i 32,5 milioni e i 33 milioni barili al giorno.

L’OPEC sta anche tenendo delle riunioni con un altro attore strategicamente importante per l'andamento del greggio, la Russia, nella speranza di arrivare ad un accordo con il maggiore produttore non-OPEC in modo da cercare di rialzare i prezzi del petrolio.