Petrolio, quali saranno gli effetti della decisione dell'OPEC sulla benzina e sul tuo portafogli?

di 01.12.2016 9:11 CET

I prezzi del petrolio greggio sono saliti di oltre l’8%, dopo che i 14 delegati dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) hanno deciso durante il meeting di mercoledì a Vienna di approvare un taglio alla produzione più alto delle attese, pari a 1,2 milioni di barili al giorno a quota 32,5 milioni, più o meno una diminuzione del 4% dall'attuale output.

Gli analisti con cui ha parlato International Business Times hanno detto che l'effetto sulle finanze dei consumatori, in conseguenza del taglio alla produzione, sarà probabilmente piccolo nel caso peggiore, e che dovrebbe essere mitigato dal fatto che l'influenza dell'OPEC sull'attuale mercato del petrolio mondiale è molto più bassa rispetto ai decenni scorsi. Dal punto di vista macroeconomico un aumento dei prezzi potrebbe spingere la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse, una mossa attesa da tempo, ma d'altro canto i tentativi dell'OPEC di far salire il prezzo del petrolio potrebbero essere annullati dall'aumento dell'offerta di petrolio statunitense che si aspetta arrivare grazie alle nuove politiche del presidente eletto Donald Trump, che ha supportato un aumento delle trivellazioni.

Andrews Slaughter, direttore esecutivo del Deloitte Centre for Energy Solutions di Houston, una sussidiaria specifica per l'energia dell'azienda di consulenza Deloitte, ha detto che gli automobilisti non si devono attendere troppi dolori alla pompa di benzina a causa del taglio dell'offerta deciso dall’OPEC.

Secondo Slaughter ci sarà nel breve periodo un aumento del 10% dei prezzi del petrolio al massimo, che dovrebbe assestare i prezzi tra 50 e 60 dollari. Tra martedì e mercoledì i prezzi del petrolio Brent, la qualità di riferimento internazionale, sono saliti da 47,50 dollari a oltre 51,30.

Slaughter ha inoltre previsto che ci sarà una spinta per le compagnie petrolifere, che da quando i prezzi del petrolio sono crollati da oltre cento dollari al barile a meno di 50 dollari negli ultimi due anni hanno tagliato le proprie spese.

«Dal punto di vista dell'offerta ci potrebbe essere un po' più fame di investimenti», ha detto Slaughter, riferendosi alle spese per ricerca e perforazioni, i grandi produttori di petrolio fanno in qualche modo frenato negli ultimi anni. Questo benefit, tuttavia, sarà graduale. «Non si può pensare di riportare tutto ai livelli precedenti nel giro di una notte».

Queste previsioni positive sono fortemente in contrasto con la storica influenza sui mercati che ha avuto l’OPEC. Oltre quattro decenni fa l'OPEC riuscì a causare seri danni all'economia degli Stati Uniti e dell'Occidente in generale quando non solo tagliarono la produzione ma imposero anche un bando totale alle esportazioni petrolifere, quadruplicando il prezzo della benzina negli Stati Uniti. Dato che molti settori dell'economia degli Stati Uniti faceva affidamento sulla benzina proveniente dall'estero, il tasso di inflazione salì da circa il 3% a quasi il 12% tra il 1973 e il 1975. Lo stesso accade anche in Europa e ovviamente anche in Italia. Oggi tuttavia il cartello è molto più debole rispetto agli anni Settanta.

Questo è dovuto in parte alla dominanza di una nuova fonte di importazioni petrolifere verso gli Stati Uniti, ovvero il Canada. Mentre in passato il leader dell'OPEC, l'Arabia Saudita, era il maggior fornitore di petrolio nel mercato americano, il Canada ha raggiunto il regno del Medio Oriente nel corso dell'ultimo decennio, e nel 2015 rappresentava oltre il 40% delle importazioni petrolifere degli Stati Uniti, rispetto all'11% di Riyadh, secondo i dati più recenti dell'amministrazione per l'informazione energetica.

Gli Stati Uniti importano ancora un terzo del petrolio dall'OPEC, ma è molto meno dipendente da esso per un'altra ragione. Tre anni fa gli Stati Uniti sono diventati un esportatore netto di petrolio, con le importazioni che sono scese a circa 7 milioni di barili al giorno, mentre le importazioni sono salite a 9 milioni.

Inoltre, a segnalare che l’OPEC ha ancora meno potere contrattuale, c'è il fatto che la relazione tra gli shock dell'offerta petrolifera e l'inflazione si sono indeboliti nel corso degli anni Novanta, poiché le aziende hanno cominciato a fare sempre meno affidamento sulla benzina come input per la produzione. Questo significa che mentre i consumatori potrebbero dover pagare un po' di più la benzina alle stazioni di servizio, è possibile che non si vedrà un aumento decisivo nei prezzi di tutto il resto delle cose, e di sicuro non un aumento dell'8% come quello visto a causa dell'embargo dell'OPEC del 1973.

L'inflazione non è tuttavia completamente immune ad un aumento dei prezzi del petrolio. Lila Murphy, un gestore di portafogli presso la Federated investors di Pittsburgh, ha detto a IBTimes che l'inflazione potrebbe salire un poco nel breve periodo, ma che gli effetti saranno minimi nel corso dei prossimi mesi.

Anche se l'OPEC dovesse riuscire a far salire un po' i prezzi del petrolio, si tratterebbe di una situazione bene accetta per i paesi occidentali, compresi quelli europei, che da tempo stanno combattendo con il rischio di finire in deflazione. Un aumento dei prezzi del petrolio potrebbe aiutare la missione della Banca centrale europea di riportare l'infrazione poco sotto il 2%. Il problema resterebbe quello della crescita, su cui la Banca centrale europea ha poco potere.

Dall'altro lato dell'Atlantico, se l'OPEC dovesse riuscire a far salire i prezzi della benzina, potrebbe dare una mano alla FED per far partire un graduale incremento dei tassi di interesse a partire dal suo prossimo meeting del 14 dicembre, il che potrebbe comportare un aumento di altri tassi di interesse, come quelli per i mutui e dei titoli di Stato.

Sebbene la Yellen abbia detto che i prezzi dell'energia sono stati uno dei fattori che hanno contribuito a tenere leggera la politica monetaria, Murphy ha detto che l'influenza della decisione dell'OPEC di mercoledì sulla decisione della Fed dovrebbe essere minore, a causa di fattori maggiormente pesanti come il tasso di disoccupazione e il prodotto interno lordo. Bisogna inoltre notare che secondo la maggioranza degli analisti la Federal Reserve alzerà i tassi di interesse a dicembre a prescindere da un aumento dei prezzi del petrolio.

A parte inflazione e tassi di interesse, i prezzi del petrolio non dovrebbero rimanere alti a lungo, per via della promessa del presidente eletto degli Stati Uniti di espandere il settore dell'energia del paese, un settore che già sta vivendo un momento di boom. Trump ha dichiarato di avere intenzione di “scatenare i 50000 miliardi di dollari di riserve di gas naturale, petrolio e di scisto” e di “eliminare” le regole all'industria dell'energia. Come conseguenza della vittoria di Trump dell'8 novembre, i prezzi del petrolio erano scesi nelle ore successive alla conferma della sua elezione.

Anche l'influenza di Trump sui prezzi del petrolio, comunque, potrebbe essere esagerata, poiché l'industria del petrolio è già abbastanza poco regolata, e per questo ci si aspetta che i prezzi del petrolio si stabilizzino intorno ai 52 dollari al barile fino alla fine del 2017, come dichiarato da Tim Hynes, a capo del Dipartimento di ricerca del gruppo di indagini finanziarie Debtwire di New York City.

Petrolio, Midway Sunset Piattaforme petrolifere nel sito di Midway Sunset, in California  REUTERS/LUCY NICHOLSON