Napolitano: “Una legislatura perduta. La campagna elettorale non bruci il recupero di fiducia nell’Italia”

di 17.12.2012 17:22 CET
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano reuters

Intervenendo durante lo scambio di auguri fra alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano parla a ruota libera: della mancata riforma della legge elettorale, di una legislatura "perduta" e interviene nuovamente sul conflitto d'attribuzione sollevato (e accolto dalla Consulta) contro la Procura di Palermo.

"E' stato imperdonabile aver fallito la riforma elettorale. Nessuno potrà fare a meno di renderne conto agli elettori e la politica rischia di pagare un pezzo pesante a questa sordità. Avevo rivolto un invito ad una costruttiva conclusione della legislatura nella convinzione del grande e decisivo valore per l'Italia della continuità e stabilità, spesso trascurato. Una legislatura perduta in cui anche modeste iniziative mirate sono naufragate" le parole del Capo dello Stato.

"Mio malgrado toccherà a me dare l'incarico al nuovo governo" prosegue Napolitano, riferendosi alle elezioni anticipate (17 febbraio?) che porteranno alla formazione di un nuovo governo mentre sarà ancora in corso il suo settennato. Sul governo Monti: "I giudizi per i risultati ottenuti possono divergere ed è possibile che si facciano più divergenti nel fuoco della battaglia elettorale. Voglio mettere in guardia perché in quel fuoco polemico non si bruci il recupero di fiducia nell'Italia che si è manifestato nella comunità internazionale e nei mercati. Attenzione è in gioco il Paese, il nostro comune futuro e non solo un fascio di voti per questo o quel partito".

Poi ecco l'intervento sulla magistratura, a meno di due settimane dalla decisione della Consulta che ha dato ragione al Quirinale sul conflitto d'attribuzione sollevato nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa Stato-mafia, rea di essere incappata nella voce del Presidente mentre questi era al telefono con l'allora indagato (e intercettato) Nicola Mancino.

Una sentenza apparsa incomprensibile anche a molti giuristi e dettata secondo Antonio Ingroia (pm che ha indagato sulla trattativa, ora in Guatemala per conto dell'Onu) da "ragioni politiche" . "Ai magistrati di tutta Italia, da Palermo alla grandi città del Nord, diciamo: andate avanti e fino in fondo con professionalità e rigore, con rispetto delle competenze e dell'equilibrio dei poteri. Siamo così limpidamente al vostro fianco". Mentre sulla Corte "esige assoluto rispetto per l'istituzione, la sua storia, i suoi giudici, devoti all'altissimo ruolo".

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