Moglie e Marito: recensione film. Favino e Kasia Smutniak si scambiano i ruoli nel segno dell’empatia

Cosa succede se il marito si ritrova nel corpo della moglie e viceversa. Per Pasqua: Moglie e Marito. Recensione
di @LucaMarra 13.04.2017 15:29 CEST
moglie e marito film
Kasia Smutniak e Pierfrancesco Favino in Moglie e Marito: dal 13 aprile 2017 al cinema. Warner Bros.

Moglie e Marito: per il week end di Pasqua 2017, in uscita il 12 aprile, arriva la commedia dell'esordiente Simone Godano con al centro due big del cinema italiano, Kasia Smutniak e Pierfrancesco Favino. La trama si innesta su un classico meccanismo del Cinema, americano soprattutto, cioè lo scambio di ruoli, il diventare un altro per capirsi meglio. Lui, Andrea (Favino) è un neurochirurgo di successo, impegnato nella ricerca col suo amico e collega Michele ( Valerio Aprea), lei, Sofia ( Smutniak) è una conduttrice tv in rampa di lancio. Tra i due non c’è più intesa, il divorzio è annunciato, tutto va alla deriva: una sera, complice la macchina per “leggere il pensiero” sperimentata dal dottore, tra i due avviene uno scambio di identità. Nel corpo robusto di Andrea si “installano” i ricordi, le esperienze e la femminilità di Sofia, mentre la grazia di lei viene sconvolta dall’identità di lui: movenze goffe, grande conoscenza della Medicina, e tendenza al disordine perenne. Come se la caveranno ora che, entrambi, sono a un passo dalla svolta di carriera?

Il film sembra, tra locandina, trama e titolo, quella solita commedia italiana, di quelle che se ne vedono tante, tutte uguali, sciatte e con al centro una borghesia di nicchia. Invece la sorpresa di Moglie e Marito si gusta sempre di più ad ogni minuto di visione che passa. Simone Godano, al suo esordio dietro la macchina da presa, dirige due attori molto bravi e perfetti in questo gioco di ruolo, dove l’opposto deve essere ben chiaro altrimenti non possiamo goderci l’interazione e il conflitto fra di loro. Così Favino è straordinario nel confondere la farsa con la verità, il gioco col drammatico, usando il suo corpo massiccio per piegarlo alle movenze femminili. Non è da meno anche Kasia Smutniak nel trasformare la sua grazia  nel gesto scomposto dell’uomo, menefreghista e sciatto. Dunque nel surrealismo del racconto, i due attori sono credibili. Lo sarebbero meno però se non ci fosse a far da collante anche la bravura di Valerio Aprea, maschio medio con i suoi spigoli e una profonda lealtà. Il trailer di Moglie e Marito.

Ovviamente non è solo una questione di corpi, di segni esteriori ma principalmente di sensibilità, di interiorità. Del fatto che se si vuole stare con una persona bisogna “mettersi nei suoi panni”, far comunicare il proprio io con quello dell’altro cercando di capirsi. Ognuno cerca nell’altro la perfezione, cioè quel tipo di persona che sarebbe perfetto in base alle aspettative che si hanno sull’altro, ma le aspettative non sono la realtà. Carl Jung, celebre psicanalista, parlava di due archetipi: l’ animus , la parte maschile nelle donne, e l’ anima, la parte femminile negli uomini. Per vivere in armonia bisogna che ognuno dei due le conosca. Far comunicare gli opposti che sono in noi per interagire meglio. Essere empatici.

Dunque Moglie e Marito tocca con la leggerezza corde profonde dell’intimità, le fa vibrare con la battuta comica, l’ironia e un po’ cinismo e critica: ben inserita anche la sottile critica che si fa ai media che promuovono solo un certo tipo di femminilità. E sono tutti temi e registri che stanno bene insieme perché strutturati in una buona sceneggiatura, di Giulia Steigerwalt e Carmen Danza, anzi ottima. Senza psicologismi, dialoghi inutili. Senza rallentamenti di ritmo a metà o sciatterie di messinscena. Insomma senza nessun errore tipico di molte, moltissime, commedie italiane analoghe. Anzi: Moglie e Marito è addirittura un esempio per molti altri prodotti del genere nostrani. Una vera sorpresa di questa Pasqua al Cinema.

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