Non c'è altra spiegazione: Beatrice Lorenzin vuole boicottare l'italica fertilità

Beatrice Lorenzin
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin mentre parla e gesticola REUTERS/Remo Casilli/File Photo

Non c’è altra spiegazione ormai. Prendendo spunto dall’antico e celeberrimo “complotto per farci vincere”  si è arrivati alla sua versione 2.0: il “complotto per non farci figliare”.

Il ministro della Salute ha deciso subdolamente di agire allo scopo di traghettare l’Italia verso una crescita demografica pari allo zero, altrimenti non si riesce a comprendere il motivo per il quale dopo la prima ridicola campagna per il #fertilityday a Viale Ribotta abbiano deciso di “suicidarsi nuovamente” ponendo sull’opuscolo informativo sull’infertilità una foto, brutta, fatta male e datata. Cosa che sarebbe già stata gravissima anche se a peggiorare le cose non ci fosse stato quel cospicuo corredo di razzismo sublimato nello slogan “i cattivi compagni da abbandonare” attaccato alla bell’e meglio sopra un’immagine raffigurante ragazzi di colore che fumano e bevono. Una scelta che fa sorgere il dubbio che sotto l’effetto di qualche “sostanza psicotropa” ci fossero coloro che hanno ideato e detto sì alla Campagna.

E Lorenzin ci risparmi anche la pantomima dell’allontanamento della responsabile della comunicazione del dicastero, Daniela Rodorigo. "La foto - ha dichiarato il ministro - non è quella che abbiamo visto noi.  Ci hanno mostrato un documento cartaceo che risultava diverso dalle immagini in alta definizione". Il problema in questo caso è che chiunque abbia avuto a che fare almeno una volta nella vita, anche per sbaglio, con un’agenzia di comunicazione o di pubblicità, sa benissimo che nemmeno un novellino appena uscito dall’università si sognerebbe mai di far uscire una campagna senza l’Ok del cliente, soprattutto se quella campagna vale 113mila euro (di soldi dei contribuenti, ndr.) e se quel cliente è il ministero della Salute della Repubblica Italiana. Quindi in questo caso le opzioni sono due: o la persona delegata dal ministro Lorenzin a decidere sulla seconda campagna era stata colpita da temporanea cecità oppure si torna al complotto di cui sopra.

L’unica cosa che a questo punto potrebbe risollevare la reputazione di Beatrice Lorenzin e dei suoi collaboratori sarebbe il verificarsi un vero e proprio boom demografico, magari tra 9 mesi , perfettamente in tempo per consentirle di affermare “Avete visto, e mo come la mettiamo?”. Peccato che la possibilità che un evento del genere diventi realtà sia totalmente inesistente, altrimenti saremmo tutti costretti a doverci cospargere il capo di cenere sulla pubblica piazza.

Eppure, ciò che suscita ancora più perplessità di queste immonde campagne, sono le dichiarazioni del dopo rilasciate dallo stesso ministro. Citiamo testualmente, in riferimento alla campagna, Lorenzin ha affermato: "era proprio brutta ma io faccio il ministro e non il comunicatore; dunque mi interessa il messaggio più della campagna in sè".

Parole capaci di far rabbrividire milioni di linguisti, comunicatori, politici, esperti di marketing e pubblicità nati sul globo terraqueo negli ultimi 150 anni, parole che un certo Roman Jakobsòn (uno dei padri della teoria della comunicazione linguistica, non proprio un dilettante allo sbaraglio) ha smentito decenni prima che il nostro illustre ministro venisse alla luce in quel di Roma. Eppure le basi della comunicazione potrebbero essere riassunte in pochi, semplici concetti. Se gli interlocutori non utilizzano lo stesso codice, la funzione emotiva non agisce nel modo giusto adattandosi anche al contesto, se il canale non funziona correttamente, il risultato è pressapoco questo: il messaggio va totalmente a farsi benedire.

Ed è un peccato, perché in questo caso il messaggio sia il seguente: “con un tasso di natalità pari a 8,0 per 1.000 abitanti nel 2015, l’Italia si posiziona all’ultimo posto nella graduatoria europea.”

E ancora: “il tasso di fecondità si è gradualmente ridotto fino ad arrivare a una media di 1,35 figli per donna nel 2015”.

Dati pesanti, pesantissimi, che non possono essere veicolati attraverso le campagne ridicole poste in essere nel corso dell’ultimo mese, tanto più che secondo uno studio realizzato dal Censis poco tempo fa, il 60% degli italiani si ritiene poco o per nulla informato sul tema dell’infertilità. Tra le persone meno istruite la percentuale sale al 79%, ma anche tra i laureati si mantiene al 50%. Una persona su due.

Un’indagine che mette in luce quanto sia importante, sul serio, informare i cittadini su questo argomento attraverso iniziative serie, ben fatte, che riescano davvero a far riflettere tutti su un problema  tanto reale quanto sottovalutato.

E invece il meraviglioso Fertility Day ha avuto esattamente l’effetto opposto. Perché nel caso in cui il ministro della Salute non l’avesse ancora capito, il messaggio non è arrivato. Ciò che gli italiani hanno invece compreso perfettamente è la totale inadeguatezza comunicativa (e politica, e amministrativa) mostrata da un dicastero che dovrebbe occuparsi della Salute dalla popolazione.

Chapeau.