Outlook materie prime agricole 2017: speranze di ripresa per mais e grano. Prospettive interessanti per il caffè

Grano, India
Un coltivatore indiano di Ahmedabad mentre vaglia il grano REUTERS/Amit Dave/File Photo

Nel corso del 2016 i prezzi di molte materie prime, come ad esempio il grano, non sono riusciti a riprendere quota e sono rimasti su livelli molto bassi. Del resto avevamo avvertito i nostri lettori nel nostro outlook di quell’anno che non c’erano le ragioni, sia tecniche che fondamentali, per vedere una ripresa dei prezzi per materie prime come grano e mais.

Qualche piccolo segnale però si è iniziato a intravedere in alcuni mercati, come ad esempio quello dei semi di soia, dove si è registrato un importante aumento della domanda trainata dall’inarrestabile appetito della Cina. Si iniziano inoltre a intravedere scenari interessanti che potrebbero mettere fine al mercato orso di diverse materie agricole.

Il continente americano è alle prese con una grave siccità che potrebbe decimare i raccolti e porre quindi un freno alle capacità di offerta dei produttori. Inoltre, alcuni produttori potrebbero decidere di convertire i propri terreni per produrre la materia prima più a buon mercato, facendo diminuire la disponibilità della materia prima che risulta essere poco profittevole. Questo dovrebbe azionare una sorta di effetto traino anche per i prezzi di quelle materie agricole che al momento non danno segnali di ripresa: l’offerta di questi prodotti inizierebbe a diminuire ulteriormente e i prezzi dovrebbero iniziare a muoversi verso l’alto.

SEMI DI SOIA: LA DOMANDA CINESE RIMARRÀ ALTA, TRUMP PERMETTENDO

Nel corso del 2016 i prezzi dei semi di soia hanno avuto una fiammata, soprattutto nella prima parte dell’anno. A spingere al rialzo i prezzi della materia prima la forte domanda che arriva dalla Cina, dove il prodotto viene acquistato principalmente per l’alimentazione di cinghiali, maiali e pollame.  

Secondo le stime di USDA la domanda globale di semi di soia si dovrebbe nel 2017 attestare intorno ai 336,1 milioni di tonnellate (di cui 102 milioni di tonnellate solo per la Cina), in aumento di 22,9 milioni di tonnellate.

Il mercato, tuttavia, rimane abbastanza incerto. Si stima che nell’America Latina i raccolti saranno abbondanti e probabilmente paesi come Brasile e Argentina faranno di tutto per sottrarre clienti ai produttori statunitensi, potendo contare su valute più deboli rispetto ad un dollaro sempre più forte . Questi paesi potrebbero inoltre approfittare delle eventuali tensioni tra Cina e Stati Uniti alimentate dall’amministrazione Trump, che a parole sembra aver fatto di Pechino uno dei suoi bersagli principali su cui scagliare contro accuse di ogni genere.

La competizione tra questi paesi dovrebbe quindi spingere al rialzo la produzione, impedendo quindi ai prezzi di continuare la scalata. L’aumento della produzione di semi di soia dovrebbe avvenire anche per una sorta di effetto sostituzione: alla luce del recente rialzo del prezzo e della buona domanda saranno in molti, secondo le stime, a sostituire le produzioni di materie agricole come il grano con quella di semi di soia.

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Questo tipo di incertezza è fotografato perfettamente anche a livello tecnico. Iniziamo con l’osservare il grafico mensile. Come possiamo vedere, abbiamo avuto tra il 2013 e il 2014 la rottura al ribasso della neckline di un testa e spalla, e dopo una fase di debolezza durata circa due anni i prezzi sono saliti fino a effettuare il pullback sulla rottura dei minimi del 2013. Questo ha portato alla formazione di un megafono, una figura che ci induce a tenere in considerazione la possibilità che i prezzi possano tornare in futuro a crescere. I prezzi in questo momento si trovano a metà strada tra la banda superiore e inferiore del megafono, e rimane quindi l’incertezza sulla direzione.

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Aiutiamoci quindi con il grafico giornaliero per avere qualche riferimento su un orizzonte temporale più immediato. Come possiamo notare i prezzi si stanno comprimendo all’interno di un triangolo, e che inoltre manca il throwback sulla rottura dei 920 dollari. L’uscita al rialzo o al ribasso da questa figura ci dovrebbe dare qualche indicazione sulla direzione per i mesi immediatamente successivi (poco meno di un trimestre).

GRANO: IL CALO DELLA PRODUZIONE POTREBBE INIZIARE A SPINGERE I PREZZI

I prezzi del grano si trovano sui minimi degli ultimi 10 anni e sono rimasti sotto pressione anche nel 2016. Le scorte mondiali rimangono alte, così come la produzione. Per il 2017 potremmo assistere ad un calo dell’offerta negli Stati Uniti e in altri paesi americani, sia per una grave siccità che ha decimato molti raccolti sia per l’interesse di molti produttori di sostituire il grano con prodotti più remunerativi. Questo calo, comunque, dovrebbe essere più che compensato dall’aumento di produzione previsto in paesi come Russia, Ucraina e India, che cercheranno di spingere anche alla luce di un dollaro molto forte (tenendo ad ogni modo presente che il grano offerto da questi paesi è di qualità inferiore). Anche in Europa del resto la produzione e le scorte di grano rimangono al top.

È probabile però che prossimamente anche produttori di altri paesi inizino a pensare di sostituire la produzione del grano con altri prodotti agricoli, in virtù del fatto che i prezzi attuali inducono a muoversi in tale direzione.

Ci sentiamo quindi di dire che in questo momento potremmo veramente essere vicino al fondo e che è solo questione di tempo prima di vedere i prezzi tornare finalmente a crescere anche per il grano. Ma questo dovrebbe avvenire solo verso la fine del 2017.

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Se andiamo a osservare il grafico mensile possiamo vedere che i prezzi si trovano all’interno di un triangolo discendente. I prezzi, questione di qualche mese, usciranno da quest’area e presto avremo qualche ulteriore indicazione sulla direzione che intenderà prendere il grano.

MAIS: L'OFFERTA RIMANE ABBONDANTE (MA È SEMPRE MENO CONVENIENTE PRODURRE)

Per il mais valgono considerazioni molto simili a quelle del grano. Da una lato c’è una grave siccità che sta devastando i raccolti degli Stati Uniti e di molti altri paesi dell’America Latina (come il Brasile), dall’altro ci sono livelli di produzioni e di scorte che rimangono a livello globale molto alti (nell’America Latina l’Argentina dovrebbe continuare a spingere grazie agli sgravi fiscali sulle esportazioni).

Anche qui, si stima che i bassi prezzi del mais spingeranno i produttori a cercare alternative da produrre (e in questo momento i semi di soia rimangono la scelta prediletta dagli agricoltori).

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Come possiamo vedere sul grafico settimanale, i prezzi rimangono molto vicino ai minimi degli ultimi 10 anni, livello da cui è sempre partita una reazione positiva. Al momento i prezzi hanno tagliato la trendline ribassista disegnata a partire dai massimi del 2012 e manca il pullback sulla rottura dei minimi dello stesso anno. La somma di questi elementi ci induce a dire che la probabilità di un rialzo è superiore a quella di un ribasso: possibile, come per il grano, che i prezzi inizieranno a reagire verso la parte finale del 2017.

CAFFÈ: UNA DURA SICCITÀ CONTINUERÀ A TENERE ALTI I PREZZI

La siccità ha colpito duramente il principale produttore mondiale di caffè, il Brasile (e in particolar modo lo Stato di Espirito Santo, dove è concentrata la maggior parte della produzione). Ed è molto probabile che gli effetti del cambiamento climatico si faranno sentire in quest’area anche nei prossimi anni. Questo sta inevitabilmente investendo in modo negativo le piantagioni di caffè, rallentando la produzione e stimolando quindi i prezzi di questa materia prima al rialzo.

Bisogna inoltre considerare che la domanda di caffè rimane alta in tutto il mondo e questo potrebbe contribuire alla crescita di varietà alternative (rispetto alle più comuni di arabica e robusta) e di qualità inferiore.

In generale, quindi, ci sono tutte le condizioni per poter affermare che il caffè è in questo momento una delle materie agricole più interessanti e con maggiori prospettive di rialzo per il 2017.

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A livello tecnico, i prezzi del caffè si trovano compresi all’interno di un triangolo: l’uscita al rialzo da questa figura ci darebbe l’ennesimo segnale rialzista, con target prima sui 200 dollari e successivamente sui 250.

ZUCCHERO: IL RIALZO DI PREZZO DEI COMBUSTIBILI STIMOLA LA PRODUZIONE DI BIOETANOLO

Nel corso del 2016 la produzione ha avuto una leggera flessione rispetto all’anno precedente, al punto che le scorte si sono avvicinate a livelli critici, ma si stima che queste possano tornare a crescere nel 2017. L’abbassamento delle scorte hanno ovviamente avuto un effetto positivo sui prezzi per buona parte del 2016.

La produzione di questa materia prima è legata anche a quella del bioetanolo, su cui si punterà maggiormente a causa dei forti rialzi fatti registrare dal petrolio e dal gas naturale. Questo dovrebbe quindi incentivare gli agricoltori ad aumentare la produzione di canna da zucchero per soddisfare la crescente domanda di bioetanolo.

C’è quindi una discreta incertezza su quello che potrebbe essere l’andamento dei prezzi per questo mercato.

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Dal punto di vista tecnico la fiammata del 2016 ha riportato lo zucchero sopra la trendline di lungo periodo, dopo che questa era stata rotta al ribasso nel 2014. Recentemente abbiamo assistito al throwback sulla rottura dei massimi del 2014 e sul timeframe settimanale ci apprestiamo a testare l’EMA a 50 periodi. La fase di ribasso dovrebbe proseguire, almeno fino ai 16 dollari, dove andremmo tra l’altro a toccare la trendline di breve-medio periodo. Se questo livello dovesse essere rotto al ribasso allora potremmo vedere i prezzi scendere anche intorno ai 10 dollari.