Nel 2013 incubo disoccupazione per il Mezzogiorno: sempre più alto il divario con il Nord

  | 02.01.2013 18:14 CET
Disoccupazione
Disoccupati in protesta

La disoccupazione nel 2013 investirà sempre più il sud Italia. Stando ai dati degli "Scenari di sviluppo delle economie locali italiane" realizzati da Unioncamere e Prometeia, il nuovo anno sarà ancora un anno difficile per l'occupazione. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 17,9%, ossia 6,5 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale, attesa all'11,4%.

Prima in classifica tra le regioni con più disoccupati è la Calabria con un tasso sopra il 20%, seguita da Sicilia (19,6%) e Campania (19,3%). Poi c'è la Sardegna, con il 17%, la Puglia (16,1%) e la Basilicata (15,6%). Livelli molto lontani dalla regione che, al contrario, si appresta a contare il minor numero di senza lavoro: il Trentino Alto Adige, il cui tasso di disoccupazione si fermerà al 5,8%.

Bene anche il Veneto (7%), l'Emilia Romagna e la Valle d'Aosta (entrambe al 7,5%). Non male anche il Friuli Venezia Giulia all'8%, la Lombardia all'8,3% e la Toscana all'8,9%, mentre Liguria e Piemonte si piazzano sopra il 9% (rispettivamente 9,5% e 9,7%) restando comunque al di sotto della media italiana e ben distanti dai livelli record del sud.

I dati registrati prospettano uno scenario da incubo per il sud della nostra Penisola: nel corso del 2013 il tasso di disoccupazione al sud e isole dovrebbe attestarsi al 17,9%, mentre è atteso al 10,3% al centro, all'8,8% al nord ovest, e non dovrebbe andare oltre il 7,2% al nord est. "Gli enormi sacrifici fatti nel 2012 non devono andare dispersi", commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Il 2013, afferma, "si annuncia come un altro anno difficile ma con qualche segnale di ripresa e, per questo, dobbiamo raddoppiare le energie per ridare un po' di fiducia agli italiani. Serve assolutamente far ripartire gli investimenti, senza i quali non c'è sviluppo duraturo, e il mercato interno, da cui dipende il vero recupero dei livelli occupazionali".

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