Magistrati calabresi indagati per 'soffiate' alla cosca Mancuso

di 11.01.2013 10:53 CET
Giustizia sotto la lente
Polemica sulla proposta Pdl REUTERS/Paolo Bona

"Una consolidata rete di relazioni, in parte palese e in parte occulta, cui partecipano stabilmente magistrati del distretto di Catanzaro e due funzionari di polizia". Lo scrive in un'informativa il Ros (Raggruppamento Operativo Speciale) di Catanzaro a proposito dell'indagine che vede indagati il giudice del tribunale di Vibo Valentia Giancarlo Bianchi e due sostituti procuratori della Dda di Catanzaro: Giampaolo Boninsegna e Paolo Patrolo. La notizia viene riportata da Davide Milosa sul Fatto Quotidiano.

L'inchiesta Purgatorio vede intrecciarsi i ruoli della 'ndrangheta (la cosca Mancuso di Limbadi), la massoneria (spesso una seconda pelle per i boss calabresi più influenti) e alcuni uomini delle istituzioni. Oltre ai magistrati sopra citati sarebbero coinvolti anche alcuni agenti di Polizia, tutti a disposizione della 'ndrina Mancuso. L'accusa è di aver rivelato alla cosca notizie riservate. Il fascicolo è stato aperto dalla procura di Salerno (che ha competenza territoriale a indagare sui colleghi di Catanzaro) basandosi sull'informativa di mille pagine consegnata loro dal Ros.

In particolare il giudice Bianchi avrebbe "rassicurato i Mancuso su future assoluzioni". In una intercettazione del 2011 che vede protagonisti Pantaleone Mancuso e Francesco Barbieri (imprenditore calabrese che lavora a Milano), il primo ricorda come nel 2005 Bianchi dispose il suo "ricovero provvisorio" mentre era rinchiuso nel carcere di Vibo Valentia. Secondo il Ros un provvedimento arbitrario che avvantaggiò il boss che potè comunicare più facilmente con l'esterno. Il termine del ricovero era di una settimana, ma si protrasse per 27 giorni, interrotto solo dopo un'interrogazione parlamentare presentata dall'onorevole Angela Napoli.

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