Pensioni, APE volontaria: anticipo, costi, tempi e lavoratori rifiutati dalle banche. Tutte le ultime novità

di 12.04.2017 17:03 CEST
Anziani bambino pensioni
Un uomo anziano passeggia con un bambino REUTERS/Issei kato

I decreti attuativi per l’APE volontaria, cioè quella che permette la pensione anticipata a coloro che vogliono lasciare il lavoro, ancora non si vedono. Attesi per il mese di febbraio i decreti che devono dare all’INPS istruzioni precise su come applicare l’APE volontaria sono ancora fermi a Palazzo Chigi. Il problema è che il tempo stringe perché l’entrata in vigore dell’APE volontaria e quindi la corsa alla pensione anticipata è prevista per il primo maggio. Senza i decreti attuativi l'INPS non potrà iniziare a raccogliere le richieste di APE volontaria e tutta l'operazione dovrà slittare. 

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Intanto però continuano a trapelare indiscrezioni circa i contenuti dei decreti. Di particolare interesse per i futuri pensionati sono le proiezioni dei costi dell’APE volontaria in base ai tempi dell’anticipo e al valore della pensione.

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Altra novità importante riguarda l’accordo con le banche, cioè con gli istituti che daranno l’anticipo pensionistico ai lavoratori utile ad arrivare alla pensione vera e propria. Il Ministero del Lavoro sta lavorando al protocollo con le banche che dovranno finanziare l’APE e cresce la lista dei lavoratori che saranno esclusi dalla pensione anticipata volontaria. Vediamo quali sono le ultime novità.

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Pensione anticipata: quali costi?


L’APE social prevede diverse ipotesi di anticipo pensionistico:

- anticipo massimo del 90% della pensione maturata al momento della richiesta di APE volontaria se manca un anno all’età pensionabile;

- anticipo all’85% della pensione se l’APE dura due anni;

- all’80% della pensione se pari o superiore a tre anni.

L’obiettivo è quello di mantenere il costo finale dell’APE volontaria entro il 15% della pensione netta. Se fosse possibile chiedere l’anticipo del 90% della pensione per tre anni, il costo totale dell’APE sarebbe oltre il 20%.

Per avere accesso all’APE volontaria il lavoratore deve avere una pensione maturata pari ad almeno 1,4 volte il minimo ossia 702,65 euro. Tra gli ultimi ritocchi dei decreti attuativi il Governo sta pensando di inserire un altro requisito, cioè il fatto che la pensione al netto delle rate di restituzione da pagare, non possa essere inferiore a 702 euro.  

APE volontaria: i rifiutati dalle banche


Uno snodo cruciale per avviare l’APE volontaria è l’accordo con le banche. Di fatto il lavoratore chiede un prestito alla banca che lo “mantiene” nel periodo che manca per arrivare alla pensione vera e propria. Dopo inizia la fase in cui il pensionato, in 20 anni, deve rimborsare la banca.

Il TAN, cioè il tasso annuo nominale, è fissato al 2,75%, ma con la possibilità di aggiornarlo ogni tre mesi. A questo si aggiunge un costo fra lo 0,05% e lo 0,1% per la commissione di accesso al Fondo di Garanzia. Il pensionato rimborserà il debito con 13 rate all’anno per 20 anni, per un totale di 260 rate.

Le banche però, non daranno credito a tutti coloro che fanno richiesta di APE volontaria. Secondo le ultime notizie infatti, si allunga la lista di coloro che saranno rifiutati dalle banche: ci sono “i cattivi pagatori”, i “protestati” dalla banca, chi ha protesti o pignoramenti in corso, chi ha già chiesto un prestito che superi una certa soglia.

Per evitare il sovraindebitamento sulla pensione, l’ipotesi è di fissare una soglia al 30% della pensione: il lavoratore che ha già un prestito non avrà accesso all’APE volontaria se la somma delle rate (prestito più rimborso per la pensione anticipata) peserà per più del 30% sulla pensione.

Riassumendo, saranno esclusi dall’APE volontaria coloro:

- che avranno una pensione di importo inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè 702 euro, al netto della rata di rimborso per l’APE volontaria;

- con rate per la restituzione dell’ape volontaria e di altri addebiti (cessione del quinto, rimborsi di prestiti) che superano il 30% della pensione;

- che hanno esposizioni creditizie scadute o non pagate con ritardi di 90 giorni;

- che risultano cattivi pagatori;

- con pignoramenti in corso o altre procedure legate a vecchi debiti;

- con protesti a carico.