Pignoramenti: conto corrente, pensione, auto, casa e stipendio. Ecco cosa il Fisco può toccare e cosa no

di 15.06.2017 17:04 CEST
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Agenzia delle entrate reuters

Il passaggio di consegne tra Equitalia e l’Agenzia delle Entrate accende il dibattito sulle novità sul fronte dei pignoramenti. L’”abolizione” di Equitalia o meglio il suo passaggio sotto il cappello dell’Agenzia faciliterà il pignoramento dei conti correnti dei debitori. L’agenzia di riscossione infatti, dal primo luglio, avrà accesso alla banca dati del Fisco e dell’INPS e potrà così individuare conti correnti, pensioni e stipendi su cui intervenire.

Delle modalità e dei tempi per il pignoramento dei conti correnti abbiamo già scritto, ma in vista del passaggio di consegne può essere interessante capire, più in generale, quali sono i beni che il Fisco può pignorare ai debitori e quali invece sono intoccabili.

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Quando si arriva al pignoramento


Prima di procedere con un pignoramento Equitalia o chi si occupa di riscossione invia diversi avvisi di pagamento. Prima avvisi bonari e poi la cartella esattoriale vera e propria che è un documento esecutivo che apre la strada ai pignoramenti.

A quel punto il debitore deve pagare il debito in un’unica rata oppure se non è in condizione di pagare può chiedere la dilazione del debito: potrà così accordarsi con Equitalia per pagare il debito a rate. Altrimenti il debitore può cercare di accordarsi con i creditori se per esempio sono fornitori o altre aziende oppure se il debito è di origine fiscale (tasse o tributi non pagati) si può tentare la strada del piano del consumatore. Se il debitore non fa niente di tutto questo passati 60 giorni dalla notifica da parte del Fisco può partire la pratica per il pignoramento.

Pignoramento: la casa


La casa è salva dal pignoramento se è l’unica casa posseduta dal debitore. La norma è stata introdotta nel 2013 per tutelare un bene di prima necessità come la casa in cui il proprietario vive.

Il pignoramento della casa quindi è vietato dalla legge a patto però:

- che sia l’unica casa intestata al debitore e che abbia fissato qui la propria residenza;

- deve essere una casa, quindi un immobile adibito a civile abitazione;

- la casa non deve essere inserita nella categoria catastale degli immobili di lusso quindi ville, castelli, dimore storiche.

Pignoramento: stipendio


Con il passaggio di consegne tra Equitalia e l’Agenzia delle Entrate il Fisco avrà accesso in modo più semplice e veloce ai dati del debitore che riguardano conto corrente e stipendio. Il fisco può pignorare lo stipendio dal conto corrente del debitore o direttamente alla fonte, presso il datore di lavoro, ma la quota di stipendio pignorata non può superare un quinto dell’importo mensile.

Pignoramento: pensione


Discorso simile per la pensione. Il Fisco avrà accesso ai dati dell’INPS e quindi a pensione ed eventuali assegni o ammortizzatori, ma non potrà pignorare più di un quinto dell’assegno mensile. Per quanto riguarda la pensione è fatto salvo un minimo pari a 672,76 euro che non può essere toccato. Se la pensione è inferiore a questa soglia non può essere toccata altrimenti il Fisco può pignorare la parte che eccede questa soglia.

Pignoramento: auto


Anche l’auto può essere soggetta a pignoramento da parte del Fisco. L’auto del debitore è pignorabile e può anche essere sottoposta a fermo amministrativo che impedisce al proprietario di utilizzare l’auto (ma anche venderla) finché non avrà pagato il suo debito con il Fisco.

Solo in un caso l’auto non è pignorabile dal Fisco: se serve per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Il debitore che riceve l’avviso di fermo di amministrativo o pignoramento dell’auto deve dimostrare che l’auto è necessaria per il lavoro di libero professionista o imprenditore.

Pignoramento: conto corrente


Come già detto, il passaggio di consegne darà un accesso rapido ai dati dei debitori compresi quelli sui soldi presenti sui conti correnti. Il Fisco potrà individuare il conto corrente con risorse sufficienti a saldare il debito e procedere con il pignoramento. Da considerare però che la legge fissa a 1.345,56 euro la soglia minima di risorse da lasciare sul conto corrente: il Fisco potrà quindi pignorare la parte eccedente.