Pensioni: ancora in alto mare su APE e quota 41. In stallo la trattativa tra Governo e sindacati

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Repertorio - Pensionati. Reuters

Procede a rilento il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni inserita nella legge di bilancio per il 2017. La misure indicate nella manovra devono essere ora corredate dai decreti attuativi che le rendano effettive. E su questo il Governo e le parti sociali si stanno confrontando da settimane. In realtà alcuni decreti erano già attesi per i primi di marzo, ma all’orizzonte non si vede niente. Non solo. Gli incontri esecutivo-sindacati si chiudono senza aver preso decisioni se non il rinvio ad altra data.

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E così anche il vertice previsto per il 13 marzo è stato rinviato al 20. Il problema è che il tempo stringe ed è difficile pensare che procedendo di questo passo sia tutto pronto per il primo maggio, giorno in cui dovrebbero entrare in vigore l’APE, la pensione anticipata, e la quota 41 per i precoci.

I nodi da sciogliere sulle pensioni anticipate sono ancora numerosi: tra questi le categorie di lavoratori interessati dalla quota 41 e dall’APE social, ma soprattutto i dettagli per l’APE volontaria ovvero la pensione anticipata voluta dal lavoratore. Su questo tema la discussione è delicata perché la bontà della misura dipenderà dagli accordi con banche e assicurazioni, ovvero con gli enti che dovranno fare il prestito al pensionato e fissare tempi e termini del rimborso che rischia di essere davvero oneroso.

APE: i nodi ancora da sciogliere

Nell’ultimo incontro i sindacati hanno chiesto al Governo di chiarire se alcune categorie di lavoratori avranno o no accesso alla pensione anticipata con l’APE. Tra questi ci sono i lavoratori dipendenti disoccupati per scadenza di un contratto a termine che, secondo il testo della legge di bilancio, resterebbero fuori dall'APE e i lavoratori autonomi che hanno cessato l'attività lavorativa per colpa della crisi.

Ma il tema più delicato è quello legato all’APE volontaria ovvero alla forma di pensione anticipata pensata per coloro che vogliono lasciare il lavoro in anticipo. A differenza dell’APE social che pone a carico dello Stato il costo della pensione anticipata, l’APE volontaria invece, è a carico del lavoratore che in pratica chiede un prestito ad una banca o assicurazione.

Possono avere accesso all’APE, coloro che hanno almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; che maturino il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; e un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria.

LEGGI ANCHE: Pensione anticipata: APE social e volontaria, tutti i chiarimenti dell'INPS su requisiti e modalità

Ma al centro del confronto Governo-sindacati c’è il coinvolgimento delle banche per il funzionamento della pensione anticipata volontaria. Il prestito è erogato da banche e assicurazioni scelti tra quelli che aderiscono agli accordi-quadro da stipulare tra Ministeri, l’Associazione bancaria italiana e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici.

Il lavoratore dovrà restituire il prestito ottenuto in 260 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’INPS sulla pensione mensile, compresa la tredicesima. La restituzione del prestito quindi, inizia dal primo pagamento della pensione e si completa 20 anni dopo quando la pensione sarà erogata al pensionato per intero, senza trattenute. Il prestito per la pensione anticipata è coperto anche da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza: in caso di decesso del lavoratore prima dell’intera restituzione del debito l’assicurazione versa alla banca il debito residuo.

Queste sono le precisazioni fornite qualche settimana fa dall’INPS, ma senza un accordo tra Governo, banche e assicurazione non si potrà fare simulazioni sui costi finali a carico dei lavoratori che chiedono la pensione anticipata. Per i sindacati e per il presidente dell’INPS Tito Boeri il rischio è che gli interessi chiesti dalla banca e il costo dell’assicurazione siano così onerosi da rendere poco appetibile l’APE volontaria.

Pensione dei precoci: quota 41

La riforma delle pensioni ha introdotto la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica, per tutti coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni, per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativi.

Per quanto riguarda la quota 41, i sindacati hanno chiesto al Governo che per definire la platea degli interessati si faccia riferimento alla mansione del lavoratore e non al settore in cui opera l'azienda. Sul tavolo anche l’ipotesi di introdurre una franchigia nella determinazione dei sei anni di continuità in lavori gravosi in modo da non penalizzare in modo eccessivo, per esempio, i lavoratori edili.

Il punto è che sia la pensione anticipata con l’APE che la quota 41 per i precoci dovrebbero entrare in vigore dal primo maggio, ma sono ancora molti i tasselli che mancano. Sarà difficile, continuando a rinviare gli incontri Governo-sindacati, riuscire a trovare un accordo e approvare i decreti attuativi in tempo per la scadenza di maggio.