Pensioni, opzione donna: chi può accedere nel 2017? Ecco i chiarimenti dell’INPS

di 13.01.2017 17:03 CET
Inps
Immagine di repertorio reuters

La legge di stabilità per il 2017 ha esteso i termini per l’opzione donna, ovvero il meccanismo che consente di andare in pensione anticipata alle lavoratrici dipendenti e autonome con determinati requisiti. Dal punto di vista economico però, la soluzione comporta una decurtazione perché l’assegno della pensione è calcolato secondo il sistema contributivo. Chi può sfruttare l’opzione donna nel 2017 per andare in pensione anticipata? L’INPS fornisce alcune precisazioni.

Cos’è l’opzione donna

Nel 2011, la riforma della pensioni del ministro Fornero ha confermato fino al 31 dicembre 2015 la possibilità per le donne di andare in pensione prima, a patto di ricevere un assegno della pensione calcolato con il contributivo. L’opzione donna permette di anticipare la pensione rispetto ai requisiti ordinari che richiedono almeno 41 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall'età anagrafica o il raggiungimento di un'età anagrafica pari a 66 anni e 7 mesi (per le donne del pubblico impiego; 65 anni e 7 mesi le donne dipendenti del settore privato; 66 anni e 1 mese le autonome) e almeno 20 anni di contributi.

L’opzione donna, invece, ridimensiona i requisiti richiesti per la pensione, ma ricalcola l’assegno della pensione con il sistema contributivo.

Chi può accedere all’opzione donna nel 2017?

L’INPS fornisce alcune precisazioni sulla platea delle donne potenzialmente interessate ad andare in pensione con l’opzione donna. Nel 2017 possono accedere all’opzione donna le lavoratrici dipendenti e autonome con:

- anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano altrimenti maturato il diritto a pensione di anzianità;

- anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo.

Per avere il diritto a sfruttare la finestra offerta dall’opzione donna, le lavoratrici devono aver maturato entro il 31 dicembre 2015:

- un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni;

- un’età anagrafica di 57 anni, se dipendenti, e di 58, se autonome. Dal primo gennaio 2013 il requisito di accesso è divenuto di 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti e 58 anni e 3 mesi per quelle autonome.

La legge di bilancio per il 2017 ha esteso la possibilità di accedere all’opzione donna, in modo retroattivo, anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano compiuto 57 anni, se dipendenti, e 58 anni, se autonome ma che a tale data non erano in possesso degli ulteriori tre mesi richiesti per effetto degli incrementi alla speranza di vita applicati a partire dal primo gennaio 2013. È a queste lavoratrici quindi, che è rivolta la proroga contenuta nella legge di bilancio 2017.

Assegno per la pensione calcolato con il contributivo

Per andare in pensione prima, secondo le regole dell’opzione donna, le lavoratrici devono però accettare che la pensione venga liquidata interamente secondo il sistema contributivo. In caso di adesione all’opzione donna inoltre, precisa l’INPS, la lavoratrice deve cessare l’attività di lavoro dipendente.

Per effetto del passaggio al sistema di calcolo totalmente contributivo le lavoratrici che scelgono di andare in pensione con l’opzione donna subiranno un taglio dell’assegno della pensione intorno al 25-35% rispetto all’ultimo stipendio. Questa stima però, è soltanto indicativa perché la decurtazione varia molto a seconda della vita lavorativa e contributiva della lavoratrice.

Domanda per l’opzione donna

Grazie alla proroga contenuta nella legge di stabilità le lavoratrici interessate possono fare domanda per la pensione anticipata tramite opzione donna. La domanda, precisa l’INPS, deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali offerti dall’istituto: accedendo direttamente ai servizi telematici tramite Pin o Spid attraverso il sito dell’INPS; contattando telefonicamente il contact center integrato; oppure utilizzando i servizi telematici offerti da patronati e intermediari dell’INPS.

Inoltrata la domanda, l’INPS verificherà la sussistenza dei requisiti richiesti per l’adesione all’opzione donna e disporrà il pagamento della pensione. La pensione di anzianità, precisa l’INPS, viene corrisposta alla lavoratrice decorsi 12 mesi, se lavoratrice dipendente, (18 mesi, se autonoma) dalla data di maturazione dei requisiti previsti secondo quanto previsto dalle “finestre mobili” abolite però nel 2012. Le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 (ultimo trimestre del 1957, se autonome), conclude l’INPS, devono attendere ulteriori 4 mesi relativi agli incrementi della speranza di vita del 2016.