Nasce il fondo d'investimento di Russia e Turchia: entro il 2017 il trattato di libero scambio

Putin e Erdogan
Il Presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyp Erdogan si stringono la mano durante il World Energy Meeting di Istanbul. Turchia, 10 ottobre 2016. Sputnik/Kremlin/Alexei Druzhinin via REUTERS

1 miliardo di dollari. È questo il valore iniziale del fondo di investimento istituito da Russia e Turchia annunciato ufficialmente dal Ministro dell'Economia turco Nihat Zeybekci lunedì 10 ottobre 2016. Dalla crisi del jet russo abbattuto dai turchi ad oggi sembrano essere trascorsi secoli ma in realtà è passato meno di un anno e le due potenze sembrano oggi più vicine che mai. Pochi mesi fa il mondo temeva chissà cosa e invece oggi proprio il ministro Zeybekci ha fatto sapere che entro la fine del 2017 i due Paesi sigleranno un accordo di libero scambio, un programma che sarà attuato in quattro anni.

Era il 24 novembre 2015 quando un F-16 dell'aeronautica turca abbatteva un Su-24 russo, il primo abbattimento di un aereo russo (o sovietico) da parte di un paese membro della NATO dal 1952: un evento che avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche ma che in realtà sembra essere stato messo alle spalle sia da Putin che da Erdogan, i due “uomini forti” dei Paesi ex-nemici ed oggi nuovamente amici.

Tra giugno e luglio di quest'anno infatti, una lettera di Erdogan a Putin e diverse telefonate successive tra i due avevano raffreddato gli animi e da allora le relazioni tra Russia e Turchia non solo si sono normalizzate ma hanno visto un incremento notevole sia sotto il profilo diplomatico che commerciale.

La notizia circa l'istituzione di un nuovo fondo di investimento era stata in realtà data domenica 4 settembre scorso dal Ministro dell'Economia russo Alexei Ulyukaev alla vigilia dell'incontro tra i due leader a Hangzhou, in Cina, dove si è svolto il G20: “Alla fine del mese di agosto la Turchia ha compiuto le necessarie modifiche legislative per creare un partner corrispondente al nostro fondo di investimenti diretti: il fondo sovrano turco. […] Credo che tra ottobre e novembre avremo un primo elenco di progetti cui destinare linee di credito per iniziare a lavorare” aveva dichiarato il ministro russo alla Reuters.

Entrambi i paesi non vivono il loro miglior momento sotto il profilo economico ma la vocazione alla crescita comune e sopratutto il timore di una nuova crisi, che come ogni crisi potrebbe portare anche stravolgimenti politici, sembra abbiano persuaso entrambi i leader a mettere da parte l'ascia di guerra e guardare al tornaconto immediato: Putin, impegnato in una campagna durissima in Siria alla guida di un paese sempre più isolato dalla comunità internazionale e che per questo investe miliardi nel restyling della propria immagine - mai investimento russo fu migliore, visti i risultati largamente positivi nell'opinione pubblica internazionale - e Edrogan alle prese con vere e proprie purghe dopo il fallito golpe militare contro la sua persona.

Il fondo d'investimento russo-turco comincerà a lavorare nel 2017 e i primi 300 milioni di dollari saranno utilizzati per progetti in agricoltura, turismo e sanità: Kirill Dmitriyev, direttore generale del Fondo di investimenti diretti della Russia (RDIF), il 13 settembre scorso ha annunciato che RDIF ha già stabilito 20 partnership “strategiche” e gli investimenti saranno effettuati non solo in Russia e Turchia ma anche in paesi terzi.

Uno scenario interessante, visto l'interesse che entrambi nutrono sul futuro della vicina Siria, dove gli investimenti per la ricostruzione saranno certamente ingenti: se vista in quest'ottica infatti la ritrovata amicizia trova finalmente una spiegazione concreta, anche in termini economici, e il quadro della situazione si fa più chiaro sul “riallinearsi” di Erdogan nei confronti dei russi.

A margine del World Energy Congress di Istanbul di oggi, 10 ottobre 2016, Erdogan e Putin si incontreranno nuovamente nella prima visita del Presidente russo in Turchia dopo l'abbattimento del bombardiere: oltre a parlare della guerra in Siria i due leader infatti tratteranno questioni più “spicciole”, come ad esempio il rilancio del corridoio energetico Turkish Stream, che nei progetti precedenti il deterioramento delle relazioni tra i due Paesi avrebbe dovuto portare il gas russo in Grecia attraverso il Mar Nero. Era stato Erdogan, il 5 dicembre 2015, a dichiarare il progetto chiuso per sempre.

Il miliardo messo a parità di condizioni da entrambi nel fondo d'investimento è solo un “primo passo”: entrambi i ministri dell'economia infatti hanno reso noto che il dialogo tra i due Paesi procede ottimamente e le intenzioni sembrano proprio quelle di arrivare ad un accordo di libero scambio: la Russia, inizialmente, punta all'importazione di diversi tipi di frutta e verdura turchi.

In questo modo la Russia risolve, in parte, alcune problematiche derivanti dalle sanzioni internazionali mentre la Turchia ottiene più spazio nelle sue manovre al limite della legalità internazionale in Siria, contro i curdi che Erdogan vuole "spingere" fino ad est del fiume Eufrate. 

Il processo sarà graduale, le due potenze sembrano volersi inizialmente studiare, ma non c'è dubbio che entrambi i leader stiano facendo di necessità (economica) virtù: un problema non da poco, visto in campo internazionale, per la coalizione a guida USA impegnata in Siria e Iraq e nei nuovi, delicatissimi, assetti che il mondo sta rapidamente assumendo.