Popolare di Vicenza e Veneto banca: la BCE alza tiro e noi paghiamo. Cattive notizie per clienti e dipendenti

Popolare di Vicenza e Veneto banca: la BCE alza tiro e noi paghiamo
Crisi, banche nel mirino della Commissione europea: “I cittadini non devono pagare per le banche”
La bandiera dell'Unione Europea Reuters

Sul futuro delle due banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto banca, ci sono due novità, una buona e una cattiva. La buona è che la BCE ha inviato una lettera ai due istituti per confermare che hanno le caratteristiche di solvibilità per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale. La brutta è che nella stessa lettera la BCE alza al massimo la richiesta di liquidità: l’aumento di capitale necessario non sarà di 5 miliardi come inizialmente previsto, ma di 6,4 miliardi.

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La conseguenza è altrettanto negativa per le casse pubbliche, i clienti dei due istituti e i dipendenti. Se aumenta il fabbisogno per l’aumento di capitale, aumenterà la spesa dello Stato per il salvataggio delle banche e aumenterà anche il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti nel burden sharing imposto dall’Europa in caso di salvataggio pubblico. Infine, per portare a termine la fusione, con un fabbisogno di capitale così importante e due bilanci 2016 chiusi in profondo rosso, sarà necessaria una dieta drastica di dipendenti e filiali.

A tutto questo si aggiunge un ultimo nodo da sciogliere: il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale. La conferma della solvibilità per le due banche era un presupposto necessario, ma non sufficiente ad avere il via libera al salvataggio pubblico che farebbe scampare alle venete la risoluzione e il bail-in.

Manca comunque il via libera delle autorità europee che devono valutare l’operazione e approvare l’intervento dello Stato italiano in base alle regole europee sui salvataggi pubblici. Il futuro delle banche del nordest resta appeso alla decisione della Commissione europea.

Veneto banca e Popolare di Vicenza: conti in profondo rosso

Dopo l’approvazione del bilancio 2016 da parte della Popolare di Vicenza arriva a stretto giro anche la chiusura dell’esercizio dello scorso anno da parte di Veneto banca. I numeri non lasciano spazio all’interpretazione: la Popolare di Vicenza presenta un rosso da 1,7 miliardi mentre Veneto banca chiude con una perdita di 1.5 miliardi, dopo un rosso di oltre 880 nel 2015.

I bilanci confermano che la condizione delle due banche resta problematica a causa della montagna di crediti deteriorati per i quali prevedere coperture sempre crescenti e per il calo dei ricavi a causa della perdita di fiducia e della fuga dei clienti.

Alla luce di queste perdite sorge anche un interrogativo sul via libera dato lo scorso anno da Consob e Bankitalia al prospetto per la quotazione di Veneto banca e Popolare di Vicenza poi naufragato a causa della mancanza del flottante. Su quali basi le autorità italiane hanno giudicato due banche bollite in grado di debuttare in Borsa? Un altro dei misteri della vigilanza italiana.

Banche venete giudicate solvibili

Qualche settimana fa le due banche venete hanno formalizzato la richiesta al MEF per poter accedere alla ricapitalizzazione precauzionale, cioè la possibilità di rafforzare il capitale degli istituti con l’aiuto dei soldi pubblici, quelli che lo Stato ha stanziato per le banche in difficoltà sul finire del 2016.

Per salvare in fretta e furia MPS dopo il fallimento dell’aumento di capitale il Governo Gentiloni ha varato un fondo da 20 miliardi per salvare le banche in crisi. Con la decisione del Fondo Atlante azionista quasi unico della Popolare di Vicenza e Veneto banca di tirarsi indietro di fronte alle nuove richieste europee di capitale, non restava che invocare il salvataggio pubblico.

La ricapitalizzazione con soldi dello Stato è l’unica strada per portare a termine l’aumento di capitale chiesto dalla BCE e proseguire poi con la fusione tra le due banche, unica via per evitare il fallimento e il bail-in.

Ma l’operazione deve incassare il via libera di BCE e commissione europea per la concorrenza, le autorità europee che da mesi cercano invano la quadra sulla richiesta di salvataggio pubblico da parte di MPS. La buona notizia è che la BCE ha confermato la solvibilità delle banche, mettendo al suo posto un primo tassello indispensabile per arrivare al via libera. Per rispettare le regole UE della direttiva BRRD sui salvataggi pubblici infatti, i soldi dei contribuenti devono andare a istituti che rispettano i coefficienti minimi di capitale per operare, e non possono essere utilizzati per ripianare perdite già subite o prevedibili.

Banche venete: la BCE alza il tiro

Alla buona notizia della solvibilità delle banche segue anche la mazzata sul fabbisogno di capitale: superati i 5 miliardi di cui si vociferava nei mesi scorsi, la BCE vuole un rafforzamento complessivo di 6,4 miliardi, 3,3 miliardi per la Popolare di Vicenza e 3,1 miliardi per Veneto banca.

La richiesta è calcolata sui risultati degli stress test del 2016 che hanno registrato per Vicenza uno shortfall, nello scenario avverso, nel parametro del CET 1 fully loaded a fine 2018 pari a -3,19%, da mettersi in relazione con una soglia dell'8% e con un livello di Total Capital ratio dell'11,5% e per Montebelluna del -2,56%.

Se Atlante confermerà la sua indisponibilità a partecipare all’aumento di capitale è probabile che l’intero aumento di capitale vada a ricadere sulle spalle dello Stato e dei clienti della banca. Sale così il conto che i contribuenti italiani saranno chiamati a pagare per il salvataggio della Popolare di Vicenza e Veneto banca.

Salvataggio pubblico o risoluzione?

Le due banche venete non sono ancora fuori pericolo. Le autorità europee si sono approcciate all’ipotesi di salvataggio pubblico in modo molto tiepido, tanto che è ancora in ballo la possibilità che decidano di staccare la spina agli istituti.

Per avere il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, nei giorni scorsi commissione europea, Tesoro italiano e BCE si sono riunite per trovare un accordo.

Le banche venete hanno solo una possibilità di salvezza: salvataggio pubblico, dieta drastica e fusione. Solo la ricapitalizzazione precauzionale con soldi pubblici eviterà la risoluzione e il bail-in per azionisti, obbligazionisti e correntisti con più di 100mila euro in deposito, ma non può non passare attraverso la condivisione delle perdite.

La regole europee prevedono che in caso di salvataggio bancario con soldi dei contribuenti parte delle perdite debba andare a carico di obbligazionisti subordinati: con il burden sharing infatti le obbligazioni subordinate saranno convertite forzatamente in azioni.

Gli scenari possibili per le banche venete sono due, entrambi dolorosi. Se la Commissione europea d’accordo con BCE e MEF dà il via libera al salvataggio pubblico lo Stato entrerà nelle banche portando a termine l’aumento di capitale indicato dalla BCE; il burden sharing coinvolgerà nelle perdite azionisti e obbligazionisti convertendo in capitale della banca gli investimenti; una dieta drastica in termini di taglio di costi (chiusura filiali e migliaia di esuberi) porterà alla fusione dei due istituti che dovrebbero trovare il modo nel breve-medio periodo di far uscire lo Stato e tornare alla redditività. 

La secondo ipotesi è che qualcosa vada storto o che la Commissione europea neghi l'autorizzazione al salvataggio pubblico: in questo caso le banche andrebbero in risoluzione e il bail-in coinvolgerebbe nelle perdite azionisti, obbligazionisti e correntisti (sopra i 100mila euro).