Migranti, sfatiamo un mito: ecco i veri numeri dei rifugiati in Italia

Migranti Sicilia
Migranti provenienti dall'Africa subsahariana a bordo della nave Dignity nel porto siciliano di Augusta. Italia, 19 ottobre 2016. REUTERS/Antonio Parrinello

L'invasione non è un'invasione. L'emergenza non è un'emergenza. La crisi non è una crisi. Ma i bugiardi, gli accidiosi, i razzisti, gli irresponsabili, gli ignoranti che parlano senza sapere nulla quelli no, quelli ci sono, e lo sono, eccome.

L'Associazione Carta di Roma ha pubblicato, in collaborazione con l'Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) un breve rapporto contenente i numeri effettivi riguardanti i rifugiati, ovvero quelle persone che hanno già presentato la domanda nel Paese in cui si trovano e ottenuto dalle autorità lo status di rifugiato, così come previsto dalla Convenzione di Ginevra: 131.000 persone in Italia.

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Due anni fa, quando i flussi migratori erano inferiori ad oggi e quando i media non martellavano tutto il giorno con la “par condicio” dell'insensatezza – cioè dare uguale spazio a chi informa sul fenomeno e a chi sullo stesso fa puro "terrorismo psicologico" - il 36 per cento degli italiani riteneva che gli stranieri presenti in Italia fossero 20 milioni: circa un terzo della popolazione nata in Italia. Oggi non ci sono studi 'freschi' né statistiche sulla percezione del fenomeno ma la sensazione di chi scrive (quindi una cosa totalmente soggettiva) è che quest'idea non sia cambiata molto nella famosa “opinione pubblica”.

La cifra di 20 milioni di rifugiati percepita dalla popolazione italiana è lontana non di poco dal numero complessivo di rifugiati presenti in tutto il mondo: 16 milioni 515.190 persone al giugno 2016, secondo l'UNHCR. 2,1 milioni si trovano in Europa, cui vanno aggiunti anche i 2,8 milioni di rifugiati che si trovano in Turchia, una somma che è corretto fare visto che l'Unione Europea paga profumatamente la Turchia per tenerseli. L'”invasione”, in realtà, non è che quella delle boiate sesquipedali nella testa di chi sostiene ci sia un'invasione: i due terzi di rifugiati nel mondo sono suddivisi tra America, Asia ed Africa. E lì, a quanto sembra, vogliono restare.

In Italia a giugno 2016 erano presenti 131 mila rifugiati, aumentati non di molto (le domande vengono accolte per circa il 40 per cento) negli ultimi mesi: parliamo di 2 rifugiati ogni 1.000 cittadini italiani, in Svezia siamo quasi al 2 per cento della popolazione (186.000 rifugiati su una popolazione di 10 milioni di persone, ovvero 18 ogni 1000 cittadini). In Germania su 82 milioni di tedeschi i rifugiati sono 478.000 (quasi 6 ogni 1000 abitanti): osservando questi dati verrebbe quasi da pensare che i rifugiati portano lavoro e benessere economico, visto che abbiamo deciso di rapportare l'Italia (non proprio un'economia florida) alle due economie più in crescita di tutta l'Europa (entrambe nell'UE, una in zona Euro e una no).

Insomma, come sottolinea anche l'Associazione Carta di Roma c'erano più persone al Circo Massimo per il concerto di Bruce Springsteen lo scorso anno che rifugiati in tutto il territorio nazionale.

C'è chi dirà che parliamo solo dei rifugiati, cioè di quelle persone la cui condizione è stata già esaminata e riconosciuta dalle istituzioni italiane, e che questi sono solo “una minima parte” dei migranti che arrivano in Italia. Secondo Frontex nel 2016 sono sbarcati in Italia 181.000 persone, circa il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente, e i trend per l'anno in corso mostrano un possibile aumento ulteriore dei migranti in arrivo. Circa il 58 per cento di loro vedono respingere la propria domanda (dati di febbraio 2017 del Ministero dell'Interno) e in base alle nuove regole che saranno imposte dal decreto Minniti-Orlando, che probabilmente faranno aumentare questa percentuale di dinieghi, dovranno essere rimpatriati.

Osservando i numeri, comunque, resta una domanda: di quale “emergenza invasione” stiamo parlando?

C'è poi chi decide di dotarsi di una palla di vetro, oggetto quantomeno introvabile, e fare previsioni fosche per il futuro: tra questi c'è il Presidente del Parlamento UE Antonio Tajani, che parlando in un'interessante intervista al Die Welt circa la necessità di intervento nei paesi di partenza, in particolare dell'Africa, per risolvere i problemi che portano le popolazioni a spostarsi “tra dieci anni 20 o anche 30 milioni di immigrati entreranno nell'Unione Europea”. Tuttavia secondo un recente rapporto dell'IOM (l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, presente nei paesi di partenza, di transito e di arrivo, contrariamente all'onorevole Tajani) il 56 per cento dei migranti oggi presenti in Libia vorrebbe restare nel continente africano e non attraversare il mar Mediterraneo per raggiungere l'Europa.

Insomma, i fenomeni vanno inquadrati e affrontati per quello che sono. L'emergenza non riguarda l'invasione, l'emergenza riguarda i morti in mare; non riguarda il fenomeno immigrazione, riguarda l'incapacità di dare risposte a chi arriva e a chi è già qui, italiani e non. Non è di "un'invasione" di persone, quella di cui dovremmo parlare, di cui dovremmo preoccuparci: è l'"invasione" della non-conoscenza quella che fa più danni.