Pino Daniele Il Tempo Resterà: recensione del film. Quando il napoletano diventò Blues

Al cinema il film su Pino Daniele ma solo per tre giorni: date, elenco sale e recensione
di @LucaMarra 20.03.2017 17:38 CET
Pino Daniele
Pino Daniele Roberto Panucci

Pino Daniele Il Tempo Resterà, il film: solo per tre giorni, da stasera 20 marzo 2017 fino al 22 in diverse sale italiane (elenco), è in uscita il film su Pino Daniele. Il 19 marzo avrebbe compiuto 62 anni il grande cantautore e musicista morto due anni fa lasciando nella musica un grande vuoto, ma anche un grande “pieno”. Un patrimonio di suoni, assoli, armonie e sentimenti che il giornalista Giorgio Verdelli esplora nel lungometraggio distribuito da Nexo Digital.

Si comincia con un Pino Daniele agli inizi, a Pescara nel 1980, durante un live qualcuno poco simpaticamente gli urla: “Impara a parlare” e lui, senza scomporsi, ribatte: “L’importante è sapè suna”. Difatti l’importante è stato sempre suonare per “Pino” come lui stesso ammette in uno stralcio raro: “Non so parlare, non sono un comunicatore né intrattenitore, cerco di fare il musicista”, e fare il musicista gli è riuscito alla grande. Trailer.

Per spiegarlo Giorgio Verdelli, autore del programma musicale Unici di Rai 2, ha scelto un approccio anti-biografico. Il tessuto del film ha una trama multistrato: quella di di raro e prezioso materiale di repertorio ravvivato da un potente lavoro di restauro sonoro, quasi tutto live compreso il concerto dei Napoli Centrale nel settembre '81, quello delle tante interviste (elenco) ai compagni di musica storici Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Joe Amoruso passando per Ranieri, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, e poi quello relativo a una parte originale pensata con Enzo Decaro alla guida del bus VaiMò con a bordo i Napoli Centrale sulle strade di Partenope. Chicca delle chicche uno straordinario “filmino” di Daniele a casa Troisi alla ricerca delle musiche di Pensavo fosse amore invece era un calesse.

È proprio l’aspetto di narrazione su materiale originale ad essere l’anello più deboluccio in una grande gioielleria di materiale di repertorio. L’approccio di Verdelli, un po’ diaristico, rende la ricostruzione a tratti disordinata ma di certo ne guadagna la passione nel raccontare Pino Daniele affiancata da una sapienza musicale innegabile. Ricca, articolata. Ed è proprio nel ritratto del Pino Daniele pensatore e creatore di musica che Il Tempo Resterà tocca le vette più alte della divulgazione musicale.
Pino Daniele Pino Daniele mentre si esibisce. A marzo il film a lui dedicato: il Tempo Resterà.  Roberto Panucci/Nexo Digital

Fatto salvo gli autentici e commoventi contributi di colleghi e ammiratori, i momenti in cui ci si trattiene a non canticchiare e certi passaggi perfetti per i fan accaniti, il film su Pino Daniele di Verdelli ci porta nell’anima del cantante e musicista. Nelle sue composizioni armonicamente ricche e piene di Nostalgia, di “drammaticità buona” come la definisce felicemente Massimo Ranieri, un modo di narrare in musica che scavalca gli stereotipi melodici napoletani e li arricchisce con una poesia che va dai poli sentimentali da Alleria all' Appocundria, messi in note blues profonde e reinventate. Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, suonando la chitarra svela l’accordo della Nostalgia usato dall’artista napoletano, la sua cifra poetica per raccontare notti che se ne vanno, la sua terra, la sua Napoli. Città declinata tra la protesta di Na Tazzulella e cafè e il dolce-amaro di Napul’è.

Il Tempo Resterà ci illumina con grande verve sul linguaggio di Pino Daniele, una grammatica e una sintassi inventata da lui stesso e dai Napoli Centrale con i quali ha creato un capolavoro interlinguistico: far diventare il napoletano un blues, mettere il dialetto sulle ritmiche di quei canti di lavoro e protesta dei neri nati nel Sud degli Stati Uniti oltre un secolo fa. Se la Geografia mette una barriera, la musica la cancella. Grazie a loro, Chicago da Napoli ha acquistato la breve distanza di un semitono.

L’uomo in Blues, il Nero a metà dallo sguardo indiano, come lo ricorda Senese, ha con questa operazione interculturale nobilitato di nuovo il Napoletano come dialetto e lingua, non trincerandolo dietro i confini regionali ma portandolo a tutti nel mondo come prima di lui avevano fatto grandi autori come Bovio, Renato Carosone e tanti altri indimenticabili della musica partenopea divenuta patrimonio del mondo. E difatti Pino Daniele divenne in poco tempo artista internazionale: nel docu-film lo vediamo sul palco con Eric Clapton, Pat Metheny, Al Di Meola e tante altre star internazionali. Come ha sottolineato Claudio Amendola, suo grande fan e protagonista del docu-film “Pino è stato un ponte tra Napoli e il resto d’Italia”.
Pino Daniele Film Napoli Centrale I Napoli Centrale oggi a Piazza Plebiscito (NA) luogo di un celebre e gremito concerto che li vide protagonisti il 19 gennaio 1981. Da sinistra: Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Tony Esposito, Joe Amoruso.  Nexo Digital

Il Tempo Resterà dunque parte dalla Napoli dove le musiche di Daniele si intrecciano come in una immaginaria radio con diffusione vesuviana e si allarga al racconto del musicista come innovatore internazionale, creatore di un linguaggio musicale fatto di accordi in settima  aumentati e diminuite suonato dai chitarristi di ogni livello e provenienza. “Noi ce ne andremo e il Tempo Resterà” dice Pino Daniele in uno dei passaggi commoventi del film e con quel Tempo resta anche una incredibile memoria musicale che rimarrà “quanno chiove” e “addo fa cchiù calore”.

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