Popolare di Vicenza e Veneto banca: Atlante chiede l'intervento dello Stato per il salvataggio. Ma a che prezzo?

Euro, BCE
Il simbolo dell'Euro di fronte alla sede della BCE a Francoforte REUTERS/KAI PFAFFENBACH

Le soluzioni tampone hanno evitato che Veneto Banca e la Popolare di Vicenza finissero in risoluzione, ma ora è arrivato il momento di cercare una soluzione definitiva per il rilancio delle banche venete in dissesto. Il numero uno di Atlante, il fondo privato socio di maggioranza delle due banche, Alessandro Penati ha illustrato il piano per la ristrutturazione definitiva di Veneto Banca e Popolare di Vicenza: ricapitalizzazione precauzionale e fusione entro la fine dell’anno.

Questo programma racchiude la narrazione di un flop grosso quanto una casa. Per gli aumenti di capitale di Veneto banca e la Popolare di Vicenza, il fondo Atlante ha speso oltre 2,7 miliardi a cui si aggiunge l’altro miliardo scarso tirato fuori il mese scorso. Ma nonostante il tentativo di tappare tutti i buchi, le banche venete hanno comunque bisogno di una massiccia ricapitalizzazione e di tentare la disperata fusione per cercare di andare avanti appoggiandosi l’una all’altra.

Non solo quindi tutti gli interventi e le spese di Atlante non hanno risolto le debolezze delle due banche, ma adesso anche il fondo privato è costretto a gettare la spugna e ammettere che l’impresa non è alla sua portata. Penati infatti, ha ufficializzato la richiesta di intervento da parte dello Stato: alla fine saranno i famosi 20 miliardi stanziati a dicembre da Gentiloni a salvare le due banche venete, appena chiuso il capitolo MPS.

Ma intervento pubblico, ormai lo sappiamo bene, significa Burden sharing, cioè, detto in parole povere, perdite per azionisti e obbligazionisti. I clienti delle due banche non hanno pace. Dopo aver comprato, negli anni scorsi, azioni delle banche a peso d’oro hanno dovuto assistere alla loro svendita ad Atlante che lo scorso anno le ha comprate con due spiccioli, e ora dovranno anche subire le perdite legate all’intervento dello Stato.

Veneto banca e Popolare di Vicenza: un passo indietro

Il fondo privato Atlante, nato lo scorso anno con l’obiettivo di aiutare il sistema bancario nelle operazioni di vendita delle sofferenze e rafforzamento di capitale, si è subito imbarcato in una missione complessa: salvare le banche venete in dissesto.

Nel 2016 la Popolare di Vicenza ha lanciato un aumento di capitale da 1,75 miliardi con azioni vendute a 10 centesimi (i soci le avevano comperate a 62 euro): l’operazione è andata deserta e il Fondo Atlante ha dovuto comprare il 93% delle azioni offerte facendo saltare la quotazione in Borsa per mancanza di flottante. Poco dopo anche Veneto banca ha fatto un aumento di capitale da 1 miliardo sottoscritto al 97% circa dal Fondo Atlante: per i soci che avevano comprato le azioni a 40 euro, le perdite sono state del 99% del valore dell’investimento.

Atlante ha quindi speso oltre 2,7 miliardi per portare a termine gli aumenti di capitale di Veneto banca e Popolare di Vicenza trovandosi oggi nella scomoda posizione di primo azionista. Le banche intanto hanno continuato ad accumulare sofferenze e accantonare risorse per eventuali spese per le procedure di conciliazione, tanto che dalla BCE sono arrivate nuove richieste di rafforzamento di capitale.

Così il mese scorso il fondo Atlante ha messo a disposizione altri 938 milioni per le due banche: 628 milioni per Veneto Banca e 310 per la Popolare di Vicenza. La nuova iniezione di liquidità “è finalizzata a rafforzare i coefficienti patrimoniali” delle due banche “alla luce degli impatti che potrebbero generarsi dai complessi processi valutativi di fine esercizio attualmente in corso” e come primo tassello del prossimo aumento di capitale. Il passo successivo sarebbe la fusione tra i due istituti per dare slancio alla ristrutturazione.

L’intervento dello Stato nelle banche venete

Attualmente è in corso un confronto tra Penati e la BCE sulla ricapitalizzazione di Veneto banca e la Popolare di Vicenza e sul piano industriale che prevede il loro matrimonio. Questo sarà presentato entro fine febbraio, mentre le nozze sono fissate per la fine del 2017.

Ma il primo scoglio da superare è l’aumento di capitale per il quale Penati chiama in causa lo Stato chiedendo l’intervento del fondo da 20 miliardi per i salvataggi bancari. A dicembre il Governo Gentiloni ha varato in fretta e furia per mettere al sicuro MPS dopo il flop dell’aumento di capitale da 5 miliardi, il fondo di garanzia bancaria con una dotazione di 20 miliardi da utilizzare per la banca senese e tutte le altre.

Ora sarà la vigilanza della BCE che sta studiando il dossier delle due venete a dover stabilire l’ammontare dell’aumento di capitale necessario in base alla svalutazione e copertura sui crediti deteriorati. Secondo le stime, la ricapitalizzazione varrà circa 3,5 miliardi: una parte arriverà ancora da Atlante, mentre il resto sarà stanziato dallo Stato. Penati ha precisato che lo Stato entrerà nella due banche venete con una quota di minoranza e per un periodo limitato, giusto il tempo di portare a termine il piano di rafforzamento e di fusione.

Con l’intervento pubblico la riuscita dell’operazione è assicurata così come il via libera della BCE. A patto però che, come prevedono le norme europee, siano coinvolti nelle perdite anche gli obbligazionisti della banca. La normativa europea prevede che prima del coinvolgimento dello Stato e quindi dei soldi pubblici venga attuata la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate o la conversione in capitale. Questo “Burden sharing” riduce l’onere a carico dello Stato che a quel punto può intervenire per mettere in sicurezza la banca.

Altro schiaffo quindi ad azionisti e obbligazionisti delle banche che hanno comprato carta straccia a peso d’oro, assistito alla svendita degli istituti e ora rischiano di vedere svanire nel nulla il proprio investimento già ridotto al lumicino. Le operazioni su Veneto banca e Popolare di Vicenza hanno evitato il fallimento e la risoluzione degli istituti, ma sono state un bagno di sangue per i loro clienti. A fine anno, quando le banche si saranno unite in un unico istituto, finalmente solido (si spera) e in sicurezza, qualcuno farà i conti sulla spesa complessiva. Veneto banca e la Popolare di Vicenza saranno salve, ma a che prezzo?