Piani Individuali di Risparmio alla lente di ingrandimento: vediamo cosa c'è dentro al "pacco" dei PIR

Banca d'Italia
Una sede della Banca d'Italia (Christopher Thompson/Flickr [CC-BY-SA])

La settimana scorsa vi abbiamo iniziato a parlare dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, introdotti nel 2017 dal governo grazie alla legge di bilancio 2016. In quell’occasione abbiamo solo raschiato la superficie di questo nuovo, si fa per dire (leggete e capirete perché), strumento finanziario, dando già però preziose indicazioni su quali sono i soggetti che dovrebbero metterli in portafoglio e in quale ottica andrebbero acquistati.

In quest’articolo scendiamo invece un po’ più in profondità, in modo da spiegare ai nostri lettori cosa c’è realmente dentro ai PIR. Per l’occasione abbiamo selezionato una serie di PIR, appartenenti alla categoria sia dei bilanciati che degli azionari, offerti da alcuni dei maggiori istituti finanziari del nostro paese. I Piani Individuali di Risparmio analizzati da noi analizzati per l’occasione sono:

  • Investimenti Bilanciati Italia (PIR) di Sella Gestioni, sia bilanciati obbligazionari che azionari;
  • Anima Crescita Italia, fondo bilanciato di Anima SGR, venduto principalmente attraverso la rete di distribuzione di MPS;

Al momento non è possibile sapere con precisione le aziende su cui questi strumenti investono direttamente, ne sapremo probabilmente di più tra qualche mese: questi fondi infatti sono obbligati a dichiarare la composizione del loro portafoglio nel rendiconto semestrale. Tuttavia, come fatto notare da Plus24 del Sole 24 ore, i rischi che grossa parte dei capitali vengano reinvestiti nelle banche o in altre imprese finanziarie rimangono abbastanza alti: i pochi gestori che hanno voluto rispondere al giornalista del Sole 24 ore hanno lasciato infatti intendere che buona parte degli investimenti sta andando in direzione del settore finanziario e in diverse aziende quotate sul listino principale di Piazza Affari (ovvero sul Ftse Mib). La mancanza di trasparenza per questo tipo di strumento, tipica dei fondi di investimento, PIR a parte, sarebbe sufficiente per dire di tenersi a debita distanza. Ad ogni modo cercheremo di estrapolare le informazioni dei rispettivi Pir andando a scompattare i benchmark di portafoglio dichiarati.

Di seguito riportiamo le schede sintetiche dei relativi prodotti andando a esaminare nel dettaglio gli indici o i fondi di riferimento dichiarati nel benchmark.

Investimenti Bilanciati Italia (Obbligazionari)

Parliamo di un fondo bilanciato con un indicatore sintetico di rischio pari a 3, su una scala da 1 a 7. La scheda completa del fondo la potete trovare qui. Questi invece i benchmark di riferimento del fondo: 20% di BCI Comit Perf R. Index in EUR; 20% di BofA ML EMU Corporate Index in EUR; 50% di BofA ML Italy Gov.bond Index 1-5 anni in EUR; 10% di Bloomberg Barclays Euro Treasury Bills 0-3 Months TR Unhedged.

Il Comit appartiene a una categoria di indici (Comit Globale, Comit Globale R, Comit Performance, Comit Performance R) collegati alla performance dei titoli di compagnie italiane quotate in borsa. I dati storici del Comit Performance R dal 1972 ad oggi sono visionabili a questo documento.

Il BofA ML EMU Corporate è un indice rappresentativo delle obbligazioni corporate dell’area euro, mentre il BofA ML Italy Gov.bond è un indice che si riferisce ovviamente alle obbligazioni governative del nostro paese. Infine il Bloomberg Barclays Euro Treasury Bill prende come riferimento le obbligazioni pubbliche di 15 paesi della zona euro.

Osservando rapidamente questi indici possiamo quindi dire che il prodotto è abbastanza simile a fondi di tipo pensionistico con un orizzonte di investimento medio-lungo, come se ne vedono da ormai diversi anni a questa parte. In realtà non sono pochi i fondi bilanciati ad avere una composizione di questo genere. Se l’obiettivo è quello di maturare una media di un 5% l’anno, cosa non semplice visto l’andamento dell’obbligazionario, a questo punto conviene rifarsi a un ETF con simile composizione: i costi di gestione del fondo lo renderebbero sconveniente nonostante il lauto bonus fiscale concesso dopo i 5 anni.

Investimenti Bilanciati Italia (Azionari)

La scheda completa del fondo, che ha un indice sintetico di rischio pari a 6, la potete trovare qui. Nel portafoglio benchmark troviamo questi indici: 10% Bloomberg Barclays Euro Treasury Bills 0-3 M TR; 90% Italy Stock Market BCI Comit Performance (total return).

Sul benchmark di portafoglio di questo prodotto tocca fare una considerazione. Abbiamo infatti notato che è lo stesso usato da un altro fondo di Sella Gestioni: Gestnord Azioni Italia A EUR(C) (la scheda del fondo è visionabile a questo indirizzo). Questo ci porta a pensare che alcuni PIR non sono altro che una riproposta di fondi già esistenti sotto nuova nomenclatura, approfittando del vantaggio fiscale introdotto con la legge di bilancio 2016. Niente di nuovo quindi, ma solo un cambio di etichetta per un prodotto in realtà già esistente. Nel caso specifico parliamo di un fondo composto al 60% da imprese a larga capitalizzazione, perlopiù quotate a Piazza Affari, e al 30% da small cap, ed esposto in modo sensibile al comparto finanziario (che in Italia continua a sanguinare vistosamente).

È quindi di un prodotto particolarmente rischioso e complesso, decisamente sconsigliato per il risparmiatore medio che non ha alcuna intenzione di sottostare a margini di volatilità tanto ampi.

Anima Crescita Italia

Anima Crescita Italia (qui la scheda tecnica e il profilo dello strumento), è un fondo che presenta un benchmark di portafoglio abbastanza vario e complesso, così composto: 15% MSCI Italy Small Cap (Gross Total Return - Euro); 7% FTSE MiB (Gross Total Return - Euro), 8% MSCI World (Net Total Return - Euro); 50% BofA Merrill Lynch Italy Large Cap Corporate Custom Index (Gross Total Return - Euro); 15% JP Morgan GBI Global (Gross Total Return - Euro); 5% BofA Merrill Lynch Euro Treasury Bill (Gross Total Return - Euro).

Le prime 10 compagnie su cui investe il fondo sono invece le seguenti:

Nome strumento Percentuale in portafoglio
Anima Valore Globale7,74
Unione Di Banche  3,74
Bca Pop Emilia Rom FRN 2,61
FinecoBank Banca Fineco Spa2,20
Assic Generali Spa2,15
Unicredit Spa 2,10
Intesa Sanpaolo 1,96
Unicredit Spa FRN 1,96
Ei Towers S.P.A. 1,88
Poste Vita Spa 1,87

Queste compagnie da sole rappresentano circa il 28% del portafoglio del fondo. Notiamo che in questa top ten ci sono diverse (grandi) aziende del comparto finanziario, mentre delle piccole compagnie italiane non c’è traccia. L’unica azienda a media capitalizzazione (non appartenente al settore finanziario) presente in questa lista è la Ei Towers, compagnia di telecomunicazione che fa parte del gruppo Mediaset, responsabile di dare il segnale ai canali della TV di famiglia Berlusconi e a altri media (radiofonici, televisivi e rete mobili). Anima Valore Globale F è invece un altro fondo di Anima SGR che investe nelle azioni di compagnie a larga capitalizzazione a livello globale.

Per il resto, come si evince anche dai benchmark dichiarati, il fondo investe circa il 55% in obbligazioni corporate dell’area euro, circa il 30 per cento in azioni, di cui grossa parte sulle compagnie italiane (la metà delle quali dovrebbero essere a bassa capitalizzazione). Una piccolissima frazione invece è destinata alle obbligazioni governative dei paesi dell’area euro.

In generale, quello che ci troviamo di fronte sembra essere un comune fondo di investimento bilanciato, di cui di innovativo c’è ben poco e dove anche la presenza delle pmi sembra essere molto limitata.

Per concludere

I PIR si presentano nelle intenzioni del legislatore italiano come strumenti che dovrebbero far incontrare risparmiatori e piccole imprese italiane, che in questi ultimi anni sono rimasti all’ombra degli investimenti a pioggia caduti su altre compagnie, non sempre meritevoli di tale iniezione di liquidità (vedi il caso Alitalia). Diciamo immediatamente all’ignaro risparmiatore medio che stesse pensando di puntare i propri risparmi su tale strumento: no, non è proprio così.

Dai PIR che abbiamo analizzato ci sembra evidente che non parliamo di strumenti nuovi e che non serviranno a risolvere il problema delle pmi. Sembra invece che si stia utilizzando la detassazione del 100% sui capital gain per direzionare l’ignaro risparmiatore verso strumenti rischiosi (il grado di rischio oscilla tra il medio e il molto alto), particolarmente esposti verso gli istituti di credito italiano. Alle pmi invece vengono lasciate solo le briciole (questo almeno per quanto concerne i PIR da noi analizzati). Invitiamo i nostri lettori risparmiatori a contattarci e inviarci le loro storie, se pensano di essere stati ingannati allo sportello per sottoscrivere un PIR di questo tipo in percentuale eccessiva rispetto alla propria liquidità e rispetto al proprio profilo di rischio.

I lettori che stanno avendo, o hanno avuto, problemi con gli istituti di credito (dall'anatocismo bancario, a mutui e prestiti) possono contattarmi in privato via mail per una consulenza gratuita.