Manifestazioni in Romania: chi è il presidente che sostiene la protesta

di 09.02.2017 9:04 CET
Presidente rumeno Iohannis
Il presidente rumeno Klaus Iohannis è diventato un supporter importante dei movimenti di protesta di massa anti-governativa di inizio febbraio 2017 Inquam Photos/Liviu Florin Albei via REUTERS

È il tipo di presidente non ortodosso che si ritrova a capo di un movimento di protesta anti-governativa di massa - ma Klaus Iohannis è anche un leader non ortodosso.

Non soltanto è il primo presidente rumeno a provenire dalla minoranza protestante del paese a lingua tedesca - piuttosto che dalla maggioranza cristiano ortodossa -, ma Iohannis è il primo leader di questo paese dell’est Europa a non avere collegamenti con il regime Comunista, che governa dal 1989.

Nato in Transilvania, il presidente 57-enne è stato una spina nel fianco del Partito Social Democratico (PSD), da quando ha sconfitto alle elezioni presidenziali del 2014 l’ex leader Victor Ponta. Attualmente sta servendo sotto il secondo governo PSD, guidato dal Primo Ministro Sorin Grindeanu.

Dal punto di vista della legge rumena, il presidente ha un ruolo perlopiù cerimoniale, anche se ha la responsabilità per la difesa e la politica estera e gioca un ruolo chiave per questioni giuridiche e di intelligence. Inoltre, anche se raro, la legge consente al presidente di essere in contrasto con il governo in carica.

Di sicuro quella è stata l’esperienza di Iohannis nel ruolo. Ha portato avanti le elezioni del 2014 andando contro la corruzione - una cosa abbastanza inusuale in un paese dove la corruzione costa ogni anno tra i 16 e i 33 miliardi di dollari -, in un momento in cui gli assistenti di Ponta sono stati travolti in uno scandalo di corruzione.

Nell’ottobre del 2015, il nightclub Collectiv di Bucarest è stato distrutto dalle fiamme, un incidente che ha provocato la morte di 64 persone e il ferimento di 147. La tragedia ha portato a proteste di massa contro il governo quando è emerso alla luce che al club era stata concessa la licenza senza l’approvazione del dipartimento dei vigili del fuoco.

Dopo settimane di proteste, Ponta è stato costretto alle dimissioni e il suo governo è stato sostituito da un parlamento tecnico, che ha governato fino alle successive elezioni di gennaio 2017. Il PSD è tornato al potere con il nuovo leader Sorin Grindeanu, che promesso salari più alti e meno tasse.

Ma dopo poche settimane, il nuovo governo ha fatto passare un decreto che abolisce il carcere per i casi di abuso di potere dove i costi coinvolti sono inferiori ai 44.000 euro. La scorsa settimana, decine di migliaia di persone sono scese per le strade in una protesta che è arrivata a coinvolgere più di mezzo milione di persone.

Iohannis ha riferito mercoledì al parlamento rumeno che il paese ha bisogno di unn governo trasparente, che governi alla luce del giorno non nel buio della notte. “La prosperità del popolo rumeno non è stata al centro delle vostre priorità [...]. È per questa ragione che i rumeni sono indignati e si stanno rivoltando”, ha detto.

Il suo mandato come presidente arriva da una grossa fetta di quei rumeni che sono stanchi di come la corruzione ha afflitto la Romania dalla fine del comunismo nel 1989 (e probabilmente anche da prima). Nelle elezioni del 2014, il 50 per cento dei rumeni che vivono all’estero ha votato per lui, rispetto al 16 per cento che ha votato per Ponta.

Daniel Brett, un docente della Open University, ha spiegato in un editoriale pubblicato su IBTimes UK l’8 febbraio che i rumeni che hanno viaggiato per l’Europa sono diventati una forte voce politica che si oppone alla corruzione e al nepotismo nella loro terra natale.

Tuttavia, nonostante la retorica di Iohannis - che ha apertamente elogiato le manifestazioni di Bucarest -, il presidente non ha chiesto nuove elezioni e ha ribadito che il PSD ha il mandato per poter governare. Con decine di migliaia di persone per le strade e Grindeanu che ancora non agisce, il futuro non dipende molto da Iohannis, ma piuttosto da quale parte - i manifestanti o il governo - cederà prima.