Polonia "ostaggio dell'Europa": il rallentamento della crescita è colpa delle decisioni politiche europee

di 26.11.2012 10:04 CET

La "florida" Polonia torna ad avere paura della crisi. Parliamo di un ritorno allo stato di apprensione per la crisi economica perché la Polonia, vista dall'esterno, poteva sembrare un'isola felice nel burrascoso mare dell'Eurozona.

"Il 40% del nostro GDP (Gross Domestic Prduct) è costituito dall'export e siamo ben consapevoli del fatto di essere ostaggi dell'Europa ma, come abbiamo mostrato nel 2009 quando siamo stati l'unico Paese in Europa a non soffrire la recessione nonostante turbolenze molto forti, noi siamo caratterizzati da un'economia resiliente, abbiamo una resistenza innata" ha detto Jacek Rostowski, ministro delle Finanze polacco.

La Polonia sembra, quindi, esser uscita dalla bolla in cui si trovava e dovrà tornare a combattere con i temi, a noi tristemente noti, della crisi finanziaria e del debito pubblico. La crescita del Paese sembrerebbe dover rallentare al 2% dal 4.30% dello scorso anno.

"La crescita del prossimo anno sarà in linea con le nostre aspettative e ci aspettiamo un rallentamento all'inizio del 2013 per poi recuperare nella seconda metà dell'anno" ha confermato Rostowski.

Le parole dure del ministro delle Finanze polacco non finiscono di certo qui. Rostowski evidenzia come la Polonia fosse riuscita ad evitare il peggio della crisi finanziaria ma che, grazie all'inettitudine dei policymakers europei, il Paese incapperà necessariamente in un rallentamento.

"Il rallentamento di quest'anno è il risultato dei maggiori errori politici dell'ultimo biennio".

Il ministro delle Finanze ha poi sottolineato come la Polonia abbia sperimentato la migliore crescita economica cumulata tra il 2007 ed il 2012 con un valore finale prossimo al 18%.

Si disfa, quindi, un quadro che a detta di Rostowski era stato perfetto nonostante la crisi. Le decisioni politiche hanno affossato la Polonia ha sottolineato. La colpa è degli altri.

Come al solito, in medio stat virtus: con un Pil che si basa al 40% sull'export europeo Rostowski, forse, avrebbe dovuto fare meglio i conti.

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