Nasce BEV, il fondo per l'energia pulita dei super-miliardari

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Bill Gates, co-fondatore ed ex-CEO Microsoft, filantropo, venture capitalist REUTERS/Edgar Su

Quali risultati potrebbe ottenere un progetto per lo sviluppo di soluzioni per l'energia pulita supportato tra gli altri da Bill Gates, Jeff Bezos, Sir Richard Branson, Al-Waleed bin Talal, Jack Ma e da un notevole numero di altri imprenditori e venture capitalist di primissimo piano? Ogni risultato possibile, verrebbe da dire. O almeno è quello che si augurano gli investitori nel fondo Breakthrough Energy Ventures (BEV).

Lo scopo principale di questo fondo di investimenti con durata ventennale è quello, come detto, di portare capitali per lo sviluppo e la commercializzazione di nuove tecnologie mirate a ridurre le emissioni di gas serra. Il che comprende, ad esempio, la produzione e l'immagazzinamento dell'energia, l'ottimizzazione energetica dei processi industriali, le tecnologie dei trasporti e così via.

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"Siamo aperti a tutto ciò che porta ad un'energia pulita, economica ed affidabile", ha spiegato Gates, che dopo aver lasciato Microsoft (il ruolo di "Technology Advisor" è poco più che un titolo onorario) si divide quasi equamente tra attività filantropiche ed investimenti in innovazioni tecnologiche di vario tipo. 

In particolare, alcuni mesi fa Gates aveva annunciato l'intenzione di investire un miliardo di dollari in progetti legati alle energie pulite (non tutti in BEV, ovviamente). Ad ogni modo, il co-fondatore di Microsoft è tra quelli fermamente convinti che, a prescindere dai capitali privati, perché il settore energetico possa muoversi realmente verso il futuro saranno necessari consistenti investimenti pubblici, in particolare per quanto riguarda il campo della ricerca scientifica.

Intorno a Gates, come detto, si è venuto a creare una sorta di "Dream Team" di investitori nel quale Mister Microsoft è solamente la punta di diamante, nonché quello con il portafoglio più fornito. Ma i suoi compagni non hanno certo problemi finanziari; l'elenco comprende:

  • Jack Ma, fondatore e CEO del gruppo Alibaba (capitale stimato in 27,9 miliardi di dollari)
  • Mukesh Ambani, presidente Reliance Industries ($22,4 miliardi)
  • John Doerr, venture capitalist ($5 miliardi)
  • Vinod Khosla, co-fondatore di Sun Microsystems, venture capitalist ($1,57 miliardi)
  • John Arnold, manager di fondi di investimento ($2,8 miliardi)
  • Hasso Platner, co-fondatore di SAP SE ($10,8 miliardi)
  • Al-Waleed bin Talal, membro della famiglia reale saudita, fondatore e CEO della Kingdom Holding Company ($17,4 miliardi)
  • Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon ($66,9 miliardi di dollari)
  • Sir Richard Branson, fondatore del Virgin Group ($5,2 miliardi di dollari)

La lista potrebbe andare avanti, ma crediamo di aver reso l'idea: includendo Gates, complessivamente questi magnati hanno una ricchezza personale superiore ai 240 miliardi di dollari. Il che, giusto per fornire un raffronto, significa una cifra più alta del prodotto interno lordo annuo di paesi come Portogallo o Finlandia.

pannelli solari fotovoltaici Una schiera di pannelli fotovoltaici in Francia  REUTERS/Jean-Paul Pelissier

Il fondo Breakthrough Energy, che diventerà operativo nei prossimi mesi, presumibilmente punterà molto sull'immagazzinamento di energia, un aspetto fondamentale per rendere economicamente sostenibile per aziende e privati forme rinnovabili di energia come l'eolico ed il fotovoltaico: questo lo sa bene Elon Musk, il CEO di Tesla, che di recente ha lanciato il suo "tetto solare" e la nuova versione della batteria PowerWall e che, sorprendentemente, almeno al momento non fa parte di BEV.

Vista la convinzione che non solo Gates ma molti degli altri partecipanti al fondo BEV hanno nella necessità di appoggi governativi nel settore, sarà fondamentale vedere quali saranno le politiche messe in atto da Donald Trump una volta insediatosi alla Casa Bianca. Come abbiamo raccontato già più volte, le prospettive non sembrano rosee.

Le politiche energetiche annunciate in campagna elettorale da Trump sembrano infatti quantomeno antiquate, con discorsi sulla centralità dei combustibili fossili che sarebbero suonati obsoleti persino negli anni '80, figuriamoci in un'epoca nella quale il cambiamento climatico è sempre più al centro del dibattito pubblico.

La situazione non sembra destinata a migliorare particolarmente, se si pensa come ad esempio Trump abbia appena nominato Rex Tillerson come nuovo Segretario di Stato. Non stiamo parlando di un politico di professione, ma di una persona che da oltre 40 anni lavora per una delle più grandi compagnie petrolifere al mondo: la ExxonMobil. E non si tratta neanche di un dipendente qualunque, ma di colui che da quasi 11 anni è presidente ed amministratore delegato del colosso texano.

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A differenza di quelli che saranno altri elementi di spicco dell'amministrazione-Trump, Tillerson ha quantomeno il pregio di non essere un negazionista del cambiamento climatico. In compenso, è da decenni un dirigente di alto livello di un'azienda che per anni ha finanziato oltre 40 think tank, mezzi di informazione, associazioni di consumatori e persino gruppi per i diritti civili che predicano lo scetticismo in merito al riscaldamento globale. Il tutto, nonostante il fatto che, come emerso l'anno scorso, i vertici societari fossero a conoscenza degli effetti nefasti del cambiamento climatico già dal 1981.

Iniziative come quella del fondo BEV potrebbero essere decisive per far comprendere all'amministrazione-Trump le enormi opportunità che si trovano nelle energie rinnovabili, non solo in termini di impatto ambientale ma anche di possibilità economiche e di creazione di posti di lavoro. Il coinvolgimento di una serie di personaggi che certo non vogliono sperperare il proprio denaro potrebbe quindi agire come un chiaro indicatore della necessità di guardare ad un futuro meno incentrato sui combustibili fossili.