Marocco e Nazioni Unite ai ferri corti: il Fronte Polisario teme una ripresa delle violenze

Mohamed Abdelaziz
Il Presidente del Fronte Polisario del Sahara Occidentale Mohamed Abdelaziz risponde ad alcune domande durante un'intervista a Madrid il 14 novembre 2015. REUTERS/Andrea Comas

Mohammed Abdelaziz, capo del Fronte Polisario nel Sahara Occidentale, la regione a sud del Marocco che da decenni rivendica l'indipendenza e l'autodeterminazione dal regno di Mohamed VI, giovedì 14 aprile ha inviato una lettera alle Nazioni Unite nella quale esprime la sua profonda preoccupazione circa la ripresa delle ostilità nel sud del Marocco. Il Fronte Polisario si batte da anni per l'autodeterminazione del Saharawi, sostenuto politicamente e non solo dall'Algeria.

Da diverso tempo la situazione nel Sahara Occidentale ha ripreso a preoccupare non poco i diversi attori internazionali e le Nazioni Unite: la missione dei caschi blu della MINURSO, iniziata nel 1991 e utile per monitorare il cessate il fuoco, non è mai riuscita a rendersi efficace relativamente agli scopi effettivi della missione. In origine infatti l'obiettivo era giungere a un referendum popolare nella regione del Sahara Occidentale il cui esito avrebbe risolto la diatriba tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario: in tempi più recenti il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha irritato non poco il Regno quando, durante una visita ad un campo profughi in Algeria ha definito “occupazione” la presenza marocchina nella regione del Sahara Occidentale.

Una presa di posizione non da poco che ha allontanato molto il Marocco dai piani alti del Palazzo di Vetro: dieci giorni dopo le parole di Ban Ki Moon il Regno ha annunciato la decisione, unilaterale, di ridurre il proprio contingente nella missione MINURSO, di valutare il ritiro di tutti e 2.300 caschi blu marocchini in forza presso l'ONU e di espellere dal proprio territorio tutti i civili della missione ONU. 

Tra qualche giorno il segretario generale delle Nazioni Unite presenterà una relazione sulla situazione generale nel Sahara Occidentale e quello sarà probabilmente il momento della verità per le relazioni tra Marocco e Palazzo di Vetro: secondo la lettera di Mohammed Abdelaziz senza una “reale e diretta pressione” del Consiglio di Sicurezza sul Regno del Marocco per permettere alla missione MINURSO di “riprendere il proprio lavoro e concludere il mandato per il referendum costituzionale” il rischio di una nuova escalation è più che concreto. In quel caso “il popolo saharawi sarà costretto ancora una volta a difendere i propri diritti con tutti i mezzi legittimi, tra cui la lotta armata, legalizzata dalle Nazioni Unite per tutti i popoli che vivono colonizzati”. Non esattamente una promessa ma poco ci manca: il Consiglio è spaccato sulla questione, anche se ufficialmente auspica che la MINURSO possa “riprendere la piena operatività” nella zona del Saharawi. Entro la fine di aprile però il Consiglio dovrà dare una risposta e l'attesa, spasmodica, è tutta per il rapporto che dovrà presentare Ban Ki Moon, la cui pubblicazione è stata già rimandata di una settimana (a dimostrazione della delicatezza di questa questione).

Certo è che l'atteggiamento del Marocco non aiuta a raffreddare il clima: il 7 aprile scorso le autorità marocchine hanno arrestato e poi espulso Ingrid Metton, un avvocato francese, Eric David, professore di diritto internazionale belga, Jesus Maria Martin Morillo, magistrato spagnolo, Maria Nieves Cubas Armas, Juan Carlos Gomez Justo, Altamira Guelbenzu Gonzalo, altri tre avvocati spagnoli, e Joelle Toutain, organizzatrice della delegazione, che si trovavano in Marocco con regolare visto. Al momento del fermo e dell'arresto erano tutti in albergo a Rabat, dove erano appena arrivati: le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nelle loro stanze armi in pugno ordinando loro di esibire documenti, bagagli e trasferendoli in commissariato. Sono stati tutti arrestati ed espulsi in poche ore per “turbativa e attentato all'ordine pubblico”.

La delegazione straniera faceva parte di un collegio internazionale di avvocati e viaggiava in Marocco per incontrare i detenuti del carcere di Gdeim Izik, dove sono reclusi molti prigionieri politici per l'autonomia del Saharawi: “Siamo andati in Marocco per chiedere alle autorità di rispettare i diritti umani in relazione alle condizioni nel Sahrawi” ha dichiarato Eric David alla stampa belga una volta rientrato in Europa. “Ci sono abitanti del Saharawi che hanno ricevuto pene detentive pesantissime, persino l'ergastolo. Volevamo incontrare avvocati sahariani e del Comitato nazionale marocchino per i diritti umani” ha spiegato, raccontando che l'arresto è avvenuto un'ora dopo il rientro in alberto della delegazione al termine di un'incontro all'ambasciata belga di Rabat.

La notizia è passata parecchio in sordina ma è abbastanza emblematica di quello che è in questo momento il clima che si respira nei rapporti tra il Marocco e il resto del mondo: “Quanto successo è la prova che il Marocco è probabilmente ancora molto lontano dall'essere uno stato di diritto ha dichiarato a RTBF David mentre il console belga a Rabat ha dichiarato che “il Sahara Occidentale è una sorta di linea rossa qui in Marocco”.

La questione sta facendo arroccare Rabat sempre più sulle sue posizioni, decisamente reazionarie, ma è sbagliato affermare che il Marocco si stia isolando: di recente Re Mohamed VI ha visitato la Russia, una visita in pompa magna nel corso della quale sono stati firmati numerosi accordi agricoli (che l'Europa aveva rigettato) ed energetici. Un fatto che concede ai russi un nuovo pezzo di Africa, dove fino a poco fa l'Orso del Cremlino sembrava non avere alcun interesse.