Perché Facebook ha deciso di fare schifo (copiando male Snapchat)

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Mark Zuckerberg, co-fondatore e CEO di Facebook REUTERS/Adnan Abidi

Facebook non intende nascondersi: è in guerra aperta con Snapchat e userà qualsiasi mezzo a disposizione per rubare i suoi utenti. Una delle peculiarità dell'applicazione di Snap Inc, da pochi giorni società quotata in borsa, è Storie, che il social network di Mark Zuckerberg ha recentemente introdotto sia in WhatsApp (come nuova forma degli Stati, ma poi è tornata indietro), su Messenger che su Facebook, praticamente ovunque. Erano già state aggiunte a Instagram lo scorso anno. A confronto con quelle originali, il risultato è mediocre; anzi, potremmo serenamente dire che fanno schifo. Ma il punto non è questo: a Facebook basta rubare una manciata di utenti a Snapchat per mettere il concorrente in seria difficoltà.

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D'altronde, ad oggi le due aziende hanno una portata molto diversa: il solo Facebook ospita 1,2 miliardi di utenti ogni giorno (saliamo a 2,5 miliardi considerando anche WhatsApp e Instagram); Snapchat a confronto arriva a 158 milioni. Non sono numeri bassi, ma a Facebook basta una minima percentuale di utenti per togliere a Snapchat una corposa quota della sua utenza. E per farlo, non servono servizi di qualità: copiare le Storie potrebbe essere sufficiente, anche se non sono alla pari della qualità delle originali. Qualche utente verrà comunque raccolto nella sua ragnatela e sarà stato abbastanza per mettere i bastoni fra le ruote al concorrente di Evan Spiegel.

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Facebook non è mai stata un concorrente facile. Quando Google annunciò Google+, Zuckeberg bloccò letteralmente la sede di Menlo Park: nessuno poteva uscire finché la nuova minaccia non fosse stata annientata. L'amministratore delegato indisse anche un meeting interno durante cui proclamò parole storiche: "Cartagine dev'essere distrutta". Per sette giorni su sette, i dipendenti lavorarono per studiare ogni pezzo di Google+ allo scopo di migliorare Facebook; nel campus di Menlo Park vennero affissi poster con la scritta latina "Carthago delenda est".

Il logo di Facebook Il logo di Facebook  REUTERS/Dado Ruvic

Un ex-dipendente di Big G che aveva lavorato proprio su Google+ come product designer, Paul Adams, venne praticamente interrogato da Zuckeberg e altri dirigenti in merito alle caratteristiche del servizio: ora che Google+ era pubblico, Adams non era più vincolato dall'accordo di non divulgazione.

Il resto è storia: nonostante vari tentativi, Google+ non ha mai preso davvero il volo e, anzi, è stato poi spezzato in varie parti e varie applicazioni, come Foto. Ora Facebook intende annientare Snapchat, senza farsi scrupoli sui mezzi da usare. Ogni utente che guadagna, è un utente in meno per Snapchat. E questo è l'unico risultato che, ad oggi, interessa a Zuckerberg.

C'È UN PREZZO: LA GRANDE CONFUSIONE DI FACEBOOK

Copiare può portare utenti, ma c'è un prezzo da pagare: la confusione. Prendendo come riferimento le Storie, che come vi abbiamo detto sono state integrate nell'intero portafoglio di servizi di Facebook, è difficile vederle coerenti con Messenger, WhatsApp o nella stessa Facebook. WhatsApp e Messenger nascono dalla volontà degli utenti di comunicare tramite testo o al massimo con una telefonata o una videochiamata. Così, se in Instagram pubblicare nuove foto per dare uno "stato" alla propria giornata può avere un senso, d'altronde è espressamente dedicato a foto e video, in Messenger e WhatsApp è clamorosamente forzato. Su Facebook già acquista più senso, ma chiamarla "Storia" è forzato, dato che gli utenti già postano tonnellate di foto e video a prescindere. 

Figure umane stampate in 3D davanti ad un logo di Facebook Figure umane stampate in 3D davanti ad un logo di Facebook  Figure umane stampate in 3D davanti ad un logo di Facebook

Secondo quanto spiegato dall'azienda, "il formato delle storie è ormai diffuso ed è uno dei modi in cui le persone condividono aggiornamenti in un modo leggero nel corso della loro giornata". La verità è che Facebook ha introdotto Storie ovunque potesse per massimizzare gli utenti raggiunti anche se ciò ha significato cadere un po' nel ridicolo in alcuni casi.

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Facebook non ha mai fatto della qualità la sua forza. Un altro esempio sono le pubblicità nei video, che vengono riprodotte a 20 secondi dall'inizio del filmato: viene spezzata completamente la visione e tanti utenti sono frustrati da questa implementazione. Oppure gli hashtag di Twitter, che su Facebook, in realtà, non interessano a nessuno.

Per esempio, Google+ è migliore sotto diversi aspetti, dalle Comunità fino alla condivisione delle foto (e si integra bene con i vari servizi della società, tra cui Search). Zuckerberg è stato, però, il primo ad arrivare con l'idea giusta: c'era spazio per uno solo social network "generalista" e Google+ non è riuscito a dare motivazioni sufficienti per incentivare lo spostamento di massa.

Continuando a inseguire cosa funziona nei concorrenti, Snapchat ultimo in ordine cronologico, Facebook rischia di diventare un'accozzaglia di funzionalità che non hanno niente a che fare tra di loro e di perdere quel briciolo di identità e coerenza che gli sono rimaste.

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