NATO, politica estera ed F-35: Donald Trump ha già pronti tre regali per Putin

Trump Babbo Natale
Un uomo vestito da Babbo Natale durante una manifestazione di ringraziamento agli elettori di Donald Trump REUTERS/Lucas Jackson

Ci sono svariate ragioni per credere che il prossimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rappresenti una grande vittoria per Vladimir Putin, che può quindi attendersi, per almeno quattro anni, una più grande libertà di manovra per spostare le sue pedine sullo scacchiere geopolitico approfittando, fra le altre cose, della debolezza dell’Unione Europea.

Tre, in particolare, sono i regali di Natale che Putin può aspettarsi da Trump: una NATO più debole, una politica estera più accomodante e un indebolimento della forza militare degli Stati Uniti in generale. 

UNA NATO PIU DEBOLE

Esercitazioni NATO Un soldato prende parte alle esercitazioni congiunte fra 12 Paesi NATO in Lituania  REUTERS/Ints Kalnins

Donald Trump, durante la campagna elettorale, ha detto che l’intervento degli Stati Uniti al fianco di uno degli alleati NATO in caso di aggressione non sarà automatico, ma verranno valutati diversi parametri fra i quali il contributo alle spese militari, che è stabilito nel 2% del PIL del Paese.

In Italia siamo intorno all’1,5% del PIL, mentre diversi Paesi dell’Alleanza stanno cercando di raggiungere in fretta questo obiettivo. Fra questi i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, che stanno aumentando le proprie spese militari per far fronte alle minacce sempre più pressanti della Russia (questo vale in particolare per i Paesi che confinano direttamente con Mosca, specie Estonia, Lituania e Lettonia).

Per questi Paesi il pericolo è reale e da soli non potrebbero difendersi da un’aggressione russa, anche con un’enorme spesa militare: hanno necessità che l’ombrello della NATO sia solido come deterrente ad eventuali manovre russe.

Il problema è che anche se dovessero raggiungere il livello di investimenti militari richiesto esiste il rischio che Putin dia a Trump sufficienti motivi per stare alla larga da un intervento militare in difesa degli alleati. Per esempio, come avvenuto in Crimea, potrebbero spuntare dal nulla delle “truppe di autodifesa” dei russofoni nelle Repubbliche baltiche, che potrebbero prenderne il controllo in un batter d’occhio.

Trump potrebbe dire che si è trattato di una ribellione interna, che non si tratti un’aggressione esterna, nonostante sia lecito credere che queste truppe senza distintivi siano le squadre d'élite di Mosca: è esattamente ciò che è avvenuto in Crimea.

Certo, potrebbero intervenire gli alleati europei, la NATO - la cosa più vicina a un esercito continentale -, che però dovrebbe muoversi senza la sua guida naturale, gli Stati Uniti, senza contare che diversi Paesi europei potrebbero non volersi impaludare in una guerra con la Russia. Sarebbe un caos di cui Putin sarebbe felice di approfittare per riaggiungere pezzi alla sua nuova Unione Sovietica.

L'AMICO DI PUTIN COME MINISTRO DEGLI ESTERI

Putin Tillerson Il presidente russo Vladimir Putin, l'amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin e quello di Exxon Mobil Rex Tillerson firmano gli accordi per la raffineria di Tuapse, sul mar Nero, il 15 giugno 2012.  Sputnik/Kremlin/Mikhail Klimentyev via REUTERS/File Photo

Il secondo regalo di Natale è rappresentato dalla nomina a segretario di Stato (ministro degli Esteri, in pratica) di Rex Tillerson. Costui è un dirigente di Exxon Mobil, un’enorme impresa petrolifera USA con altrettanto grandi interessi economici in Russia: Tillerson ha stipulato diversi contratti molto vantaggiosi sia per Putin che per Exxon, tanto che il presidente russo ha insignito Tillerson dell’ordine dell’amicizia. Gli accordi furono firmati proprio da Tillerson e Putin nel 2011 e prevedono 10 progetti di sviluppo congiunti nell’Artico, nel Mar Nero e nella Siberia occidentale. Parliamo di affari da 500 miliardi di dollari.

A partire dal 2014, però, gli affari di Exxon in Russia sono stati ostacolati dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti dopo i fatti avvenuti in Ucraina: queste sanzioni sono state elevate dal presidente Barack Obama e hanno colpito, tra gli altri, il capo di Rosneft (la maggiore compagnia petrolifera russa), Igor Satchin, alleato di Putin. La buona notizia (per Exxon e per Putin) è che tali sanzioni potranno essere eliminate con un tratto di penna dal successore di Obama, grazie anche alle pressioni di Tillerson.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti (a maggioranza repubblicana) ha approvato una proposta (lo STAND for Ukraine Act) che renderebbe legge tali sanzioni per cinque anni, rendendone più difficile il ritiro da parte del Presidente. L’iter al Senato, però, è stato rallentato dalle pressioni di Exxon Mobil, che rischia perdite per un miliardo di dollari a causa delle sanzioni. La discussione, aggiornata lo scorso 9 dicembre, è stata rimandata al prossimo anno, con il nuovo Congresso e con il nuovo presidente (che potrebbe opporre il veto anche se la legge fosse approvata dal Senato).

Tillerson aveva dichiarato che sperava di far ripartire gli affari in Russia nel 2017, e adesso vede il suo “sogno” vicino alla realizzazione: anche se dovrà lasciare Exxon, è molto probabile che il suo “cuore” resterà da quelle parti, visto che Tillerson ha lavorato per Exxon Mobil sin dai tempi del college.

Un eventuale ritiro delle sanzioni statunitensi provocherà a cascata il ritiro di quelle europee: le aziende petrolifere europee rischierebbero di perdere affari importanti in Russia a vantaggio delle compagnie statunitensi. Già adesso l’Europa ha approvato l’estensione delle sanzioni contro Mosca con qualche mal di pancia da parte di singoli Paesi: Putin tornerebbe “in libertà”, l’annessione della Crimea resterà impunita e permetterà allo zar di fare le prossime mosse sapendo che dall’altra parte l’opposizione è debole.

GLI INTRALCI AGLI F-35, CHE I RUSSI VEDONO COME LA PESTE

Aerei F35 Un F-35 Lightning 2  Daniel Hughes/U.S. Air Force/Handout via Reuters/Files

Si dice che negli Stati Uniti i democratici vogliano un piccolo esercito da usare ovunque, mentre i repubblicani vogliono un grande esercito che non vogliono usare da nessuna parte. Trump rischia di essere una parziale eccezione, per nulla sorprendente tuttavia, se si considera che è un repubblicano molto sui generis.

Si può ritenere possibile che lo sviluppo della forza militare USA continuerà, ma non nel modo corretto, ovvero non in maniera tale da preservare la superiorità statunitense. L’esempio è dato dal programma F-35, i cacciabombardieri di quinta generazione.

Questo programma è celebre anche in Europa per due ragioni: è costato un sacco di soldi ed ha avuto un sacco di problemi (abbastanza prevedibili, tuttavia, se si considera che si tratta di un velivolo molto particolare e diverso dai precedenti). Trump ha dichiarato il suo scetticismo nei confronti di questo programma, e potrebbe provare a bloccarlo proprio adesso che comincia ad essere pronto per l'utilizzo in battaglia. Per capirci, sarebbe come essere a dieci metri dall’imporre il record mondiale della maratona e ritirarsi perché si è rotta una scarpa.

Oltre ai costi (che non sono poi così elevati se si considera l'ampiezza del programma), molti detrattori pensano che il gioco non valga la candela, e che gli F-35 sono, in realtà, inferiori ai velivoli di quarta generazione, e in un confronto aereo con essi perderebbero. Questo è molto probabilmente vero, visto che gli F-35 sono stati costruiti per essere più deboli dei velivoli attualmente spiegati in battaglia, sia statunitensi che russi e cinesi. Il punto è: chissenefrega.

Gli F-35 non sono stati costruiti per essere superiori nelle battaglie aeree, bensì per assicurare la superiorità aerea degli Stati Uniti, che oggi è minacciata non dai Sukhoi russi, bensì dai sistemi anti-aereo installati a terra e sulle navi in mare. Uno dei motivi che hanno impedito agli Stati Uniti di intervenire in Siria è stata l’impossibilità di imporre una no-fly zone perché i russi hanno schierato il sistema di difesa S-400, in grado di abbattere facilmente velivoli ostili, come quelli che gli USA dovrebbero usare per tenere a terra gli aerei russi.

Gli F-35 sono stati costruiti per risultare invisibili ai più moderni radar (per questo hanno relativamente poche armi a bordo e un serbatoio più piccolo rispetto alle attuali generazioni di jet): per tale ragione gli S-400 e gli altri sistemi di difesa avanzata avrebbero molta difficoltà ad individuarli ed abbatterli.

Questi velivoli agiscono come un sensore mobile, creando una specie di "internet militare dei cieli": essi identificano eventuali minacce (per esempio un missile lanciato per abbattere un aereo alleato) e inviano i dati al centro di comando; dal centro partirà poi la risposta per sterilizzare la minaccia, per esempio attraverso il lancio di missili del sistema Aegis. Questo significa che gli aerei alleati potranno compiere le proprie operazioni (per esempio imporre una no-fly zone per evitare che avvengano bombardamenti contro civili) senza doversi preoccupare delle “bolle” create da russi, cinesi e altri per impedire agli aerei USA (o NATO, e quindi anche europei) di entrare in determinati spazi aerei. Insomma, gli F-35 consentono agli Stati Uniti (e ai loro alleati) di mantenere la supremazia aerea, senza che gli aerei in sé debbano sparare un singolo colpo.

Si tratta di un risultato notevole, con russi e cinesi che sono probabilmente molto indietro dal copiare, e che vedono con comprensibile diffidenza. Se Trump dovesse decidere di bloccare questo programma in dirittura d’arrivo per obiezioni che, per quanto tecnicamente corrette, sono oggi semplicemente obsolete, il regalo a Putin, alla Cina e agli altri avversari degli USA sarebbe enorme: questi Paesi potrebbero creare zone (in Europa orientale o nel mar Cinese Meridionale, per esempio) in cui gli Stati Uniti e alleati (cioè noi, fra gli altri) non potrebbero avere voce in capitolo, neanche per fermare un massacro di civili.

Ultima cosa da considerare: gli F-35 mantengono un sacco di posti di lavoro negli Stati Uniti (e altrove nel mondo), ma i populisti raramente pensano a questi dettagli.

Tutti questi regali darebbero spazi di crescita enormi per Russia e Cina, rischiando di provocare uno smottamento negli equilibri internazionali che potrebbero sfociare in una guerra su larga scala. Non avverrà domani, ma queste decisioni strategiche rischiano di lasciare un segno tutt’altro che positivo sulla Storia.