Mercato illegale del legno, la giustizia francese prova a far rispettare le normative europee

Legno africano
Legname di contrabbando di origini gambiane confiscato dalle autorità senegalesi a Digante, Senegal. 18 novembre 2015. REUTERS/Jean-Francois Huertas

Sono cominciate, in Francia, le prime indagini per accertare illeciti e vastità del mercato illegale del legname dall'Africa centro-occidentale all'Europa: all'inizio del 2016 infatti Greenpeace Francia aveva depositato una denuncia alla procura di La Rochelle contro il commercio illegale di legname e la violazione della diligence europea da parte di diverse aziende francesi importatrici di legname.

Di mercato illegale del legno e di come questo finanzia i signori della guerra in Africa noi di IBTimes Italia avevamo parlato qualche mese fa, raccontando di come alcune aziende europee siano state accusate di operazioni massicce di disboscamento e alcune di esse si siano probabilmente rese complici negli abusi contro i diritti umani perpetrati sulle popolazioni locali.

Il traffico illegale di legname, secondo France2, vale ogni anno circa 11 miliardi di dollari, quasi quanto il traffico di droga: comodini, mensole, tavoli, sedie, i mobili nelle nostre belle e calde case europee sono in realtà macchiate di sangue e illegalità. Il mercato illegale del legno rappresenta una fetta tra il 15 e il 30 per cento del totale: per illegale si intende, ad esempio, l'aver tagliato alberi senza le dovute autorizzazioni in aree in cui è proibito farlo.

Secondo il regolamento europeo EUTR (EU Timber Regulation), in vigore a partire dal 2013, i controlli in questo senso devono essere serrati: le aziende europee che importano legno dall'estero (in particolare da Africa centro-occidentale e Amazzonia) devono garantire standard di trasparenza e controllo altissimi e la normativa prevede che personale dell'azienda importatrice e esperti forestali stiano sul posto a controllare le operazioni di taglio e lavorazione del legname. Una cosa che succede di rado.

Cotrefor, ad esempio, è “il più grande ed importante gruppo di aziende attivo nella foresta della Repubblica Democratica del Congo”: sulla visura camerale presente nel sito dell'azienda c'è scritto che ha sede nello Zaire, un paese che non esiste più e che oggi si chiama appunto Repubblica Democratica del Congo (RDC), a Kinshasa ma la proprietà secondo al radio congolese Okapi la proprietà è libanese. Il gruppo è stato interrogato nel tardo 2015 proprio dagli esperti francesi di Greenpeace, che successivamente hanno presentato la denuncia a La Rochelle sulla base delle informazioni raccolte: Cotrefor è attiva su 500.000 chilometri quadrati di foresta solo in Congo. Secondo Greenpeace Cotrefor svolgerebbe la propria attività “illegale e distruttiva” concentrandosi sul legno di Afromosia, legno esotico preziosissimo e piuttosto raro di una pianta considerata in via di estinzione, mettendo a rischio gli habitat naturali di animali come i bonobo. Oltre a operare in zone senza autorizzazione Cotrefor non si farebbe scrupolo a violare i diritti delle comunità locali, e questi sono solo alcuni gli aspetti critici delle attività di questa grande azienda di legname: “Da un lato incassano molto e dall'altro seminano povertà” ha accusato nel maggio 2015 Raoul Mosembula, coordinatore nazionale di Greenpeace in RDC.

L'azienda ha sempre definito le accuse di Greenpeace delle “ingiurie” ma di fronte alle indagini della magistratura francese sembrano trincerarsi dietro un silenzio assordante. È la cronaca locale a far emergere la punta dell'iceberg di questo commercio illegale: alla fine del 2015 ad esempio l'azienda ITB finì nell'occhio del ciclone dopo che il ministero dell'ambiente congolese sequestrò 270 tronchi di legno wenge - tipicamente usato per costruire chitarre e bassi elettrici - al porto di Kinshasa. La società non avrebbe rispettato il patto sociale concordato con le comunità locali dei territori in cui aveva ottenuto la concessione, tagliando più legno del dovuto e cercando di sbiancarlo per poterlo vendere legalmente nel mercato europeo. Il legno wenge è apprezzatissimo dagli europei: nel novembre 2013 le autorità tedesche hanno sequestrato due carichi di questo legname tropicale di piante in via di estinzione al porto di Anversa. La spedizione era diretta in Svizzera, alla società Bois d’Afrique Mondiale, mentre il mittente era un'altra società libanese con sede in RDC, Bakri Bois Corporation. Nei porti europei succede continuamente: l'impresa olandese Fibois rischia una multa pesante e a marzo dovrà rispondere di condotte illecite (importazione illegale di legname dal Camerun) davanti a un tribunale di Amsterdam, che potrebbe confermare una multa pari a 1.800 euro al metri cubo di legno illegalmente importato. Uno scandalo enorme: solo Fibois importa dal Camerun dai 300 ai 400 metri cubi di legno ogni mese, ma anche altre 14 società britanniche sono finite, nel giugno 2014, nell'occhio del ciclone per importazione illegale di legname dall'Africa centrale e occidentale.

Parliamo sempre di violazioni sulla due diligence, quindi del mancato controllo degli importatori europei su presunte violazioni delle normative da parte dei propri fornitori in Africa: solo in Camerun i 20 milioni di ettari di foresta si riducono costantemente dal 1990 ad un ritmo dell'1 per cento ogni anno, ragion per cui nel 2011 è entrato in vigore il partenariato tra il governo camerunese e l'Unione Europea per migliorare la gestione delle foreste. Ma, al contempo, il ministro delle foreste e della fauna selvatica camerunese Ñgôlê Philip Ngwese ha definito “un insieme di stereotipi” il rapporto di Greenpeace. Il Paese ci tiene molto al proprio commercio di legname: si tratta di un mercato pari a 803.100 tonnellate di legno pregiato esportato solo nel 2014, secondo i dati forniti dalla Banca degli Stati d'Africa citati da Jeune Afrique.

Il 9 marzo 2016 i Paesi Bassi sono diventati il primo paese d'Europa a imporre sanzioni per il mancato rispetto del Regolamento europeo sul legno. La Francia, con l'indagine di La Rochelle, potrebbe seguire i vicini olandesi nel perseguire gli illeciti in questo settore. Ma questo non basterà a far sì che si esaurisca il commercio illegale di legname disboscato senza troppe remore dalle multinazionali: la Cina, che importa sopratutto materie prime come carbone e legno, è già pronta a elargire grassi assegni alle imprese e ai governanti africani per accaparrarsi le preziose concessioni forestali.

Nei giorni scorsi France2 ha mandato in onda un documentario molto interessante dal titolo “Cash Investigation”, dove si racconta come le piantagioni di alberi e le foreste siano bombe incendiarie pronte ad esplodere: dalle foreste francesi alle piantagioni indonesiane passando per gli interessi di Ikea in Romania. Il legno è ovunque: sulla carta incollata alle pareti delle nostre case, nel tavolo su cui poggia il computer con il quale è stato scritto questo articolo, nell'armadio in cui riponiamo i nostri vestiti, nel letto sul quale riposiamo ogni notte. L'Europa mostra, con grave ritardo, di voler contrastare illeciti che rischiano di distruggere interi ecosistemi e modelli di società.