Mosca estende le sanzioni ai prodotti europei (ma a sprofondare è la Russia)

di 01.07.2016 9:00 CEST
Putin in conferenza
Putin durante un vertice a Mosca con gli ambasciatori russi REUTERS/Ivan Sekretarev/Pool

La Russia ha deciso di estendere di 18 mesi le sanzioni relative all’importazione di alcuni prodotti europei, in vigore dall’agosto del 2014. Il presidente russo Putin ha firmato infatti il decreto che proroga le sanzioni russe fino a dicembre 2017 per carne e salumi, latte, formaggi e derivati, prodotti ittici e prodotti ortofrutticoli importati dall’Unione europea.

Il 17 giugno 2016 il Consiglio d’Europa aveva prorogato, fino al 23 giugno 2017, le misure restrittive connesse all'annessione della Crimea e di Sebastopoli, già imposte nel giugno 2014. Tali misure comprendono il divieto di importazione di beni provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli, restrizioni degli investimenti in alcuni settori economici e per progetti infrastrutturali, limitazioni alle esportazioni di particolari beni, tra cui attrezzature per la prospezione e la produzione di petrolio e gas.

Anche le sanzioni economiche europee applicate nei confronti della Russia, in scadenza a fine luglio 2016, a causa del mancato rispetto degli accordi di Minsk saranno estese per altri sei mesi. L’Unione europea su questo punto è stata sempre abbastanza chiara, nonostante le posizioni dei singoli Paesi: le sanzioni economiche non saranno annullate fino a che gli accordi di Minsk non saranno completamente implementati.

Sembrano invece ristabilirsi le relazioni tra la Turchia e la Russia, incrinate dopo l’abbattimento del caccia russo al confine siriano. Una telefonata tra il presidente russo Putin ed il presidente turco Erdoğan ed una lettera in cui Erdoğan esprime “dispiacere” per l’accaduto sembrano riaprire le porte a nuove relazioni economiche a partire dal settore turistico. Il primo ministro russo Medvedev, secondo quanto riportato da Interfax, ha già dichiarato che la Russia si prepara a rimuovere guadualmente le sanzioni nei confronti dei prodotti turchi.

La situazione economica nella Federazione rimane comunque difficile, nonostante l’aumento del prezzo del greggio: inflazione ben oltre il 7%, rublo ancora debole e previsioni di crescita del PIL per il 2016 ancora negative.

I dati sull’interscambio della Russia con il resto del mondo, nei primi tre mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, mostrano una nuova flessione, circa il 25% in meno. La flessione è netta nei confronti dell’Europa (-30%) e degli Stati Uniti (-21%), ma anche nei confronti di Cina e Bielorussia, rispettivamente 10% ed 8% in meno.

Anche le importazioni russe, naturalmente, risentono della situazione contingente: molte aziende della Federazione, anche a causa della debolezza del rublo, preferisco attendere e gli investimenti ristagnano. Importanti liquidità, anche in valuta, giacciono sui depositi presso le principali banche locali in attesa di tempi migliori. Nel primo trimestre 2016 si registrano volumi più bassi di importazioni, rispetto allo stesso periodo del 2015, dall’Europa (-12%) e dagli Stati Uniti (-29%), ma anche dalla Bielorussia (-7%) e dalla Cina (-11%), oramai partner strategico della Federazione.

Per quanto riguarda le relazioni tra l’Italia e la Russia, il flusso di esportazioni italiane, sempre nei primi tre mesi del 2016, registra una diminuzione di circa il 13%. Tale flessione è marcata per la meccanica (-25%), da sempre il settore cruciale delle esportazioni italiane in Russia, l’arredamento (-30%) ed i mezzi di trasporto (-32%), mentre si mantiene stabile il settore dei semilavorati.

Nonostante gli embarghi russi, cresce invece l’export italiano nel settore food e nel settore della moda e della farmaceutica.

In particolare, per il settore food, in base ai dati delle dogane russe, si registra una crescita complessiva di quasi il 4%: a parte i prodotti sanzionati, cresce infatti l‘export di vino, olio e caffè, mentre diminuisce quello di pasta, superalcolici e acque minerali.

L’analisi storica dei dati relativi alle esportazioni italiane nel settore food in Russia evidenzia che nel 2013, forse l’anno migliore per l’export italiano di prodotti alimentari, il volume totale di prodotti venduti sul mercato russo era di 1080 milioni di euro, nel 2014 era già sceso a 980 milioni, nel 2015 si era attestato a 640 milioni. Stiamo parlando quindi di circa 400 milioni di euro in meno rispetto alle migliori performance del 2013 e per tutto il settore food: sia per merci soggette ad embargo che per prodotti non soggetti a sanzioni ed in linea con la diminuita capacità di spesa della Federazione registrata in tutti i settori merceologici e nei confronti di tutti i Paesi. La Russia cresce meno, investe meno e conseguentemente importa meno.

Altro aspetto che è necessario sottolineare, anche se sempre più portato ai margini della discussione, è che le sanzioni che toccano le PMI italiane del settore alimentare sono le sanzioni russe e non quelle europee. Quelle europee colpiscono grandi banche e corporation, oligarchi e settori molto specifici, come quello delle armi e dell’estrazione di petrolio.