Neuralink, come Elon Musk vuole potenziare il cervello con un nuovo "strato" della mente

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L'intelligenza artificiale e quella umana diventeranno una cosa sola? © Michel Royon / Wikimedia Commons

Sono finalmente arrivati dettagli (parecchio ed approfonditi) su Neuralink, la startup creata da Elon Musk con uno scopo piuttosto semplice: fondere la nostra mente con l'intelligenza artificiale in modo da estendere le potenzialità del nostro cervello e la nostra stessa coscienza. Tutto molto semplice, per l'appunto: informazioni su come questo elementare obiettivo sarà raggiunto sono state fornite nelle scorse ore da WaitButWhy, con un report decisamente lungo che proveremo qui a sintetizzare nei suoi passaggi principali.

Elon Musk non è mai stato una persona che si fa intimorire dalla difficoltà di raggiungere un traguardo particolarmente ambizioso, ma ciò che si sta proponendo di fare con Neuralink è probabilmente l'obiettivo più simile alla fantascienza che si sia mai posto. E tenete conto che stiamo parlando di un uomo che ha intenzione di creare una colonia umana su Marte.

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Evidentemente i suoi due ruoli come CEO di Tesla Motors e SpaceX (oltre ad una lunga lista di attività imprenditoriali collaterali) gli lasciano talmente tanto tempo libero che Musk ha deciso di utilizzarne un po' per assumere il ruolo di chief executive anche per Neuralink, con in testa l'idea di creare un nuovo "strato" della nostra mente. O forse si tratta solamente di portare questo nuovo strato all'interno del nostro corpo.

Il primo di questi due "strati" è rappresentato dal sistema limbico, che si occupa di emozioni, comportamento e memoria a lungo termine. L'altro è la corteccia, che gestisce ragionamento, pianificazione e pensieri complessi. Lo scopo della Neuralink di Musk è quello di realizzare un'interfaccia cerebrale che agisca come un terzo strato in grado di fungere da complemento per gli altri due.

Come detto, il compito della startup potrebbe "limitarsi" semplicemente a portare questo terzo strato all'interno del nostro cervello, visto che secondo Musk già esiste, anche se non possiamo gestirlo nel modo che lui vorrebbe (e che tenterà di realizzare).

"Penso che la cosa che le persone non apprezzano al momento sia il fatto di essere già dei cyborg", spiega il vulcanico imprenditore. "Sei già una creatura differente da ciò che saresti stato 20 o anche 10 anni fa. Lo si può vedere quando si fanno sondaggi del tipo 'Quanto a lungo staresti lontano dal tuo telefono?'. Se lasci indietro il tuo telefono, [la sensazione] è come la sindrome dell'arto fantasma. Penso che le persone siano già in qualche modo fuse col loro telefono ed il loro computer portatile e le loro applicazioni".

smartphone Siamo già costantemente connessi a sistemi di intelligenza artificiale. Musk vuole "semplicemente" portarli all'interno del nostro cervello  Shaunleeyh (CC BY-SA 3.0)

Ciò che Musk vuole fare è quindi portare quella potenza di elaborazione dal palmo della nostra mano al nostro cervello, senza la necessità di muovere le dita su uno schermo per adoperarla. E questo non riguarda solamente "potenziare" il nostro cervello per renderci in grado di compiere elaborati calcoli o avere accesso ad un'enorme quantità di informazioni, ma anche solo per contattare un amico e chiedergli se sia libero per una birra, il tutto senza prendere in mano il telefono.

Tutto questo dovrebbe portare ad un futuro nel quale il nostro cervello potrà essere connesso ad un sistema di intelligenza artificiale basato su cloud, col quale diventerebbe una cosa sola, potenziando le nostre capacità. Quando si parla di fondere l'intelligenza umana e quella artificiale l'idea è quella di rendere indistinguibile l'origine di un pensiero (ossia se proviene dall'interno o "dall'esterno") nello stesso modo nel quale oggi sentiamo come "nostro" ciò che percepiamo e generiamo nel nostro cervello.

Quanto descritto era più o meno già noto, nel senso che si tratta di una descrizione del lavoro di Neuralink che era già stata grossomodo fatta nel report del Wall Street Journal che ha portato l'attenzione di tutto il mondo scientifico (e non solo) sulla startup di Musk. Ciò che si conosce in più sono adesso alcuni dettagli come la composizione del team che dovrà portare il sogno dell'imprenditore nel mondo reale.

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Ad esempio, ora sappiamo che Musk ha selezionato le 8 persone che materialmente lavoreranno al progetto tra oltre 1.000 candidati (non ci stupiremmo di scoprire che ha personalmente condotto i colloqui e letto uno per uno tutti i curriculum): i "vincitori" di questa maxi-selezione sono coloro i quali proveranno a portare la razza umana verso un nuovo stadio della sua evoluzione. Parliamo di qualifiche che vanno dalla neurochirurgia all'ingegneria elettronica, con precedenti occupazioni in università come MIT e Duke o aziende come IBM.

Giusto un paio di esempi. Il gruppo comprende persone come Paul Merolla, che negli ultimi sette anni è stato responsabile del programma SyNAPSE della IBM, il cui scopo era realizzare circuiti basati sull'architettura del cervello. O come Dongjin Seo, che lavorando alla University of California, Berkeley elaborò un incredibile concept per un'interfaccia uomo-macchina (BMI) chiamata "polvere neurale": una serie di minuscoli sensori ad ultrasuoni in grado di registrare l'attività cerebrale.

A loro ed ai loro colleghi non sarà ovviamente chiesto di tirare fuori dal cilindro il "terzo strato" del cervello in quattro e quattr'otto: ci saranno infatti degli step intermedi, necessari anche a sviluppare prodotti più semplici che Neuralink possa vendere per autofinanziarsi e non dipendere unicamente dal pur significativo conto in banca di Musk (si stima che il suo patrimonio sia intorno ai 14 miliardi di dollari).

Elon Musk Elon Musk  REUTERS/Stephen Lam

Del resto, si tratta di un modello di business che Musk ha già messo in atto varie volte: ad esempio, se SpaceX è oggi in grado di lanciare razzi dotati di un primo staio che ha già volato nello spazio (o di elaborare sistemi di trasporto per Marte) è perché è stata in grado di svilupparli grazie al fatturato prodotto da "normali" attività di messa in orbita di satelliti e di trasporto di rifornimento verso la Stazione spaziale internazionale.

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In questo caso, il primo traguardo da raggiungere sarà quello di un prodotto per l'utilizzo in ambito medico: "Stiamo mirando a portare sul mercato nel giro di circa quattro anni qualcosa che aiuti con certi gravi danni cerebrali, derivanti da ictus, da lesioni tumorali o congeniti", spiega Musk.

La tabella di marcia punta allo sviluppo delle interfacce umane per l'intelligenza artificiale nel giro di 8-10 anni, ma in questo caso parliamo di qualcosa che dipende da un numero estremamente alto di variabili, quindi qualsiasi previsione sarebbe un azzardo. "È importante notare che questo dipende pesantemente sui tempi dell'approvazione degli enti di controllo e su quanto bene i nostri dispositivi funzionino su persone con delle disabilità", afferma Musk.

Non deve affatto stupire che uno dei progetti più incredibilmente ambiziosi riguardanti l'intelligenza artificiale provenga proprio da una delle persone che più in questi anni hanno esternato i propri dubbi in relazione a questa tecnologia: "È come invocare il demonio", ha affermato un paio di anni fa l'imprenditore, delineando il timore di un futuro in stile Terminator.

Certo non si può dire che Musk sia un tecnofobo, quindi il progetto di Neuralink va visto nell'ottica di un futurista con una fervida immaginazione e che preferisce conoscere a fondo ciò di cui parla. È questo ad esempio il motivo per il quale nel 2015 il miliardario ha donato 10 milioni di dollari al Future of Life Institute, un'organizzazione che finanzia i ricercatori che si occupano di mitigare i rischi esistenziali che si trova l'umanità, in particolare quelli derivanti dall'intelligenza artificiale.

"È meglio provare ad evitare che una circostanza negativa avvenga che aspettare che accada e poi reagire", ha spiegato Musk. Come dire che, qualsiasi sia il futuro dell'intelligenza artificiale, con Neuralink l'imprenditore di origine sudafricana vorrebbe farne parte, se non altro per stare al passo con altri avveniristici progetti nel settore come quello annunciato proprio poche ore fa da Facebook.

Tutto questo non sarà però facile: Neuralink si trova infatti davanti una serie impressionante di sfide da superare per raggiungere l'agognato traguardo di espandere il nostro cervello con un "terzo strato". Anche volendo ignorare come la nostra conoscenza odierna dei meccanismi di funzionamento del cervello sia a dir poco parziale, ci sono comunque degli scogli ingegneristici che bisognerà inevitabilmente superare.

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Ad esempio, ad oggi non si è mai andati oltre il collegare circa 200 elettrodi al cervello di una persona. In questo caso, secondo quanto si può leggere nel report, si parla di connettere fra loro (e con l'esterno) un milione di neuroni. Anche non volendo pensare a come si possa creare una rete così elaborata e che funzioni senza il benché minimo problema, gli scienziati di Neuralink dovranno provare a capire dove mettere fisicamente tutto questo materiale nel cervello.

Forse ancor più difficile per Musk sarà superare lo scetticismo e le paure che un'idea del genere inevitabilmente scatena e scatenerà. In che modo l'opinione pubblica reagirà all'idea di un cervello "potenziato" e reso capace di funzionare come un computer? Almeno all'inizio, certo non con entusiasmo. Ma se c'è uno che può far cambiare idea a miliardi di persone è proprio l'uomo per il quale portare un milione di persone su Marte è appena diventato un secondo lavoro.

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