Oscar 2017, Manchester By The Sea: recensione film candidato a 5 premi. Geografia di un dolore

Dal 16 febbraio 2017 in uscita in Italia due titoli in corsa per miglior film: Moonlight e Manchester By The Sea
di @LucaMarra 16.02.2017 18:15 CET
MANCHESTER by the sea
Casey Affleck in Manchester By The Sea tra i film più belli visti alla Festa del Cinema di Roma 2016. Claire Folger Courtesy of Amazon Studios/Universal Pictures

Oscar 2017: Manchester By The Sea arriva in sala, nello stesso giorno di Moonlight, entrambi in corsa per il premio a miglior film (nomination). Il film di Kenneth Lonergan, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016, concorre anche per i premi di miglior attore protagonista, Casey Affleck, non protagonista, Lucas Hedges, per la sceneggiatura originale e per la miglior attrice non protagonista: Michelle Williams. Tra i produttori c’è Matt Damon ed è il primo lungometraggio distribuito da Amazon Studios che concorre come miglior film.

I tre attori sono perni del cast di un film che tutt’uno con la sua geografia. Siamo nel Massachusetts, nello scrigno di Cape Ann. Lee Chandler ( Casey Affleck) è un idraulico burbero e che non si fa nessun problema a rispondere male ai suoi clienti. Mentre è al lavoro gli arriva una tragica chiamata: suo fratello è morto. Quando ritorna al suo paesino natale, Lee scopre che proprio suo fratello lo ha designato, tramite testamento, come tutore del nipote, il sedicenne Patrick ( Lucas Hedges). Al giovane idraulico crolla il mondo addosso, mentre cerca di uscire dalle macerie deve affrontare anche quel passato dolorosissimo che aveva lasciato nel suo paese e che ora riemerge insieme a nuovi tormenti. Ecco il trailer di Manchester By The Sea.

A leggerla così, la trama di Manchester By The Sea sembrerebbe uno di quei drammoni con la lacrima al comando, quelli da fuggire al primo accenno di nota in tonalità minore per esaltare la tragedia. E invece la qualità del nuovo film di Kenneth Lonergan, il terzo da regista in 16 anni, è proprio la sua imprevedibilità, il dribblare, senza nessuna furbizia, gli schemi del dolore al cinema.

Con echi ben ascoltabili di Gente Comune o del cinema di Cassavetes, Manchester By The Sea diviene uno di quei film “a immersione”. Dove sei dentro la vita dei protagonisti e ti senti quasi imbarazzato, per pudore, nell’assistere alla rappresentazione della loro intimità. È il segno che il lavoro di sceneggiatura va a buon fine, accordando i sentimenti dello spettatore per toccargli il cuore. Non è solo merito della sceneggiatura però, firmata dallo stesso regista e seria candidata agli Oscar, perché a far grande questa opera su uomini semplici sono gli attori.
Manchester By The Sea film recensione cast Casey Affleck e Lucas Hedges entrambi nominati agli Oscar 2017 per il film, rispettivamente nella categoria miglior attore protagonista e non protagonista maschile.  Claire Folger Courtesy of Amazon Studios/Universal Studios

Le prove di Casey Affleck e Lucas Hedges sono tra le più convincenti performance attoriali viste di recente. Affleck, fratello del più noto Ben, lavora “di sottrazione”, come si suol dire, minimizzazione, anche estrema, dei gesti, delle parole. La sua interpretazione è tutta un doloroso dialogo tra i silenzi, le espressioni facciali e l’irruenza fisica che gli esplode quando si arrabbia: come se volesse compensare col nervosismo quello che non riesce a dire. Anche di Lucas Hedges ( Moonrise Kingdom, Grand Budapest Hotel ) ne sentiremo parlare tanto. È bravissimo a dissimulare il dolore vero e bruciante con gli atteggiamenti tipici di un liceale della provincia americana.

Sceneggiatura, attori, montaggio tra flashback e presente, e una selezione sonora in voluto disaccordo col pathos del dramma fanno di Manchester By The Sea un film bello, delicato e profondo. Senza risposte o catarsi obbligate. Leggero e struggente allo stesso tempo. Un caso classico in cui la geografia del luogo è specchio della geografia emotiva dei protagonisti, la geografia del dolore che Affleck mostra col suo volto. Il film dura due ore, tante, ma lo spettatore non se ne accorgerà perché è come vivere “le vite degli altri” rimanendo nella propria, è un film che, come il vissuto, mischia senza ordine l’atrocità e la dolcezza insieme. La perdita di un caro e il gioco con una pallina, la consapevolezza di aver perso un faro nella vita e la voglia di stare un po’ insieme con la ragazza conosciuta fra i banchi di scuola. Come quel mare citato sin dal titolo (Sea): in burrasca e poi mite nel giro di poche ore. Giusto un paio.

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