Perché dobbiamo andare su Marte?

spacex dragon marte
Rappresentazione artistica della capsula Red Dragon di SpaceX sulla superficie di Marte. L'azienda statunitense ha in programma di raggiungere il Pianeta Rosso con una missione senza equipaggio nel 2018 SpaceX

La Luna, poi Marte. Il piano della NASA per raggiungere il Pianeta Rosso negli anni '30 di questo secolo prevede una serie di tappe intermedie che sono state ben illustrate proprio nei giorni scorsi da Greg Williams, vice-amministratore del direttorato NASA per le missioni e l'esplorazione con equipaggio.

Elon Musk qualche mese fa aveva descritto nel dettaglio un piano ancor più ambizioso che, nelle intenzioni del fondatore e CEO di SpaceX, dovrebbe portare alla creazione di un'intera colonia umana su Marte nei prossimi decenni grazie ad un ingegnoso sistema di trasporto basato su razzi riutilizzabili.

LEGGI ANCHE: Le onde gravitazionali potrebbero farci scoprire nuove dimensioni nell'universo

Nei mesi e negli anni a venire si discuterà ancora molto del come e del quando, ma questi discorsi rischiano e rischieranno di far passare in secondo piano una domanda che invece è fondamentale: perché dovremmo andare su Marte? Nei discorsi di esperti ed appassionati del settore la cosa sembra essere presa sottogamba, ma una risposta va comunque data, dal momento che stiamo parlando di quella che sarà con tutta probabilità la più complessa e dispendiosa avventura nella quale l'umanità si sia mai lanciata.

L'obiezione più frequente che sarà posta al riguardo (o che già viene tirata fuori) è quella classica che in tanti amano citare per qualsiasi missione di esplorazione spaziale, con o senza equipaggio, condotta negli ultimi anni: "Eh, con tutti i problemi che abbiamo sulla Terra vanno a buttare soldi nello spazio...". Badate bene: il Partito Benaltrista non ha sede solamente in Italia (dove raccoglie anche adesioni VIP), ma fa proseliti in ogni parte del mondo.

Certo, può risultare difficile capire perché si spendano soldi nell'esplorazione spaziale. Soprattutto se si è convinti che si tratti di soldi totalmente sprecati, neanche venissero caricati a bordo delle navicelle e lanciati verso pianeti, asteroidi e comete. Si tratta invece di fondi che, anche a voler considerare solamente il lato economico, producono ritorni enormi sulla Terra, non sui satelliti di Giove (che pure sono parecchio interessanti).

Il "Mars Ice Home" marte Il "Mars Ice Home", un concept sviluppato dalla NASA per un possibile habitat su Marte  NASA/Clouds AO/SEArch

Senza contare tutte le tecnologie sviluppate nell'ambito dell'esplorazione dello spazio e delle quali oggi possiamo beneficiare tutti qui, sulla Terra. Qualche esempio? Il cibo per bambini arricchito di DHA (un grasso omega-3 fondamentale per la salute negli adulti ed ancor più per i più piccoli), i sistemi di localizzazione di emergenza, gli apparecchi ortodontici "invisibili", i sistemi di filtraggio e depurazione dell'acqua sviluppati dalla NASA.

Limitare la questione all'ambito economico, ossia parlare solamente di prezzo e non di valore, sarebbe un modo per sminuire un obiettivo straordinario. C'è infatti molto di più in gioco: annunciando i propri piani per Marte, Elon Musk aveva parlato della necessità di trasformare l'umanità in una specie interplanetaria. Non si tratta solamente di uno sfizio: l'idea che la Terra possa essere in eterno la nostra casa (oltretutto a prescindere dall'uso che ne faremo) non ha alcun fondamento scientifico.

L'esempio più classico: i dinosauri. Sono stati su questo pianeta per 165 milioni di anni ed un bel giorno un asteroide li ha spazzati via. Certo, noi siamo molto più intelligenti dei dinosauri: sugli asteroidi ne sappiamo sicuramente molto più di loro e la nostra conoscenza in materia aumenta ogni giorno di più; ma oggi come oggi, se uno di questi sassolini che viaggiano nello spazio dovesse metterci nel mirino le nostre possibilità di sopravvivere sarebbero le stesse dei dinosauri.

LEGGI ANCHE: I 10 film più implausibili dal punto di vista scientifico [VIDEO]

Sì, esatto: Armageddon era solo un film e Bruce Willis non farà l'eroe. Se dovesse capitarci la stessa cosa, il nostro destino sarebbe quello dei protagonisti di "Cercasi amore per la fine del mondo": vagare sulla Terra cercando di capire cosa fare negli ultimi giorni delle nostre vite.

Ecco quindi che l'idea di Musk della creazione di una colonia umana su Marte suona più come un "piano B" che come uno sfizio da realizzare. E si tratta di un piano B del quale potremmo aver bisogno in tempi relativamente brevi: appena pochi giorni fa, Stephen Hawking ha spiegato come a suo parere all'umanità siano rimasti sulla Terra appena 100 anni, dopodiché la scelta sarà andarsene o rassegnarsi all'estinzione.

Estinte sono anche le forme di vita che erano presenti su Marte (se realmente, come appare molto probabile, esistevano). Riuscire ad inviare degli esseri umani sul Pianeta Rosso potrebbe consentire di dare una risposta alla domanda "Siamo soli nell'universo?" in tempi relativamente brevi: degli esseri umani possono infatti svolgere compiti più rapidamente dei robot. Basti pensare alla Luna: le sonde sovietiche sono riuscite a riportare sulla Terra pochi etti di materiale, un ordine di grandezza 100 volte inferiore rispetto ai quintali caricati dai 12 astronauti del programma Apollo che hanno messo piede sul nostro satellite.

Tutti i punti espressi sopra sono a loro modo delle ottime ragioni, ma la realtà è che spingerci verso Marte e portare la nostra presenza in un luogo che forse era la "casa" di altre forme di vita (seppur a livello microbico) è una cosa da fare per un motivo molto semplice e, al tempo stesso, estremamente complesso: perché è nella nostra natura.

Senza l'anelito di scoperta che ci ha sempre contraddistinto, se ci fossimo sempre soffermati sul "ben altro di cui occuparsi", oggi vivremmo ancora in una caverna alla ricerca del modo più semplice per scacciare gli scarafaggi. Se l'umanità è arrivata nel punto in cui si trova è perché c'è stato continuamente qualcuno che si è chiesto come trasportare più facilmente gli oggetti, come rendere più commestibili i cibi, cosa fosse quella strana muffa sul pane, se si potesse "imbrigliare" la forza del vapore in uno stantuffo e così via.

LEGGI ANCHE: Migliaia di satelliti per la connessione ad internet: il sogno di SpaceX sta per diventare reale?

La targa sulla scaletta del modulo Eagle dell'Apollo 11, rimasto sulla Luna dal luglio 1969 La targa sulla scaletta del modulo Eagle dell'Apollo 11, rimasto sulla Luna dal luglio 1969. La scritta recita: "Qui uomini del pianeta Terra hanno messo piede per la prima volta sulla Luna, luglio 1969. Siamo venuti in pace per tutta l'umanità"  NASA

La prima corsa allo spazio ispirò tanti ragazzi in tutto il mondo a diventare fisici, astronomi, ingegneri: porre un nuovo obiettivo, quello della corsa verso Marte, potrebbe avere nuovamente l'effetto di spingere in tanti verso la scienza, se non proprio verso il praticarla quantomeno verso il comprenderne i meccanismi (ed in questo periodo storico ce n'è davvero bisogno).

Ma soprattutto, mettere Marte e poi chissà cos'altro nel mirino ci aiuterebbe a ricordare che l'universo che ci circonda non è lì solamente come sfondo per gli appassionati di fotografia, ma rappresenta un grande mistero ed una grande opportunità.

Durante la nostra breve permanenza sul pianeta Terra, dobbiamo a noi stessi e ai nostri discendenti l'opportunità di esplorare. In parte perché farlo è divertente, ma c'è una ragione molto più nobile. Il giorno che la nostra conoscenza del mondo cesserà di espandersi, rischieremo di regredire all'infantile visione di un universo che figurativamente e letteralmente gira intorno a noi. In quello squallido mondo, persone e nazioni fameliche di risorse e munite di armi sarebbero inclini ad agire sulla base dei loro pregiudizi. E quello sarebbe l'ultimo sussulto dell'ispirazione umana, fino all'ascesa di una nuova cultura visionaria che possa ancora una volta abbracciare la prospettiva cosmica

- Neil deGrasse Tyson

ORA GUARDA: SpaceX mette alla prova il razzo più potente al mondo [VIDEO]