Pensioni, APE Social: regole, beneficiari, importo, tasse, domande. La guida definitiva in 5 punti

Inps
Immagine di repertorio reuters

Sull’APE Social continua la corsa contro il tempo. L’obiettivo è quello riuscire a rispettare la data stabilita per il debutto, 1°maggio, evitando di far slittare il termine come accaduto con l’APE volontaria. Con questa intenzione e con un ritardo che però non è da sottovalutare il Consiglio dei Ministri del 18 aprile ha dato il via libera al primo dei tre decreti sulle pensioni anticipate, quello sull’indennità-ponte destinata ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi che versano in condizioni di difficoltà economica.

SEGUICI SU FACEBOOK  E SU TWITTER

Il testo dovrà ora passare al vaglio del Consiglio di Stato per poi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ma rispetto alle previsioni contiene anche qualche novità e qualche dettaglio da tenere in considerazione se si vuole accedere all’APE agevolata.

Le regole dunque ci sono e chiunque intende sfruttare la possibilità di “andare in pensione” fino a 3 anni e 7 mesi prima di aver raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia farebbe bene a studiarle con molta attenzione. I paletti posti dal Governo sono tanti, le tempistiche per la presentazione della domanda sono strette e l'importo dell’assegno varia in base all’ammontare della pensione certificata al momento della richiesta.

Di seguito, vi presentiamo dunque una breve guida sull’APE social.

PENSIONI: APE SOCIAL, LE REGOLE GENERALI

APE Social è un reddito ponte che ha lo scopo di accompagnare i lavoratori dipendenti o autonomi che si trovano in situazione di difficoltà economica sino al raggiungimento della pensione.

A livello generale (scenderemo nei particolari successivamente) sono state fissate tre regole principali:

  • regola “anagrafica” : potranno accedere all’Anticipo coloro che hanno compiuto 63 anni di età e ai quali mancano fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi per il raggiungimento della pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio.
  • Regola “contributiva” : i lavoratori in possesso del requisito anagrafico dovranno aver versato un minimo di 30 anni di contributi se invalidi, disoccupati o con parenti di 1°grado con disabilità grave cui prestano assistenza oppure un minimo di 36 anni di contributi se si tratta di lavoratori addetti a mansioni considerate gravose.
  • Regola “gestionale”: i suddetti lavoratori dovranno essere iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti o presso le gestioni ad essa sostitutive o esclusive. Valide anche le gestioni speciali dei lavoratori autonomi e la gestione separata dell’INPS.

PENSIONI, APE SOCIAL: LE CATEGORIE TUTELATE

Dal generale passiamo al particolare. Sono in tutto quattro le macro categorie che potranno avere accesso all’APE social:

  1. disoccupati : avranno diritto al trattamento anticipato i lavoratori dipendenti che si trovano in stato di disoccupazione a seguito della cessazione del rapporto di lavoro avvenuta per licenziamento (anche collettivo), dimissioni per giusta causa, o risoluzione consensuale. Nel caso in cui il potenziale beneficiario percepisca un ammortizzatore sociale (come per esempio la NASPI) dovrà attendere la fine del trattamento e, dopo 90 giorni, avrà diritto ad incassare l’APE fino alla pensione di vecchiaia. Per queste categorie il requisito contributivo fissato è pari a 30 anni.
  2. Invalidi: potranno accedere all’APE Social i lavoratori dipendenti o autonomi per i quali le commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile abbiano certificato una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%. In questo caso il requisito contributivo è fissato è pari a 30 anni.
  3. Caregivers : l’accesso è consentito anche ai lavoratori dipendenti o autonomi che, al momento della presentazione della domanda, assistono da almeno sei mesi un coniuge o un parente entro il primo grado convivente con disabilità grave ai sensi della legge n.104 del 1992. Requisito contributivo: 30 anni.
  4. Lavoratori con mansioni gravose : in ultimo, potranno usufruire dell’APE social, i lavoratori dipendenti che svolgono le mansioni gravose selezionate nella lista inserita nella legge di Bilancio del 2016. C’è però una condizione le suddette professioni devono essere svolte da almeno 6 anni continuativi, conteggiati al netto di sette anni (il che significa che il requisito è valido se per 12 mesi nel corso di sette anni il lavoro è stato interrotto a causa di una cassa integrazione. Per queste categorie il requisito contributivo sale a 36 anni di versamenti.

Prima di passare ad altro, occorre fare una precisazione. Quali sono le mansioni gravose individuate dalla legge di Bilancio 2017?

  • Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • conciatori di pelli e pellicce;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza (badanti);
  • insegnanti della scuola per l’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

PENSIONI, APE SOCIAL: COME E QUANDO FARE DOMANDA

In base a quanto stabilito, per accedere all’APE social già da quest’anno, i lavoratori inclusi nelle categorie tutelate dovranno presentare apposita domanda all’INPS  (che si occuperà direttamente dell’erogazione) a decorrere dal 1°maggio e fino al 30 giugno 2016.

Rispettando queste date si potrà usufruire della prima finestra utile di pagamento: il che significa che, se dopo i controlli dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale il responso sarà positivo, in base alle intenzioni del Governo il primo assegno dovrebbe arrivare tra settembre e dicembre.

Le date sopra riportate valgono solo per il 2017. A partire dal 2018 la domanda di accesso all’APE social dovrà essere presentata tra il 1°gennaio e il 30 marzo, mentre il pagamento della prestazione arriverà a giugno.

Bisogna tenere in considerazione però che la misura è sperimentale il che vuol dire che i lavoratori dovranno attendere la legge di Bilancio 2018 per sapere se diventerà strutturale.

PENSIONI, APE SOCIAL: TASSE E PENALITÀ

Prima di scendere nei dettagli relativi alla misura dell’assegno, occorre specificare due aspetti importanti. Il primo riguarda la differenza esistente tra APE social e APE volontaria: mentre la seconda, per funzionare, necessita dell’intervento di banche ed assicurazioni, comportando una penalità sull’importo della successiva pensione (il prestito erogato dai vari istituti negli anni d’anticipo deve essere restituito), la prima è completamente a carico dello Stato. Sarà quest’ultimo a finanziare il trattamento e a sobbarcarsi tutti gli oneri, per cui, al raggiungimento della pensione di vecchiaia, il soggetto precedentemente tutelato potrà godere di un assegno pieno senza alcuna penalità sull’importo del futuro trattamento pensionistico.

La seconda considerazione da fare riguarda invece le tasse. L’APE social non sarà tassata come la normale pensione, ma come reddito da lavoro dipendente. Il che implica che l’importo netto dell’assegno sarà più alto rispetto a quello previsto per il reddito derivanti da pensione equivalente dato che le detrazioni fiscali riconosciute sul lavoro dipendente sono più elevate rispetto a quelle previste per i pensionati.

Ma attenzione, perché quando si parla di “convenienza” c’è un altro aspetto da non sottovalutare: l’APE social verrà erogata per 12 mensilità l’anno, mentre la pensione può contare su 13 mensilità.

PENSIONI, APE SOCIAL: IMPORTO

L’ammontare del reddito ponte finanziato dallo stato ed erogato dall’INPS ai fruitori dell’APE social sarà rapportato al valore della pensione certificata al momento della richiesta entro un limite massimo di 1.500 euro lordi al mese.

Parlando in parole povere: nel caso in cui il soggetto abbia maturato, al momento dell’accesso alla prestazione, una pensione lorda inferiore a 1.500 euro mensili riceverà l’intero importo del trattamento. Nel caso in cui il valore della pensione superasse i 1.500 euro al mese (sempre al lordo) l’importo massimo mensile dell’APE sociale sarà comunque pari a 1.500 euro lordi.

Il tetto è stato stabilito allo scopo di rientrare nelle risorse stanziate dal Governo per finanziare la misura: 300 milioni per il 2017, 609 milioni per il 2018, 647 nel 2019, 462 milioni nel 2020. A decorrere dal 2021 invece gli stanziamenti scenderanno a 281 milioni fino ad esaurirsi nei due anni successivi essendo sostituita dalle normali pensioni dei soggetti che hanno beneficiato del trattamento. L’INPS si occuperà del monitoraggio e stilerà delle graduatorie nel caso in cui le domande di accesso presentate fossero accedenti alle risorse disponibili. In base ai calcoli dovrebbero usufruire dell’APE social tra i 30mila e i 35 mila lavoratori nel 2017 e poco meno di 30mila lavoratori nel 2018.