Mar Cinese Meridionale: la Cina minaccia apertamente il Giappone

di 30.09.2016 9:00 CEST
Mar Cinese Meridionale, esercitazione USA-Giappone
La USS Mustin transita a fianco della nave JS Kirisame delle Forze di auto-difesa del Giappone, nel corso di un'esercitazione congiunta nel Mar Cinese Meridionale David Flewellyn/U.S. Navy/Handout via REUTERS

La Cina ha avvertito giovedì (29 settembre) il Giappone che i suoi piani di effettuare esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti equivalgono a “scherzare con il fuoco”, una retorica che è riferita all’importanza economica e militare di quelle acque (il Mar Cinese Meridionale), stando a quanto ha riportato Agence France-Presse (AFP).

Pechino ha rifiutato di adattarsi a quanto esposto quest’estate dalla Corte Internazionale, la quale ha specificato che la Cina non ha l’assoluto controllo del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha risposto definendo la sentenza del 17 luglio come una “farsa” e lunedì ha inviato 40 jet su uno stretto vicino al Giappone prima di un’esercitazione nel Pacifico occidentale, come ha riferito AFP.

Yoshihide Suga, il capo Segretario del Gabinetto del Giappone, ha detto che la nazione ha risposto inviando almeno un jet nella direzione dei velivoli cinesi, con le due nazioni che continuano la contesa nel Mar Cinese Orientale.

“Il governo del Giappone ha continuato a monitorare l’attività militare cinese, che è diventata più attiva e espansiva, mentre svolgiamo le nostre attività di sorveglianza”, ha detto Suga come ha riferito il Military Times. “Siamo determinati a difendere le nostre terre, le nostre acque territoriali e i nostri cieli”.

La sentenza è stata presa dalla Corte permanente di arbitrato, un tribunale internazionale supportato dalle Nazioni Unite, che ha dato speranza ad altre nazioni nel Mar Cinese Meridionale come le Filippine, l’Indonesia e il Vietnam.

“Se il Giappone vuole condurre delle esercitazioni congiunte nelle acque amministrate dalla Cina allora sta giocando con il fuoco, e l’esercito cinese non starà fermo a guardare”, ha detto ai giornalisti il portavoce ministeriale Yang Yujun.

Nonostante il mare abbia approssimativamente una grandezza di sole 200 miglia nautiche, è un passaggio commerciale e di trasporto che è stato fortemente conteso per decenni. Secondo quanto affermato da Forbes, la Cina sta cercando di rafforzare la sua presenza in quel passaggio marino dal 2012, anche se è stato conteso con forza sin dal 1970, e la sua prossimità con il Pacifico e l’Oceano Indiano così come con la Malacca, la Sunda, e con lo Stretto di  Lombok, lo rendono critico per l’intero commercio globale. Circa il 50 per cento delle flotte mercantili del mondo passa per queste vie marittime.