Mokhtar Belmokhtar: nemico pubblico numero uno dei governi dell'Africa occidentale

MINUSMA
Un soldato della Minusma, la missione ONU in Mali, durante la tradizionale marcia militare che celebra la presa della Bastiglia di Parigi. 14 luglio 2013. REUTERS/Christian Hartmann
  • Mokhtar Belmokhtar e la sua organizzaizone Al-Mourabitoun sono diventati in poco tempo i nemici pubblici numero uno di molti governi africani;
  • La forza multinazionale dei paesi del Sahel, sostenuta dai francesi e dai caschi blu, pattuglierà il deserto alla ricerca degli islamisti;
  • La fitta rete di amicizie di Belmokhtar e l'alone di invincibilità attorno a lui ne fanno sempre più un mito, in negativo, molto conosciuto.

I Paesi del G5 del Sahel (Mauritania, Burkina Faso, Mali, Niger e Ciad) nelle ultime settimane hanno lavorato molto in chiave antiterrorismo e cooperazione internazionale in materia di sicurezza ed hanno annunciato, nei giorni scorsi, la creazione di una forza armata congiunta multinazionale per la protezione dei loro confini nel deserto. L'accordo iniziale, quello che ha dato il via alle trattative, era stato firmato a giugno del 2015 a Bamako, Mali.

Il campo in cui sarà operativa questa forza multinazionale, composta da due distinte brigate internazionali, è la zona del Liptako Gourma, regione storica dell'Africa occidentale che comprende il sud-ovest del Niger e si estende in Mali e Burkina Faso, mentre l'obiettivo numero uno di questa forza multinazionale sarà il più grande signore della guerra di tutta l'Africa dell'ovest, l'algerino Mokhtar “Mr. Marlboro” Belmokhtar.

“La regione del Liptako sta diventando un santuario per terroristi e criminali di ogni genere. […] Nonostante gli sforzi da parte degli Stati membri […] la situazione della sicurezza resta instabile e preoccupante” si legge nel comunicato finale del vertice del G5 del Sahel del 25 gennaio scorso. La forza multinazionale sarà costruita a immagine e somiglianza di un'altra forza armata congiunta operativa in Africa, quella creata da Niger, Nigeria, Ciad e Camerun contro Boko Haram nel bacino del lago Ciad e che ha fortemente indebolito il gruppo islamista nigeriano legato a Daesh. A Gao, la più grande città del nord del Mali, giovedì 23 febbraio le prime pattuglie miste, composte da soldati maliani, combattenti di gruppi filo-governativi e tuareg ex-ribelli del movimento dell'Azawad, hanno dato il via alle prime operazioni: 600 soldati divisi in tre pattuglie che saranno supportati anche dai francesi dell'Operazione Barkhane e dai 13.000 caschi blu della Minusma, la missione ONU in Mali.

“Oggi non ci sono soldati maliani e ribelli ma un'unica bandiera nazionale” ha dichiarato all'AFP un soldato di una delle pattuglie del deserto. Per i maliani, oltre che una questione di sicurezza, è anche una questione di unità nazionale: i pattugliamenti congiunti rappresentano infatti un risultato importante, un segno del significativo processo di pace tra il governo e i gruppi ribelli del nord.

Ma la scommessa in Africa occidentale è ben più importante: l'inizio dei pattugliamenti dal campo militare di Gao infatti prende in via appena 5 settimane dopo un sanguinoso attentato compiuto proprio dagli uomini di Belmokhtar, che ha lasciato a terra circa 80 morti e un centinaio di feriti. Belmokhtar, a capo dell'organizzazione chiamata Al-Mourabitoun (ufficialmente numero due della stessa, formalmente guidata dall'emiro Abdelmalek Droukdel) guida il più grande gruppo islamista legato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico: ha cominciato come un predone, guadagnandosi da vivere con i sequestri di turisti o occidentali residenti in nord-Africa, con il contrabbando di sigarette (attività per la quale è ancora oggi soprannominato “Mr. Marlboro”), ha combattuto in Afghanistan nei primi anni Novanta contro i sovietici, ha fatto la guerra civile algerina ed è diventato comandante del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento nel 2005, affiliandosi ad al-Qaeda; ha poi iniziato ad occuparsi di traffico di droga e auto rubate, diamanti, traffico di esseri umani. Dal 2004 l'Algeria gli dà la caccia per eseguire la sua condanna a morte.

Oggi Mokhtar Belmokhtar vivrebbe principalmente in Libia, nella zona meridionale del Fezzan​, dalle cui montagne dirige l'organizzazione atteggiandosi come un Bin Laden nordafricano. Tuttavia il suo stile rozzo da signore della guerra resta inconfondibile: attorno a sé ha creato un Consiglio della Shura composto da 10 membri, emiri e vice-emiri, che è lo specchio fedele dei territori controllati dall'organizzazione di cui è capo. Nel Consiglio ci sono due algerini ex-compagni d'arme di Belmokhtar, due Firmatari di Sangue (organizzazione salafita nata nel 2012 da una scissione di al-Qaeda nel Maghreb Islamico) di cui uno algerino e uno nigerino, due Mujao (un maliano e un mauritano membri del Movimento per l'Unicità e il Jihad in Africa Occidentale, lo stesso che rapì nel 2011 la cooperante italiana Rossella Urru) e quattro altri consiglieri che dispensano consigli militari, legali e mediatici.

Decine di gruppi di combattenti sono sparpagliati nella Mauritania orientale, al confine tra Niger e Libia e nel nord del Mali, ma diverse cellule sarebbero pronte all'attacco anche nei Paesi costieri dell'Africa occidentale. L'attacco a Grand Bassam in Costa d'Avorio ne è solo un esempio.

Attorno alla figura di Belmokhtar aleggia il mito dell'invincibilità: è stato ucciso la prima volta il 2 marzo 2013 dall'esercito del Ciad, poi il 14 giugno 2015 da un bombardamento americano sulla Libia e ancora nel novembre del 2016 in seguito ad un bombardamento francese, questa volta nel sud della Libia. Ma in realtà, a partire dall'inizio del 2015, l'organizzazione da lui guidata ha portato a segno gli attentati più sanguinosi della storia recente dell'Africa occidentale: il 7 marzo 2015 Al-Mourabitoun ha rivendicato l'attacco al bar-ristorante La Terrasse di Bamako, in Mali, che ha provocato 5 vittime, il 7 agosto dello stesso anno sono stati protagonisti del sequestro di 17 persone in un hotel a Sévaré, più di 600 chilometri a nord-est di Bamako, il 20 novembre è stato il turno del Radisson Blu Hotel nella capitale del Mali (20 morti), il 15 gennaio 2016 c'è stato l'assalto al ristorante Capuccino e all'Hotel Splendid di Ouagadougou, in Burkina Faso, con 30 vittime, e il 13 marzo l'attacco spettacolare di Grand Bassam in Costa d'Avorio, con gli islamisti di Al-Mourabitoun che hanno assaltato la spiaggia privata di un resort turistico arrivando dal mare e sparando all'impazzata. 19 le vittime.

La rete creata da Belmokhtar in Africa occidentale, con Al-Mourabitoun e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), è fittissima ed estesa e vanta alleanze preziose un po' dappertutto: in Mali con Amadou Kufa, a capo di Macina (gruppo parte dell'organizzazione Ansar Eddine, composta a sua volta da ex-tuareg) e con alcuni gruppi ex-ribelli dell'Azawad (anche in questo caso tuareg gravitanti nella galassia di Ansar Eddine), in Nigeria con il gruppo denominato Ansaru (un'alleanza più di circostanza che deriva dall'amicizia tra Belmokhtar e il leader nigeriano del gruppo, Khaled al-Barnawi, la cui desinenza del nome tradisce il legame territoriale con lo stato di Borno, dove opera anche Boko Haram), in Tunisia e Libia con Ansar al-Sharia (gruppo salafita responsabile ad esempio della strage di Sousse e parte della galassia di al-Qaeda) e con diverse altre milizie armate in territorio libico, come la 315esima Brigata dello sceicco Ahmed Omar An-Ansari. Questa rete di amicizie non garantisce a Belmokhtar unicamente copertura per sé e i suoi fedelissimi ma gli permette di portare avanti con facilità tutti quegli affari e commerci fondamentali per la sopravvivenza del gruppo: i sequestri di persona, il traffico di droga (sopratutto cocaina, che grazie all'organizzazione logistica di prim'ordine messa in piedi dall'algerino può approdare in Guinea Bissau, attraversare il deserto indisturbata e giungere sulla costa del Mediterraneo pronta per la distribuzione in Europa), le donazioni private da parte di ricchi benefattori che abbracciano, più o meno coperti dall'anonimato, l'ideologia salafita e infine quello che è il business del momento, il traffico di esseri umani e di petrolio in Libia.

Molte milizie che in Libia offrono servizi di protezione degli impianti petroliferi, di fatto per controllare i flussi di greggio e i territori circostanti, sono in realtà legate all'organizzazione di Mokhtar Belmokhtar e vengono profumatamente pagate dalle aziende private e dal governo libico per i loro servigi altamente professionali. Sul traffico di esseri umani dall'Africa occidentale e sulla riduzione in schiavitù dei migranti abbiamo invece scritto pochi giorni fa, sottolineando come l'accordo UE-Libia per i respingimenti di fatto agevoli le violazioni dei diritti umani nel paese nordafricano.

Nonostante le perdite di alto livello subite da Al-Mourabitoun dal 2015 ad oggi, ben 6 luogotenenti di Belmokhtar sono morti negli ultimi due anni, l'organizzazione oggi è più ricca e più forte che mai e lo ha dimostrato con l'attentato a Gao. Anche le Nazioni Unite indicano che “il fenomeno del terrorismo sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti” in Mali e nei paesi limitrofi. Gli ultimi due anni di terrore in Africa occidentale sono stati segnati dalle attività degli uomini di Belmokhtar, diventato velocemente il nemico pubblico numero uno di molti governi africani: un personaggio conosciutissimo dai servizi di intelligence militare di tutta Europa, dagli uffici antiterrorismo e dalle cancellerie europee ma del quale si parla pochissimo, nonostante l'infausta politica dei respingimenti in mare non faccia altro che continuare ad ingrassare le tasche di questa organizzazione e di altre più o meno simili.

La grande ambizione, mai nascosta, di Mokhtar Belmokhtar è la lotta jihadista nel Grande Sahara ma il suo gruppo non è abbastanza numeroso, né tantomeno vanta attrezzature militari d'avanguardia per affrontare la preparazione delle forze armate africane, francesi e multinazionali nel nord del Mali. Ma ciò non significa che non sarà ugualmente un bagno di sangue: la modalità della guerra sporca dei salafiti, in tutto il mondo, li porta ad attaccare proprio nel momento in cui ci si sta indebolendo, cosa che genera una spirale di violenza apparentemente senza fine. La regione del Liptako Gourma si trova oggi di fronte a un bivio.