Pianta "bionica" creata dagli scienziati del MIT: potenziata la fotosintesi

di 19.03.2014 13:15 CET

Un team di scienziati ha sviluppato la prima pianta "bionica" al mondo, in grado di assorbire la luce in modo più efficiente del 30% rispetto alle piante "normali". Integrando nanotubi in carbonio nelle foglie, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology sono riusciti a replicare e migliorare la capacità naturale di una pianta di effettuare la fotosintesi.

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La fotosintesi è il processo grazie al quale le piante ed altri organismi viventi riescono a convertire l'energia derivante dalla luce (generalmente solare) in energia chimica, che può essere utilizzata per permettere tutte le attività dell'organismo che opera questo processo.

La ricerca, pubblicata nell'ultimo numero di Nature Materials, descrive nel dettaglio come i nanotubi siano stati inseriti all'interno dei cloroplasti, gli organuli all'interno dei quali si svolge la fotosintesi, attraverso i pori delle foglie senza causare alcun danno alla pianta. Una volta all'interno, i nanotubi si sono inseriti nelle membrane dei cloroplasti, migliorando notevolmente le proprietà di fotosintesi della pianta.  

Secondo il professor Michael Strano, primo ricercatore dello studio, le proprietà delle piante le rendono "molto attraenti" come piattaforme tecnologiche: "Si auto-riparano, sono stabili a livello ambientale, sopravvivono in ambienti difficili e sono dotate di sistemi energetici e di distribuzione dell'acqua". La trasformazione delle piante attraverso la nanotecnologia fa parte di un nuovo campo scientifico denominato "Nanobionica delle piante".

"Questa è una meravigliosa dimostrazione di come la nanotecnologia possa essere abbinata con la biologia sintetica per modificare e potenziare la funzione degli organismi viventi, in questo caso piante", ha spiegato a MIT News James Collins, professore di ingegneria biomedica della Boston University. "Gli autori mostrano bene come nanoparticelle auto-assemblanti possano essere usate per potenziare la capacità fotosintetica delle piante, così come servire come biosensori e riduttori dello stress". 

Gli scienziati sperano che la loro ricerca alla fine porterà all'utilizzo di piante modificate per varie applicazioni, inclusi rilevatori auto-alimentati per le armi chimiche e strumenti per il monitoraggio dell'inquinamento: "Il potenziale è veramente infinito", ha spiegato Strano. 

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