Migliaia di satelliti per la connessione ad internet: il sogno di SpaceX sta per diventare reale?

gps costellazione satelliti
La costellazione del sistema GPS, qui rappresentata, comprende 32 satelliti. SpaceX intende creare una sua costellazione per la fornitura di internet ad altissima velocità costituita da 4.425 satelliti NOAA

Elon Musk non è mai stato uno che parla per dare fiato alla bocca: il fondatore e CEO di SpaceX nel 2016 aveva annunciato l'intenzione di lanciare una costellazione di migliaia di satelliti per garantire collegamenti internet ultra-veloci in tutto il mondo. Il vulcanico imprenditore non ha di certo cambiato idea, considerando come l'azienda californiana abbia fornito svariati dettagli del progetto davanti alla commissione per Commercio, Scienza e Trasporti del Senato USA, inclusa l'intenzione di partire con i test già quest'anno.

Il 15 novembre del 2016, SpaceX aveva presentato una richiesta alla Federal Communications Commission (FCC), con la quale richiedeva l'autorizzazione ad operare "un sistema di satelliti orbitali non geostazionari nell'ambito del Fixed-Satellite Service sulle frequenze di banda Ku e Ka".

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I satelliti in questione sono piuttosto atipici in termini di massa (parliamo di quintali, non tonnellate) e che dovrebbero operare a quote comprese fra 1.150 e 1.275 km. "Il sistema è congegnato per fornire una vasta gamma di servizi di comunicazione a banda larga per utenti residenziali, commerciali, istituzionali, governativi e professionali in tutto il mondo", aveva scritto SpaceX nella sua richiesta.

A stupire particolarmente fu però il numero complessivo delle navicelle che avrebbero dovuto comporre la costellazione: 4.425, per l'appunto, ossia più del triplo dei 1.459 satelliti che attualmente orbitano intorno alla Terra. Un tale "aumento del traffico" nei pressi del nostro pianeta sarebbe qualcosa totalmente privo di precedenti, motivo per il quale SpaceX avrà molte cose da chiarire prima di ottenere il via libera all'operazione.

Per questo motivo Patricia Cooper, vice-presidente di SpaceX per gli affari governativi sui satelliti, è comparsa davanti alla commissione del Senato per spiegare cosa bolla in pentola per l'azienda californiana, spiegando che l'idea di offrire una copertura senza precedenti per la rete internet è una necessità negli Stati Uniti, dove milioni di persone "al di fuori di limitate aree urbane mancano di un accesso di base che sia affidabile" ed anche per la maggioranza di americani che vivono nelle città "non c'è più di un singolo fornitore di banda larga da scegliere".

Il quartier generale di SpaceX a Hawthorne, in California Il quartier generale di SpaceX a Hawthorne, in California  REUTERS/Mario Anzuoni

Motivo per il quale SpaceX ambisce a salvare la situazione con la sua mega-costellazione di satelliti, che ovviamente non fornirebbe servizi internet a banda ultralarga solamente negli Stati Uniti ma anche nel resto nel mondo, con un occhio particolare ai paesi meno sviluppati. Tutto questo, secondo la Cooper, dovrebbe partire a strettissimo giro.

"Nel corso di quest'anno, SpaceX inizierà la procedura di test dei satelliti stessi, lanciando un prototipo prima della fine dell'anno ed un altro nei primi mesi del 2018", ha spiegato la dirigente. "Dopo aver dato con successo dimostrazione della tecnologia, intendiamo iniziare la campagna di lancio dei satelliti nel 2019. Le rimanenti navicelle della costellazione saranno lanciate in fasi fino al 2024, quando il sistema raggiungerà la piena capacità con i satelliti operanti su bande Ka e Ku".

"SpaceX intende lanciare il sistema a bordo del suo razzo Falcon 9, ottenendo significativi risparmi sui costi garantiti dalla riusabilità del primo stadio adesso dimostrata dal veicolo", ha aggiunto la Cooper, facendo riferimento al primo volo di un Falcon 9 con un primo stadio cosiddetto "flight-proven", ossia che aveva già spinto un razzo nello spazio.

spacex falcon 9 39a Il Falcon 9 sulla piattaforma di lancio 39A del Kennedy Space Center  SpaceX

La prossima missione che prevede l'utilizzo di un razzo con un primo stadio "usato" avrà luogo nel corso di giugno, quando un satellite bulgaro per le comunicazioni partirà dal Kennedy Space Center in Florida. La navicella raggiungerà lo spazio grazie al primo stadio protagonista di un lancio storico: quello con il quale SpaceX era tornata a volare lo scorso gennaio in seguito ad un'esplosione di un razzo a Cape Canaveral che aveva messo in dubbio la stessa sopravvivenza dell'azienda californiana.

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Oltre ad una nuova dimostrazione della riusabilità del componente dei Falcon 9, questo volo rappresenterà un nuovo importante traguardo: la prima missione con un razzo usato aveva richiesto un cosiddetto turnaround time, ossia il tempo necessario a far nuovamente volare il primo stadio, di circa un anno. In questo caso stiamo invece parlando di un Falcon 9 andato nello spazio appena 5 mesi fa.

SpaceX continua quindi a cercare di stupire con progetti sempre più ambiziosi, anche se la creazione della mega-costellazione di satelliti mette l'azienda di Elon Musk e chiunque abbia interesse a condurre attività spaziali negli anni e nei decenni a venire all'impellente problema della "space junk", ossia l'immensa quantità di detriti prodotti dagli esseri umani che orbita intorno al nostro pianeta e mette a rischio chiunque transiti da quelle parti. L'aspetto non è stato finora toccato, ma sarà necessario farlo quanto prima.

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