Pericolosi giochi di potere al Cremlino: da novembre ad oggi morti 7 diplomatici russi

Putin
Vladimir Putin Sputnik/Mikhail Klimentyev/Kremlin via REUTERS
  • Il corpo diplomatico russo ha perso, in pochi mesi, alcuni dei funzionari più importanti tutti morti in circostanze misteriose e mai chiarite;
  • Accontentarsi delle versioni ufficiali significa fare il gioco del potere.

Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una grave moria di diplomatici russi: negli ultimi 60 giorni infatti ben 6 diplomatici sono deceduti in circostanze quantomeno strane, di cui 5 in terra straniera e 1 solo in patria.

Tutti ricordano l'assassinio dell'ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov, ucciso il 19 dicembre 2016 in diretta televisiva da una guardia di sicurezza in occasione di una mostra d'arte ad Ankara, alla quale Karlov partecipava. Quell'omicidio ha avvicinato ulteriormente Russia e Turchia, mentre l'immagine decisamente pop di Mevlüt Mert Altıntaş, l'assassino, ha fatto il giro del mondo e vinto il World Press Photo 2017 come “scatto dell'anno”. La spettacolarizzazione di quell'omicidio ha messo in ombra un'altra morte eccellente, nel corpo diplomatico di Mosca, quella di Petr Polshikov, 56 anni: lo stesso giorno - poche ore prima - dell'attacco a Karlov in Turchia il corpo di Polshikov è stato trovato senza vita con una pallottola in testa nel suo appartamento di Balaklavsky, a Mosca. La versione ufficiale, che nasce dall'ipotesi più accreditata dalla Polizia russa è quella del suicidio, l'arma sarebbe stata trovata nel bagno dell'appartamento, ma sono numerosi gli elementi che non convincono.

Polshikov era un funzionario diplomatico di primo livello, a capo del dipartimento America Latina del Ministero degli Esteri di Mosca.

L'ultimo “cadavere eccellente” di un diplomatico russo è quello di Vitaly Churkin, 64enne (ne avrebbe fatti 65 il giorno dopo) ambasciatore alle Nazioni Unite morto a New York il 20 febbraio 2017: si trovava nel suo ufficio a Palazzo di Vetro, sede dell'ONU, quando ha accusato forti dolori al petto. Trasportato di corsa al Columbia Presbyterian Hospital della Grande Mela, è deceduto per attacco cardiaco. Churkin era un pezzo importante dello scacchiere della diplomazia russa: capomissione all'ONU dal 2006, in precedenza aveva rappresentato la Russia al Consiglio NATO-Russia, in Belgio e in Canada e prima ancora, sotto la presidenza Eltsin, è stato Rappresentante Speciale del Cremlino ai colloqui di pace per la ex-Jugoslavia, tra il 1992 e il 1994. Churkin era un uomo risoluto e qualche mese prima di morire era salito agli onori, o forse più agli oneri, delle cronache in seguito ad un dibattito molto acceso sulla Siria, avuto con l'ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Samantha Power ad una riunione del Consiglio di Sicurezza.

Meno di un mese prima di Churkin, il 26 gennaio, il 67enne ambasciatore russo in India Alexander Kadakin è morto a Nuova Delhi in seguito a un attacco cardiaco. Era il giorno del 68esimo anniversario dell'indipendenza dell'India e avrebbe dovuto partecipare alla parata tradizionale che si tiene nella capitale ogni anno. Kadakin è stato il diplomatico russo più longevo nel continente asiatico (ha servito come ambasciatore in India per 12 anni) e secondo l'intelligence russa non aveva mai sofferto di malattie cardiache ed ha definito la morte del diplomatico “improvvisa”. Kadakin svolgeva un ruolo fondamentale di mediazione tra India e Pakistan: il Cremlino infatti punta ad una difficile normalizzazione dei rapporti tra i due paesi asiatici, con l'obiettivo finale di mantenere relazioni alla pari con gli uni e con gli altri, ma la morte di Kadakin ha di fatto congelato ogni possibile risoluzione.

Appena 17 giorni prima, il 9 gennaio, Andrei Malanin, 55 anni e console russo ad Atene, è stato trovato morto nel suo appartamento, in una zona della capitale greca controllata da guardie armate. La Polizia non ha rinvenuto segni di effrazione e l'appartamento era chiuso dall'interno, il corpo del diplomatico è stato trovato senza vita nel letto e senza alcun segno di violenza. “Cause naturali” è la versione ufficiale, ma la Polizia greca ha ancora in corso un'indagine, tenuta sotto strettissimo riserbo. Malanin ha svolto un ruolo importante nella ripresa delle relazioni tra Russia e Grecia quando, qualche anno fa, Atene era sotto scacco da parte dell'UE e della NATO e si temeva che Atene sarebbe stata messa alla porta dell'Unione, cosa poi non avvenuta.

Il 26 dicembre 2016 invece era stato il turno di Oleg Erovinkin, non esattamente un diplomatico ma un pezzo altrettanto importante della piramide del potere in Russia: il 61enne ex-funzionario del KGB, che era diventato dirigente della Rosneft, la compagnia petrolifera di proprietà del governo russo, è stato trovato morto nella sua auto a Mosca. Nel 1994 fu nominato da Eltsin capo del personale per la protezione del segreto di Stato in Russia e più di recente i media di mezzo mondo lo avevano descritto come la fonte anonima ma principale del dossier Donald Trump-Russia, la cui esistenza è stata resa nota solo l'11 gennaio successivo e che dimostrerebbe il legame, molto stretto e proficuo, tra il Presidente Donald Trump (allora Presidente Eletto) e il governo russo. Nessuna causa del decesso è stata resa nota dalle autorità russe, che hanno affidato le indagini ai servizi segreti dell'FSB.

Questi i morti degli ultimi 60 giorni, abbastanza per far saltare all'occhio quello che sembra quasi un effetto domino: la cosa ancor più strana è che andando poco più indietro ancora di cadaveri diplomatici ne spuntano altri. Alle 7 del mattino dell'8 novembre 2016, il giorno delle elezioni negli Stati Uniti, il diplomatico di livello senior Sergei Krivov, 63 anni, è stato trovato gravemente ferito nel cortile del Consolato russo a New York, nell'Upper East Side di Manhattan. Secondo le prime indiscrezioni sarebbe precipitato da una finestra ma il decesso, avvenuto in ospedale, è stato attribuito dai medici ad un attacco di cuore. Krivov, secondo le indagini di diversi giornalisti (le uniche pubbliche perché per il resto la vicenda è tenuta sotto stretto riserbo), era un addetto alla sicurezza con il compito di proteggere il Consolato da possibili intrusioni, un ruolo di responsabilità di prim'ordine sopratutto perché parliamo di russi in America e non di studenti Erasmus. Polizia e FBI hanno opposto un silenzio totale, da Mosca è stata presa per buona la versione dell'attacco cardiaco, ma le circostanze restano fumose e ancora oggi molti dubbi su questa morte sono rimasti intatti.

Quasi un anno prima, Michail Lesin, consigliere di Vladimir Putin ed ex-ministro della comunicazione fino al 2004 – quando era soprannominato “Bulldozer” per la sua capacità di mantenere il pieno controllo di tutti i mezzi di comunicazione russi – è stato trovato morto al Dupont Circle Hotel di Washington. Era il 5 novembre 2015. Secondo Ria Novosti la causa del decesso sarebbe stato un attacco cardiaco, il 7 novembre Putin in persona ha presentato le condoglianze alla famiglia ma qualche mese dopo, il 10 marzo 2016, il portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova ha annunciato la riapertura delle indagini: Leslin, sepolto a Los Angeles, non sarebbe morto d'infarto ma ucciso a bastonate.

A queste morti eccellenti, nel complesso scenario del potere russo, vanno aggiunti altri fatti violenti eclatanti sui quali le ombre sono molte e, probabilmente, indelebili: l'abbattimento del jet russo colpevole di aver violato lo spazio aereo in Turchia, il 24 novembre 2015, e l'ancor più clamoroso inabissamento nel Mar Nero del Tupolev che trasportava l'intero coro dell'Armata Rossa, oltre a diversi militari diretti alla base di Latakia, in Siria: 92 morti in un colpo solo.

Qualche organo di stampa, nel mettere in fila questi eventi tutt'altro che chiari, parla di una possibile “guerra tra il deep-state e la Russia”: una, presunta, guerra tra spie tutta interna allo Stato russo. Voci che lasciano il tempo che trovano, questo è certo, ma è interessante notare come mettendo in fila questi cadaveri eccellenti emerga chiaramente quantomeno come questo non sia un buon periodo per la salute di molti pezzi dello Stato russo. E a mettere in fila così tante coincidenze i sospetti non possono che correre, anche perché accontentarsi delle versioni ufficiali - smentite più volte dalla stessa voce che le rende pubbliche - significa solo fare il gioco del potere.