Morta l’adolescente che non poteva abortire

di 22.08.2012 11:00 CEST
La Pioneer progetta l'ologramma che "ascolta" il bambino dalla pancia
Lo strumento è in grado di fornire immagini tridimensionali con una stampante 3D ma anche di registrare le “espressioni” del bambino non ancora nato Reuters

Si è spenta Esperanza, l'adolescente affetta da leucemia che per un'assurda legge di Stato ha dovuto rinunciare alle cure andando dritta in contro alla morte. Consapevolmente. La giovane infatti era incinta, il feto che portava in grembo non avrebbe mai tollerato la chemio, così, in conformità alla legge della Repubblica Dominicana, Esperanza è stata costretta a rinunciare alle cure. Secondo la Costituzione del Paese infatti, ai minorenni è severamente vietato abortire: senza eccezioni.

Così non né è uscito vivo nessuno: né lei, né il piccolo feto di poche settimane che Esperanza portava in grembo.

A nulla sono valsi gli appelli disperati della madre la quale, pur riconoscendo la Costituzione, ricordava però che una vita è una vita. E che come sarebbe stato importante salvaguardare il feto, era altrettanto importante la vita di Esperanza.  Ma il Governo è stato sordo dinnanzi all'accorato appello del genitore e così, oggi, non ci sono più né lei nei il piccolo.

"La vita di mia figlia veniva prima. So che aborto è un crimine e un peccato. Ma ora mi hanno uccisa - si sgoga la mamma di Esperanza - sono morta, morta. Non sono più nulla. Lei era la mia ragione di vita. Ora non vivo più. Rosa (è il nome della donna ndr) è morta. Fatelo sapere al mondo".

Nel 2009 la Repubblica Dominicana ha approvato l'articolo 37 della Costituzione che definisce "il diritto alla vita come inviolabile dal concepimento alla morte naturale". Ma proprio questo articolo ha condannato a morte l'adolescente.

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